Il Vento
Il Vento
PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA.
direttore: Tommaso Panu
Redazione: Sandro Serreri, Claudio Ronchi.
Grafica: Mario Terrazzoni.
N° 67 del 15 Novembre 2002 - pagina n° 6 -
Radio Arcipelago 90,20 Mhz
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Programmi Giornalieri *
Santa Messa ore 09.00
Rassegna Stampa ore 09.30
Notiziario ore 17.15
Santa Messa ore 18.00
Notiziario repl. ore 19.00
* Il sabato e la domenica il Notiziario e la Rassegna Stampa non vengono trasmesssi.
Programmi Settimanali *
Lunedì 10.15 Microfono Aperto (repl.)
Lunedì 19.30 Lunedì Sport
Martedì 10.15 Lunedì Sport (repl.)
Martedì 16.30 Psicologia e Sessuologia
Mercoledì 10.15 Psicologia e Sessuologia repl.
Mercoledì 18.30 Catechesi per adulti
Giovedì 16.30 Rassegna stampa cattolica
Venerdì 10.15 Rasseg. stampa cattol. repl.
Venerdì 17.00 Informazione previdenziale
Venerdì 19.30 Anteprima Sport
Sabato 09.30 Anteprima Sport (repl.)
Sabato 11.00 Inform. previdenziale repl.
Sabato 11.15 Microfono Aperto
Sabato 15.00 Linea Musica
Domenica 10.00 L'Asterisco (repl.)
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15 Novembre 2002
Pagine di Catechesi
domande a don Sandro Serreri
  • D.Diciamoci la verità: non sono molti i cattolici praticanti che recitano il Rosario, da tanti ritenuta preghiera lunga, difficile e ripetitiva. Ed ora il Papa l’ha anche ampliata. Ma era proprio necessario?
  • R.È mai necessario un regalo? Ecco, l’ultima Lettera apostolica del santo Padre sul Santo Rosario è un regalo; un regalo scaturito dal suo cuore mariano. Giovanni Paolo II, Papa dalla coinvolgente spiritualità mariana, che nel suo stemma ha voluto una M e il motto: Totus tuus, riferiti entrambi alla B. V. Maria, dopo il Giubileo, l’Anno Santo, ci dona, insieme alla “Rosarium Virginis Mariae” (16 ottobre 2002), un Anno Mariano dedicato al Rosario. “… desidero – scrive il Papa – che questa preghiera (il Rosario) nel corso dell’anno venga particolarmente proposta e valorizzata nelle varie comunità cristiane. Proclamo, pertanto, l’anno che va dall’ottobre di quest’anno all’ottobre del 2003 Anno del Rosario” (n. 3). Ma aprendo questo regalo, ne troviamo un altro: “Ritengo … che, per potenziare lo spessore cristologico del Rosario, sia opportuna un’integrazione che, pur lasciata alla libera valorizzazione dei singoli e delle comunità, gli consenta di abbracciare anche i misteri della vita pubblica di Cristo tra il battesimo e la Passione” (n. 19). Ed ecco, i misteri della luce: Battesimo al Giordano, auto-rivelazione alle nozze di Cana, annuncio del Regno di Dio con l’invito alla conversione, Trasfigurazione, istituzione dell’Eucaristia. Questi, vanno ad aggiungersi ai misteri della gioia, del dolore e della gloria, e recitati il giovedì. Giovanni Paolo II, dunque, non finisce mai di sorprenderci e di stupirci. Ma, perché questa integrazione? Per la pace e per la famiglia. Il santo Padre ripone nelle nostre mani il Rosario per “invocare da Dio il dono della pace” e rilancia il Rosario “nelle famiglie cristiane” proponendolo “come aiuto efficace per arginare gli effetti devastanti” di quella “crisi epocale” che sempre più insidia la “famiglia, cellula della società … fondamentale e irrinunciabile istituzione” (n. 6). Giovanni Paolo II (che nelle mie “lezioni”, spesso amo definire: Papa profeta e universale), ci ri-dona la semplicità della preghiera del Santo Rosario per “contemplare con Maria il volto di Cristo” (n. 3). E’ insegnamento nuovo quello che il santo Padre ci affida circa la preghiera mariana e cristologia del Rosario, attraverso il quale vuole aprire l’attenzione delle nostre coscienze riguardo certe forme di preghiera comunitaria spettacolo, prigioniere dei sentimenti, gridate e cantate, dove prevale l’emozione, di alcuni recenti Movimenti, che pur restano frutto prezioso dello Spirito. Il “Papa del Rosario” (come lo fu Leone XIII) Giovanni Paolo II ci riconsegna l’essenzialità, la meditazione, la preghiera, la vita cristocentrica della B. V. Maria: Regina della pace, Regina della famiglia. Proprio all’inizio del Nuovo Millennio, le comunità parrocchiali e diocesane non potevano attendere dono più utile!
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15 Novembre 2002
Piante, storie e tradizioni
a cura di Giovanna Sotgiu
Posidonia (nome scien. Posidonia oceanica,
nome loc. aliga o alga)

I toponimi Cala d’Aliga (a Spargi) e il meno noto l’Aliga Puzzosa, col quale si identificava un tempo Cala Serena di Caprera, ci dicono che i Maddalenini conoscono bene la posidonia e le sue foglie secche, usate come riempimento per i sacconi (i materassi dei più poveri), o come concime facilmente reperibile. Tutti abbiamo imparato a conoscerla fin da bambini quando, allontanandoci dalla riva per scoprire il nuovo mondo del mare, siamo arretrati un pò impauriti dinanzi alla barriera scura e mobile che improvvisamente sostituiva la familiare sabbia. Poi abbiamo appreso a notare le lunghe foglie nastriformi verde brillante in primavera, scure in autunno, quando si staccano dal fusto e arrivano sulla costa formando grandi ammassi grigiastri. Eppure molte cose che riguardano questa pianta sono sconosciute: prima fra tutte il fatto che si tratti proprio di una pianta e non di un’alga, quindi sottoposta allo stesso ciclo delle sue parenti terrestri; la posidonia ha radici, fusto foglie, ma anche fiori e frutti, difficili da vedere i primi perché poco frequenti, visibili i secondi a riva o presso i nidi degli uccelli marini, ma scambiati per piccoli semi di oliva a causa della loro rassomiglianza con questi. E forse ci sfugge anche che la posidonia è la componente più importante del nostro mare che essa colonizza da una profondità di pochi centimetri fino a 40 metri, fin dove, cioè, può arrivare la luce, elemento indispensabile per la sua vita. Nell’ecosistema costiero essa costituisce rifugio e “asilo nido” per neonati di diversi tipi di pesci e ospita sulle foglie microrganismi che sono nutrimento per le specie di base della catena alimentare. Svolge una azione benefica anche sulla terraferma: infatti, la sua massa ondeggiante e le sue foglie morte a mezz’acqua smorzano la violenza delle onde contribuendo così ad evitare l’asportazione della sabbia dai litorali. Prova di questo lavorio sono quegli agglomerati di fibre miste a sabbia a forma di palla schiacciata, rinvenibili sulle spiagge dopo le mareggiate, e che i vecchi maddalenini identificavano come escrementi della foca monaca (“cacati di boiu marinu”). Le praterie di posidonia hanno il loro peggiore nemico nell’uomo: quando le reti a strascico o le ancore, arando sul fondo, ne staccano dei rizomi, lo spazio lasciato libero dalle radici strappate è percorso dalle correnti marine che continuano ad allargare il varco creatosi ed impediscono la germinazione di nuove piante; l’inquinamento portato da corsi d’acqua, alterando l’equilibrio e la purezza del mare, la fanno arretrare inesorabilmente; l’immissione casuale nelle coste francesi di un’alga dannosa (Caulerpa taxifolia) ha provocato la scomparsa della posidonia da vaste aree. E noi ce la faremo a mantenerla nei nostri mari?
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Anagrafe Parrocchiale


Anniversari di Morte

  • Rosalba Isca
  • 03.09.1946 - 16.11.2001
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  • Dino Innocenti
  • 08.04.1915 - 24.11.2001
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