PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA - LA MADDALENA (SS)
Il Vento
Il Vento
"Il Vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va"(Gv.3,8)
(Supplemento di "Gallura e Anglona", periodico della Diocesi di Tempio-Ampurias: direttore Tomaso Panu)
N° 81 del 15 Giugno 2003 - pagina n° 1 -
15 Giugno 2003
No alle scorie radioattive
Non è escluso che esista una volontà politica a livello nazionale volta a stoccare nell’arcipelago di La Maddalena rifiuti e scorie radioattive, derivanti dalle centrali nucleari italiane chiuse nel 1987 in seguito al referendum. Contro questa ipotesi bene ha fatto il sindaco Rosanna Giudice (come altri sindaci della Sardegna) ad emettere una ordinanza (la n. 11 del 5 giugno 2003) con la quale è “fatto divieto assoluto, su tutto il territorio comunale” (e cioè nelle isole di La Maddalena, Caprera, Santo Stefano, Spargi, Budelli, Santa Maria, Razzoli, Barrettini, Barrettinelli, Bisce, Camice, Cappuccini, Chiesa, Colombo, Corcelli, Delle Bocche, Italiani, Le Camere, Nibani, Monaci, Mortorio, Pecora, Piana, Porco, Porro, Presa, Soffi, Spargiotto), “di far transitare, sostare e/o far scalo a mezzi, sia terrestri, sia marittimi, sia aerei, adibiti al trasporto di rifiuti e scorie radioattive”. Tale decisione scaturisce dal fatto che “nel territorio comunale non è operante alcun piano d’emergenza tale da contrastare danni alla salute dei cittadini e all’ecosistema locale, derivante dal rischio di incidenti o altre eventualità calamitose connesse alla presenza dei contenitori di rifiuti e scorie”. È appena il caso di ricordare come il territorio comunale sia Parco Nazionale “fra le cui finalità precipue sono da individuarsi la tutela e la valorizzazione delle risorse biologiche e geomorfologiche delle peculiari caratteristiche ambientali, oltre alla promozione di uno sviluppo socio-economico compatibile con la rilevanza naturalistico-paesaggistica del territorio”. Alla luce della ordinanza di divieto emessa dal sindaco, delle considerazioni in essa contenute e delle motivazioni che ne sono alla base, si ripropongono - inquietanti - gli interrogativi sulla costante presenza nell’isola di Santo Stefano di sommergibili a propulsione nucleare. Ma quest’ultimo – dicono - sia un altro discorso …
Claudio Ronchi
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15 Giugno 2003
Meditazione sulla SS. Trinità, Anno B.
“Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 19-20).

Il Signore Gesù ci manda “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
Dunque, ci invia nel nome della SS. Trinità. Nel nome della SS. Trinità siamo mandati a battezzare e ad insegnare: battezzare-generare figli di Dio, insegnare-trasmettere la buona notizia che libera e salva. Nell’assolvere questo compito, noi battezzati, credenti, praticanti siamo coscienti quanto impegnativo sia portare a tutti gli uomini e le donne Dio, Uno e Trino, Padre Figlio e Spirito Santo; quanto difficile sia essere testimoni di Dio Uno e Trino nei tre campi più importanti della nostra vita: famiglia, lavoro e società. Abitanti della “città dell’uomo”, siamo abitati dalla SS. Trinità, dal giorno del nostro battesimo in poi. Abitati e, quindi, dimora di Dio che vuole essere Padre di tutti, Figlio-fratello di tutti, Spirito Santo in tutti. Questa abitazione-presenza è un mistero grande, che si fa sentire nella vita di quanti di noi stanno camminando spiritualmente, di quanti di noi faticano nell’insegnare, in parole ed opere, tutto ciò che il Signore Gesù ha detto e fatto per liberare e salvare tutto l’uomo, tutti gli uomini. Ci sentiamo non idonei ad assolvere fedelmente ed instancabilmente il mandato di dare voce, mani, piedi alla SS. Trinità; ci sentiamo lontani da quanto fatto nel nome della SS. Trinità dai primi apostoli e discepoli del Signore Gesù. Eppure, Dio, Uno e Trino, non si stanca tramite il suo popolo, la Chiesa, di affidarci il difficile compito di essere nel mondo immagine-segno della SS. Trinità. E noi, battezzati credenti praticanti, non dobbiamo scoraggiarci di fronte alle nostre e altrui miserie; davanti alla opacità della immagine-segno di tanti fratelli e sorelle. Conta, per questo, essere umili, affinché, sempre e comunque, non venga meno lo sforzo di annunciare che Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo; che Dio è famiglia e comunità d’amore; che Dio è dentro la nostra storia umana. Il mistero trinitario passa anche attraverso questa fatica spirituale che, pertanto, non è mai inutile e vana, ma anzi, è portatrice di molti frutti. Il primo e fondamentale frutto è scoprire che Dio, Uno e Trino, è famiglia-comunità; la SS. Trinità è una famiglia. Si tratta di un richiamo rivolto a noi tutti ad essere una famiglia-comunità unita. Impariamo dalla SS. Trinità a fare ed essere una sola grande famiglia; impariamo da Dio-famiglia a costruire una sola Comunità capace di superare le divisioni, gli interessi di parte, gli egoismi. Sia, dunque, la SS. Trinità il modello da imitare per il bene comune della nostra Comunità parrocchiale e società civile.
Don Sandro Serreri
Archivio Rubrica: Meditazioni
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15 Giugno 2003
In 10 anni persi 249 posti di lavoro
L’ecatombe dell’Arsenale
I dati sono impressionanti. In meno di 10 anni (1994-2003) l’Arsenale di Moneta ha perso il 55% dei propri posti di lavoro. Dal 1994 infatti, senza alcuna assunzione più effettuata, tra pensionamenti, qualche decesso e trasferimenti, da 453 dipendenti (nel 1994) si è passati a 204 (al 31 maggio 2003). In pratica sono spariti 249 posti di lavoro. Più precisamente ci sono stati 209 tra pensionamenti (e decessi) e 40 trasferimenti. I pensionamenti sono stati così ripartiti: 26 nel 1994; 15 nel 1995; 28 nel 1996; 29 nel 1997; 12 nel 1998; 13 nel 1999; 31 nel 2000; 18 nel 2001; 24 nel 2002; 13 fino al 31 maggio 2003. Per rendere maggiormente l’idea dell’ecatombe che si è verificata in Arsenale in meno di 10 anni si può specificare che sono stati persi circa 25 posti di lavoro all’anno (ma ci si rende conto di quanto sia prezioso un posto di lavoro a tempo indeterminato?) alla poco invidiabile media di circa 2 posti di lavoro al mese! Ciò significa che in proiezione entro la fine dell’anno l’Arsenale perderanno altri 14 posti di lavoro scendendo abbondantemente al di sotto delle 200 unità occupate; più o meno a 190 dipendenti!
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15 Giugno 2003
La fine di un sogno
Mentre chiudiamo il giornale ci giunge, inattesa, la notizia che Porto Cervo (e La Maddalena) sono state escluse dall’organizzazione della Coppa America di Vela (Il Vento n. 75 – 77 - 80). L’Arcipelago ora è più solo!
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15 Giugno 2003
Festa della SS. Trinità
L’11 giugno scorso la ‘Santissima Trinità’ è stata portata in processione da un gruppo di cacciatori e scortata da due carabinieri in alta uniforme, dalla chiesa di S.Maria Maddalena a quella della Trinita, percorrendo all’inverso la strada percorsa il 7 giugno quando con una partecipata processione notturna era scesa ‘dal colle alla marina’. Alla processione del ‘rientro’ hanno partecipato numerosi fedeli, presenti il parroco don Domenico Degortes, i vicari don Sandro Serreri e don Andrea Lance Krzywicki, il parroco della base militare Usa don Brian Simpson e il sacerdote lettone don Andrea Priede. Il gruppo statuario della SS. Trinità, donato nel 1927 dalla famiglia Mascagni, fu realizzato da Giuseppe Melecore di Lecce. Venne benedetto il 23 gennaio 1927 (76 anni fa) dal parroco Antonio Vico. Nell’Arcipelago è grande la devozione per la SS.Trinità. Sabato 14 e domenica 15 giugno sarà il clou della celebrazione e della festa (il programma è stato pubblicato nello scorso numero ed è ripetuto parzialmente in questo), organizzata dal comitato permanente coordinato da Nardino Porcu. Resoconti e servizi saranno pubblicati sul prossimo numero.
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Santa Maria Maddalena
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