N° 68 del 1 Dicembre 2002 - pagina n°
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1 Dicembre 2002
Intervista al prof. Impagliazzo
Dove vanno i giovani?
- Professor Impagliazzo, i recenti fatti di sangue, che hanno colpito la comunità maddalenina, impongono una riflessione seria sul pianeta giovani. Che direzione ha preso la gioventù maddalenina?
- Purtroppo la gioventù della Maddalena si sta adeguando sempre più a quel modello negativo di gioventù demotivata, che si riscontra a livello nazionale ed internazionale. Esistono troppe sollecitazioni negative che stimolano i nostri giovani. La colpa sarà del tipo di società che noi adulti abbiamo voluto? Sarà della famiglia, che gradualmente ha perduto la sua naturale funzione educatrice? Il problema è serio, necessita di attenta riflessione. I giovani purtroppo stanno perdendo il senso dei valori, dell’autorità, della serietà nei comportamenti. Dobbiamo chiederci in che modo farli rientrare entro la retta via.
- >Che ruolo può svolgere la scuola?
- La scuola non può che svolgere il proprio ruolo istituzionale: educativo e didattico. Ma oggi si va comunque oltre. Ogni scuola infatti elabora un proprio piano di offerta formativa ed organizza corsi extrascolastici di varia natura, atti a completare lo sviluppo della personalità dei giovani e a tenerli impegnati anche nelle ore pomeridiane. Ma la scuola, alla quale la società demanda un po’ tutto, fa anche altro: crea gruppi di lavoro di insegnanti che si occupino delle situazioni di maggiore disagio ed offre l’opportunità della presenza dello psicologo per i problemi che riguardano il singolo o il gruppo-classe. Il problema è un altro: chi segue e cosa fanno i giovani una volta usciti dalla scuola e terminati gli impegni di studio? La scuola non può coprire anche questa fascia oraria..
- Ma le famiglie quanto e come collaborano?
- Non sempre le famiglie colgono o vogliono cogliere la gravità di certe azioni che vedono coinvolti i loro figli. C’è spesso da parte loro disinteresse, se non assenza. Quando lo studente si comporta male dal punto di vista disciplinare, la scuola informa immediatamente i genitori, ma non sempre essi assumono il ruolo di educatori, non sempre offrono collaborazione per un’azione comune, mirata al recupero dei figli. Purtroppo in questi ultimi anni la società ha privato la scuola dell’ autorità e del prestigio che un tempo le riconosceva. Quando nel recente passato un preside convocava la famiglia per riferire del comportamento poco scolastico del figlio, alle scuse verso la scuola seguiva di norma da parte del genitore un momento di rimprovero, se non di punizione immediata del figlio. Oggi i genitori spesso prendono immotivate difese dei figli, a volte negano l’evidenza dei comportamenti o ribaltano addirittura le responsabilità sulla stessa scuola.
- In alcuni casi sarebbe bene rieducare genitori e famiglie…
- Credo che le famiglie debbano riflettere molto seriamente sull’educazione e sui valori che intendono trasmettere ai propri figli.
- E a livello istituzionale cosa si può fare?
- È opportuno, ritengo, che l’ammini-strazione comunale, la scuola, la chiesa, i gruppi impegnati nel sociale e nel volontariato e le forze dell’ordine si incontrino per esaminare la grave situazione giovanile della nostra isola e per cercare insieme risposte concrete che, in tempi ragionevoli, riescano ad impegnare i giovani, soprattutto nelle ore serali, in attività sane e creative, oltrechè ricreative. È necessario che i giovani si riapproprino dei valori della legalità, della tolleranza, del vivere civile, dell’entu-siasmo per la vita, che vale comunque la pena di essere vissuta in maniera costruttiva e positiva.
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- Il prof. Gianfranco Impagliazzo, collaboratore de ‘Il Vento’, per molti anni insegnante del Liceo, è da quest’anno preside dell’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri di Palau.
C.R.
1 Dicembre 2002
Meditazione sulla I domenica di Avvento Anno B
a cura di don Sandro Serreri
“Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi” (Is 63, 17).
Con questa domanda e richiesta, per voce del profeta Isaia, inizia il nuovo Tempo di Avvento, di attesa del Signore, che è nostro Padre. Si domanda al Signore perché “ci lasci vagare lontano” dai suoi sentieri e “lasci indurire il nostro cuore”. Si chiede al Signore che ritorni. Dopo la commozione e gli esami di coscienza dietro la spinta della morte violenta di un giovanissimo della nostra Comunità isolana, noi battezzati credenti praticanti abbiamo l’impressione che il Signore ci abbia abbandonato e che, perciò, camminiamo lontani dalle sue vie e che il nostro cuore si sia indurito. Proprio all’inizio del nuovo Tempo di Avvento, quest’impressione si pone come punto da cui partire per poi meritare il ritorno del Signore. Se ci sentiamo abbandonati da Dio, è perché la coscienza, personale e collettiva, muove a tutti noi dei rimproveri che non ci possono lasciare indifferenti. Solo chi vive l’esperienza di sentirsi abbandonato dal Signore, può rientrare in se stesso e accorgersi di essersi allontanato dalla via di Dio e di avere un cuore indurito. Allora, si tratta di domandarsi: Perché ci siamo allontanati dal Signore e perché il nostro cuore soffre di sclerocardia? “Ritorna per amore dei tuoi servi”, chiede Isaia al Signore. Con lui, in questa prima domenica di Avvento, iniziamo a chiederlo anche noi, insieme: “Ritorna”! Ma il Signore non può ritornare, se, prima, non ritorniamo a camminare sulle sue vie; se, prima, non ritorniamo ad avere un cuore di carne: generoso, mite, attento. Il Tempo di Avvento deve trovarci e vederci tutti impegnati a riscoprire Dio dentro le nostre giornate, a tentare di farlo parlare dentro le tre realtà più importanti e fondamentali della nostra vita: la famiglia, il lavoro e la nostra società isolana. Chiedere che il Signore ritorni senza quest’impegno da parte nostra, significherebbe pretendere di invitare un’ospite senza, prima, aver predisposto l’accoglienza ed il pasto. Come battezzati credenti praticanti siamo chiamati a vivere così l’attesa della venuta del Signore. In questo Tempo, ascolteremo, in particolare, la voce dei profeti affinché possiamo educarci a vedere la presenza di Dio, che non è lontano, e sentire che il nostro cuore è capace di amare e di farsi amare. Così sia tutto il nostro cammino di Avvento.
1 Dicembre 2002
Bocche di Bonifacio
Il rischio disastro
Non c’è affondamento di nave (l’ultimo caso è quello della petroliera ‘Prestige’, inabissatasi il 19 novembre scorso al largo della Galizia) che non riproponga la fondatissima preoccupazione delle conseguenze terribili e devastanti - sia per l’ecosistema marino e terrestre che per l’economia di tutto il nord Gallura - di un possibile incidente navale nelle Bocche di Bonifacio e del conseguente inquinamento. Nello stretto tra la Sardegna e la Corsica (con l’Arcipelago quasi in mezzo), transitano ogni anno quasi 5.000 navi, delle quali circa 1.300 cariche di petrolio od altre sostanze tossiche e pericolose. Il 3 giugno 1999 l’Italia e la Francia sottoscrissero un accordo che vieta alle navi battenti le bandiere dei rispettivi paesi, e trasportanti carichi inquinanti e pericolosi, di attraversare le Bocche. Il diritto internazionale però non consente di estendere il divieto alle navi battenti le bandiere di tutti gli altri paesi del mondo. Molte delle quali sono delle vere e proprie carrette.
1 Dicembre 2002
Bollettino Parrocchiale Monetino
Benvenuto.. “U’ sciurinu!”
“U’ sciurinu”, si sa, è quel venticello leggero, ma pungente, che qualche volta viene a gelare ancor di più le nostre ossa d’isolani. Ma, da questo numero de Il Vento, è anche il nome del “Bollettino parrocchiale” di Moneta, che verrà allegato al nostro giornale una volta al mese su iniziativa e impegno di un gruppo di amici monetini. U’ sciurino nasce con lo scopo di voler comunicare gli appuntamenti della parrocchia monetina, ma non solo. Oltre questi, vi saranno spazi dedicati anche a piccoli articoli di cronaca locale. La Redazione de Il Vento manifesta la gioia per la nascita di questo ulteriore strumento di comunicazione e augura agli amici monetini… buon lavoro! E al loro (e nostro) U’ sciurinu… benvenuto!