N° 73 del 15 Febbraio 2003 - pagina n°
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15 Febbraio 2003
Il primo Presidente del Consiglio Comunale
È Gino Lapera, 65 anni, maresciallo di Marina in pensione, un passato politico nel PSI, assessore nell’amministrazione Del Giudice, il primo presidente del Consiglio Comunale di La Maddalena. A norma di statuto è stato eletto il 13 febbraio scorso, dopo un polemico dibattito, da undici consiglieri comunali. Le minoranze, compreso il neonato gruppo di Forza Italia, non hanno partecipato alla votazione. Quella del presidente del consiglio è la seconda carica istituzionale dopo quella del sindaco. Convoca e dirige i lavori del Consiglio, presiede la conferenza dei capigruppo e redige l’ordine del giorno. Al neo presidente gli auguri della redazione de Il Vento per un proficuo lavoro.
15 Febbraio 2003
Meditazione sulla VI domenica del T.O. , Anno B.
a cura di don Sandro Serreri
Se vuoi, puoi guarirmi!”. Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, guarisci!” (Mc 1, 40c-41)
Gesù si muove a compassione verso un lebbroso, perché? Il vocabolo compassione, usato da Marco evangelista, significa: soffrire insieme; partecipare alle sofferenze altrui. Perché Gesù prova questo sentimento? Forse perché l’uomo che lo supplica in ginocchio di guarirlo, è lebbroso? No, non è la lebbra a muovere la compassione di Gesù, ma, piuttosto, ciò che comportava – al tempo di Gesù – per un uomo essere lebbroso: essere considerato sporco e ripugnante, venire emarginato, vivere fuori dalla società civile e religiosa. Un lebbroso, insomma, era spazzatura. La sua presenza allontanava. Toccarlo significava rendersi impuro per quaranta giorni. Quarantena, questa, assai grave per un Ebreo osservante, da evitare a tutti i costi. Ma per Gesù e il lebbroso è tutto il contrario. All’avvicinarsi del lebbroso Gesù non si allontana. Poi, Gesù fa molto di più: lo tocca. Gesù si contamina, diventa impuro. Gesto semplice, ma carico di grande potenza per il lebbroso e i testimoni. Infatti, il lebbroso guarisce. Da non-uomo civile e religioso, ridiventa figlio del popolo eletto, abitante, partecipe del culto a Dio. Gesù non vide le piaghe della lebbra, ma l’uomo disprezzato, solo, emarginato; vide la perdita di dignità, la non-compassione da parte della società, la messa al bando da tutti e da tutto, compresa la religione. Gesù guarisce il lebbroso perché, insieme, guariscano anche le conseguenze della sua malattia. Infatti, scomparse le piaghe, il lebbroso viene reintegrato nella società civile e religiosa. Il vero miracolo è questo ritorno alla vita sociale; questo ritorno al senso vero della vita umana. Nella nostra società, - se ci guardiamo intorno – possiamo vedere tanti nuovi lebbrosi. Questi sono: gli anziani soli, gli anziani privi di assistenza sociale, i portatori di handicap, i tossicodipendenti, i giovanissimi che iniziano a fare uso di droghe – per gioco e per noia - , insieme a quelli violenti, le famiglie emarginate. Gesù, mosso a compassione, toccò il lebbroso, lo guarì ed eliminò le conseguenze della lebbra del suo tempo. E noi, oggi?
15 Febbraio 2003
Intervista al dr. Lucio Ibba
I mali del Paolo Merlo
Nella ‘Giornata del Malato’, celebrata a La Maddalena il 10 febbraio (con un giorno di anticipo) parliamo col direttore sanitario dottor Lucio Ibba del malato della sanità maddalenina: il Paolo Merlo. Inaugurato nel 1970 è uno dei tre ospedali della ASL n. 2 e continua ad avere la propria ragion d’essere nell’insularità. Tra alcune efficienze e non poche inefficienze è da troppi anni un cantiere aperto per le ristrutturazioni, con disagi grandi e piccoli per chi vi opera (medici e paramedici) e soprattutto per i malati. “Abbiamo attualmente 32 posti letto estensibili a 39 – afferma il dottor Ibba – numero che ritengo sufficiente per le attuali esigenze mediche e dell’utenza. Lavori e miglioramenti se ne sono fatti. Ad esempio il nuovo reparto di radiologia (inaugurato nel giugno 2002). Ma anche la risistemazione dei reparti Medicina e della Chirurgia con camerette con due posti letto. Abbiamo dopo anni separato gli uomini (tutti al piano terra) dalle donne (al primo piano). E credo che ciò sia stato importate e dignitoso per tutti”. Il dottor Ibba non ama titoloni e prime pagine. “Preferisco l’impegno silenzioso e costante - ci dice - ai clamori che non servono a risolvere i problemi”. Ma aggiunge: “Credo che alcuni dei mali di questo ospedale nascano da una errata interpretazione del ruolo che ciascuno di noi è chiamato ad interpretare: dirigenti, medici, paramedici, sindacati. Il ruolo dei medici, per esempio, è quello di produrre salute, anche sacrificando un po’ delle proprie comodità personali. Disagi in questo ospedale ce ne sono per tutti ma tutti dobbiamo perseguire di più l’interesse del paziente. In questi giorni, per esempio, dovremo iniziare la ristrutturazione del reparto di Pediatria. Verrà ridisegnata l’intera pianta di questa unità, rendendola più adatta alle esigenze attuali. Nel frattempo però saranno trasferiti altrove alcuni studi medici. Questo crea problemi, resistenze e malumori. Cosa che non dovrebbe accadere se veramente pensassimo di più all’interesse del paziente”.
C.R.
15 Febbraio 2003
Violenza giovanile a La Maddalena
Potrebbe riaccadere
Nei giorni scorsi a La Maddalena, in via Garibaldi, due adolescenti hanno avuto un piccolo diverbio, per questioni di presa in giro, di nomignoli e soprannomi. Uno dei due, dopo aver ricevuto uno schiaffo ha assestato sul naso dell’altro una violenta testata, fratturandogli il setto nasale. Fenomeni di violenza, spesso gratuita, tra adolescenti e giovani in genere, vengono segnalati sempre più spesso nell’Arcipelago. A volte anche a scuola dove sembra si verifichino anche fenomeni di ‘bullismo’, che in caserma portano il nome di ‘nonnismo’. Sono appena passati tre mesi dalla tragica morte di Claudio Pinna, diciotto anni, ucciso a pugnalate. Dopo l’emozione, il dolore, lo smarrimento, i buoni propositi espressi, poco o niente è stato fatto a La Maddalena per fronteggiare un fenomeno che secondo alcuni altro non sarebbe che la punta di iceberg. Una ragazza, intervista il giorno dei funerali di Claudio Pinna, alla domanda: “Pensi che possa riaccadere”, rispose: “Spero di no ma temo di si”. Parole che fanno riaffiorare alla memoria, inquietante, una frase dello scrittore Primo Levi (in :Se questo è un uomo): “Resta il fatto che è accaduto. E se è accaduto, potrebbe riaccadere”