PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA - LA MADDALENA (SS)
Il Vento
Il Vento
"Il Vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va"(Gv.3,8)
(Supplemento di "Gallura e Anglona", periodico della Diocesi di Tempio-Ampurias: direttore Tomaso Panu)
N° 82 del 1 Luglio 2003 - pagina n° 1 -
1 Luglio 2003
Risolta la crisi. Ora si amministri!
Con una soluzione che solo l’alchimia (politica) poteva trovare, si è positivamente ed ufficialmente risolta il 16 giugno scorso (l’accordo è stato però siglato il 12 giugno) la crisi dell’ammini-strazione Giudice.
Il partito di Forza Italia è entrato organicamente in maggioranza (forte ora di 12 consiglieri su 20, più il sindaco) e l’Arcipelago non è più amministrato da una lista civica, caratterizzata a destra, ma da un’alleanza politica di centro destra, nella quale convivono Alleanza Nazionale e Forza Italia, riferimenti locali della Casa delle Libertà che governa a Roma con Berlusconi. A sedere in giunta col sindaco Rosanna Giudice (3.307 preferenze, non sempre meritate nel corso del primo anno di amministrazione) c’è ora il forzista Roberto Ugazzi (in sostituzione di Marco Avolio, dimissionario), assessore con delega al commercio, artigianato, patrimonio, polizia amministrativa, sport, edilizia sportiva.
Il consigliere Luigi Beltrami (Forza Italia), ha invece ricevuto la delega a rappresentare il sindaco nella Comunità del Parco e a curare i rapporti del Comune con questo. Antonio Satta, forzista anche lui, sarà invece eletto presidente del Consiglio Comunale, andando così a ricoprire la seconda carica istituzionale del Comune maddalenino, abbandonata da Luigi Lapera ad appena tre mesi dalla elezione. All’opposizione rimangono (oltre a Tirotto e Lapera), le forze del centro-sinistra, impegnate queste ultime nel non facile compito di costruire unitariamente l’alternativa, credibile negli uomini e nei programmi. Positivamente risolta la crisi dell’ammini-strazione Giudice, l’auspicio è che ora si amministri, e bene! I problemi da risolvere è inutile rielencarli. Si ricorderanno cammin facendo. Anche quelli che riguardano i servizi sociali, orfani dell’assessore!
C.R.
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1 Luglio 2003
Meditazione sulla solennità dei santi Pietro e Paolo apostoli
“Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!” (At 3, 6).
“Vi dichiaro che il vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo” (Gal 1, 11-12).
Questi due testi ci parlano dello spirito e della coscienza che animarono gli apostoli Pietro e Paolo: lo spirito della povertà materiale e della ricchezza spirituale; la coscienza di aver ricevuto il vangelo non da uomini, “ma per rivelazione di Gesù Cristo”. Pietro povero, ma ricco di Gesù Cristo. Paolo ricco, ha imparato tutto per rivelazione. Pietro, umile pescatore di Galilea, scelto e chiamato dal Signore Gesù, diventa il primo degli apostoli. Paolo, fariseo colto ed in carriera, convertito per volontà divina, superò gli apostoli nello zelo e nella missione. I due apostoli appaiono, dunque, distinti, diversi per ceto, società, cultura. Eppure, Pietro e Paolo vengono, secondo una tradizione antichissima, associati e celebrati insieme. Forse, perché i due apostoli: il principe degli apostoli Pietro e l’apostolo delle Genti Paolo, rappresentano, in certo modo, le due anime della Chiesa cattolica e apostolica: l’amministrazione dei tesori spirituali del Signore Gesù e l’evangelizzazione di tutti i popoli e di tutte le realtà umane. Celebrare, quindi, insieme Pietro e Paolo significa tenere unite queste due anime, affinché sia chiaro ed evidente per tutti che la Chiesa, corpo del Signore Gesù Cristo e popolo di Dio, è chiamata ad amministrare e donare i sacramenti e ad annunciare il Vangelo che salva a tutti. Pietro e Paolo ci mostrano quale sia la vera via e metodo del servizio e dell’apostolato; ci mostrano come sia possibile essere poveri eppure riuscire ad arricchire tutti i popoli della terra della grazia di Dio; ci mostrano come la conversione porti a cambiare vita e a servire ogni fratello. Perciò, i due santi apostoli sono proposti come modelli da imitare per tutta la Chiesa in cammino, se questa vuole superare le sfide che l’attendono all’inizio del nuovo millennio e secolo. Guardare e imitare Pietro e Paolo significherà, allora, sempre e comunque, imparare a donare fedelmente i sacramenti che salvano e annunciare instancabilmente il Vangelo che svela ad ogni uomo le verità che conducono alla beatitudine.
Don Sandro Serreri
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1 Luglio 2003
Porto Commerciale
Decidere, decidere, decidere
Il porto commerciale si potrebbe realizzare in piazza Comando e Cala Mangiavolpe, con un grande braccio che da Punta Chiara (o Punta Nera che di si voglia) si protenda verso Ponente, racchiudendo al suo interno, i pettini per gli attracchi dei traghetti e delle altre eventuali navi, e riservando gli attuali banchinamenti, magari potenziati con ulteriori strutture, alla portualità turistica. La proposta è stata avanzata da Paolo Ritossa, docente universitario ed incaricato dalla Regione Sarda dello studio della portualità turistica sarda, nel corso di un convegno organizzato il 21 giugno scorso dal Rotary Club di La Maddalena. Al convegno sono intervenuti, tra gli altri, anche Giovanni Maria Campus, architetto redattore del Puc di La Maddalena, Puc che non individua precisamente la localizzazione del porto commerciale; il sindaco Rosanna Giudice, che ipotizza la collocazione del porto commerciale nella zona compresa tra Lungomare Mirabello e la banchina dell’Ospedale Militare, di fronte alle Scuole Sottufficiali ed alla base nucleare americana di Santo Stefano; alcuni ex sindaci, impegnati a difendere le loro mai realizzate idee sulla portualità; l’ammiraglio Gian Carlo Saudella, eccezionalmente presente a La Maddalena, tuttora formalmente sede di Ammiragliato, il quale tra tutti gli interventi ha pronunciato forse i concetti più forti. “C’è veramente a La Maddalena l’esigenza di cambiare la portualità o va bene che le cose rimangano così? E se c’è l’esigenza, esiste veramente la volontà per farlo? Se esiste la volontà, si operi dunque la scelta, e la si persegua fino in fondo e con determinazione!”. Sagge ed ovvie parole. Ma l’ovvio a volte è cosa troppo scontata nell’Arcipelago.
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NO ALLE SCORIE RADIOATTIVE
NELL’ARCIPELAGO DI LA MADDALENA
E NELLA SARDEGNA TUTTA
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1 Luglio 2003
L’editoriale
di don Sandro Serreri
La crisi del dialogo
In questi ultimi giorni abbiamo assistito ad una crisi dell’Amministrazione comunale risolta con l’eliminazione dal Governo maddalenino dell’Assessore ai Servizi Sociali. Questo, ai fini del bene comune, è l’Assessorato più importante, perché le garanzie sociali costituiscono le colonne portanti di ogni “buon governo” e società veramente civile. La crisi era così grave, che molti cittadini non si attendevano altro che la caduta della Giunta. Ma così non è accaduto. Comunque, la crisi c’è stata rivelando tutti i limiti e le debolezze della Maggioranza. Si è trattato di crisi del dialogo. Quando questo metodo democratico, indispensabile per amministrare correttamente la “cosa pubblica”, viene a mancare, allora gli uomini eletti per esercitare questa forma di “potere politico” si chiudono nella egoistica salvaguardia d’interessi di parte dimenticando che così è molto facile tradire il voto degli elettori e non mantenere le promesse fatte. Per questo, a mio giudizio, la prima virtù che un amministratore pubblico deve avere, consiste nella disponibilità al dialogo con tutti e su tutto. Ovviamente, un dialogo non fine a se stesso, ma finalizzato a creare un clima di rispetto, di stima, di simpatia, di collaborazione, di consenso trasparente. Oltre questa fondamentale virtù, le persone impegnate in politica devono possedere anche queste virtù: competenza (che è il contrario della improvvisazione), onestà (che è sinonimo di trasparenza), amore e impegno per la giustizia, sobrietà (nello stile di vita), servizio generoso e gratuito, capacità di amicizia (che esprime relazione e partecipazione alle vicende gioiose e tristi della gente), consapevolezza della provvisorietà e dei limiti dell’opera compiuta. Ma queste virtù non bastano, se non sono accompagnate da queste altre, che in certo qual modo le completano: il disinteresse personale, la lealtà nei rapporti umani, il rispetto della dignità degli altri, il senso della giustizia sociale, il rifiuto della menzogna e della calunnia come strumento di lotta contro gli avversari (all’avversario politico si deve il dialogo e mai l’aggressione), la fortezza (morale) per non cedere al ricatto del potere. Se ne ricava, pertanto, un ritratto dell’amministratore pubblico alto e impegnativo, perché la responsabilità che questi è chiamato a vivere e testimoniare, all’interno dell’organizzazione sociale umana, è una delle più importanti. Dalla sua riuscita dipende il “buon governo” e il benessere di tutti i cittadini. L’ultima crisi del Governo maddalenino – crisi di dialogo – ha, forse, messo in luce quanto lontani siano i nostri Amministratori da una concezione nobile, sapiente ed illuminata di politica amministrativa, se si pensa di poter fare a meno dell’Assessorato ai Servizi Sociali che, là dove c’è e funzione, è l’antenna sensibile atta a captare i bisogni di tutti i cittadini (specialmente di quelli più deboli) e, insieme, lo strumento più idoneo per cercare seriamente di soddisfarli.
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