N° 87 del 1 Ottobre 2003 - pagina n°
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1 Ottobre 2003
Lo strappo

Il Sindaco Rosanna Giudice ed
il Presidente del Parco G.Cualbu
L’attuale gestione è inefficace nell’obbiettivo del progetto Parco”. Con queste parole, dure nel contenuto e nel significato, la maggioranza Giudice ‘boccia’ ufficialmente la gestione Cualbu del Parco Nazionale di La Maddalena e “afferma la necessità di far coincidere la figura del Sindaco pro tempore quale presidente dell’Ente”. Lo strappo tra Comune e Parco, tra maggioranza comunale di centro-destra e gestione di centro destra del Parco, si è consumato il 24 settembre scorso, nel corso del Consiglio Comunale, attraverso l’approvazione di un ordine del giorno, presentato dalla stessa Amministrazione Giudice, e votato dalla maggioranza. Nel documento si fa riferimento alle mancate opportunità offerte dal Parco a favore della popolazione residente non “realmente compiute, vuoi per la scarsa attenzione dell’attuale gestione, vuoi per la scarsa conoscenza della realtà-socio economica” di La Maddalena. L’Amministrazione Comunale rimprovera inoltre al Parco “che le norme di attuazione delle misure di salvaguardia sono state unilateralmente applicate, senza alcun coinvolgimento diretto delle categorie produttive e delle istituzioni democratiche rappresentative, evidenziando l’applicazione della legge 394/91 in modo arrogante e prevaricatore”. Il documento afferma poi che “lo stato di malessere venutosio a creare su particolari episodi, vedi ordinanza di Caprera, vedi nulla osta in materia urbanistica e quant’altro, impone ai rappresentanti dei cittadini democraticamente eletti di tutelare e salvaguardare gli interessi generali della collettività”. L’ordine del giorno non è stato invece votato dall’opposizione che a sua volta aveva presentato una mozione più dura che tra l’altro chiedeva la destituzione del presidente Cualbu e la nomina del Sindaco quale commissario dell’Ente.
Claudio Ronchi
1 Ottobre 2003
Meditazione XXVI domenica T.O., Anno B.
a cura di don Sandro Serreri
“Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, sarebbe meglio per lui che gli passassero al collo una mola da asino e lo buttassero in mare” (Mc 9, 42).
Gesù è molto severo quando si tratta di prendere le difese dei “piccoli”: poveri, vedove, orfani, peccatori, malati, indemoniati. Queste categorie di persone, nella società del suo tempo, non erano tutelate, difese, rispettate, ma, anzi, subivano angherie, emarginazione, giudizi. Per questo, la considerazione che Gesù dimostra nei loro riguardi è del tutto nuova, se messa a confronto con quella dei ricchi, dei potenti, dei farisei. Gesù si scandalizza per come vengono trattati questi “piccoli”, ma anche lui è motivo di scandalo per tutti quelli che lui, nelle dispute, definirà con un unico aggettivo: ipocriti. Il suo comportamento, giudicato non conforme alla Legge, irriterà così tanto i capi religiosi e politici del tempo, che anche questo sarà uno dei motivi della sua condanna. Ecco, perché la sua autorità è vista come nuova e diversa, rispetto alla morale e agli insegnamenti dei maestri del tempo. La sua autorità morale e spirituale non si fondava sull’osservanza dei precetti della Legge mosaica, ma sull’amore verso il prossimo, sulla misericordia, sul perdono. Il popolo capiva questo e lo ascoltava e seguiva. Tra questi, c’erano anche i “piccoli che credono”, cioè le categorie citate. Oggi, chi sono i “piccoli che credono”? Forse, sono i giovani, molto critici nei riguardi di quanti si dicono cristiani a parole, ma non con le opere e la testimonianza. Forse, sono i lontani, che vorrebbero avvicinarsi, ma sono bloccati dai cattivi esempi che trovane anche dentro le nostre Comunità cristiane. Forse, sono i tiepidi nella fede, che restano tali per il fatto che non incontrano veri e forti uomini di fede. Forse, sono tutti coloro che sentono il bisogno di Dio, che stanno cercando Dio, che si stanno aprendo al mistero di Dio, ma non trovano riscontri evangelici nella Comunità dei credenti. Allora, il severo monito di Gesù è rivolto anche a noi, che, forse non volutamente, abbiamo scandalizzato questi “piccoli”; siamo stati, nostro malgrado, motivo di scandalo. Gesù, pertanto, chiama i veri credenti ad offrire a tutti i “piccoli”, specialmente coloro che voglio vedere e sentire Dio, Comunità accoglienti, cammini di Fede, luoghi di ascolto, scuole di preghiera. Facciamo in modo che nessuno, entrando nelle nostre Comunità, se ne vada scandalizzato e rattristato. Facciamo in modo che le nostre Comunità siano luoghi dove cercare e trovare Dio.
1 Ottobre 2003
Il Vescovo in Consiglio Comunale
Il 18 settembre scorso, rispondendo all’invito del Vescovo nell’ambito della preparazione del Sinodo Diocesano del 2004, il Consiglio Comunale di La Maddalena si riunito in seduta straordinaria. All’incontro hanno partecipato tutti i gruppi consiliari e oltre al Sindaco ed al Vescovo sono stati numerosi i consiglieri che hanno preso la parola: Carlo Randacccio, Diego Cannas, Giuseppe Deligia, Marco Avolio, Pier Franco Zanchetta, Roberto Ugazzi. Nelle pagine 5 e 6 riportiamo una sintesi degli interventi del sindaco Rosanna Giudice e del vescovo mons. Paolo Atzei.
15 Ottobre 2003
L'editoriale
di don Sandro Serreri
C'è bisogno di pace!
Di che cosa, in questo momento, ha veramente bisogno La Maddalena? Di pace! E non perché c’è stata o c’è una guerra, ma battaglie, queste sì. Ci sono state e ci sono tante piccole battaglie quotidiane, con tanto di vittime: i soliti cittadini. Queste battaglie si disputano nei luoghi dove maggiormente si spende la vita: in famiglia, sul posto di lavoro, nella scuola, nel palazzo dove si organizza e amministra la politica, nella Comunità parrocchiale, nella società. In famiglia: troppe, e in aumento, sono le famiglie dove incomprensioni, incapacità a saper perdonare, orgoglio, mancanza di rispetto reciproco, hanno portato alla separazione anche dopo tanti anni di matrimonio o, peggio, dopo pochi. Sul posto di lavoro: l’egoismo, gli interessi di parte, il non voler rinunciare nessuno a qualcosa affinché ognuno abbia il suo, sindacati troppo esigenti, contratti troppo rigidi, la mentalità del “posto fisso” a tutti i costi, facili guadagni, hanno generato tensioni, rivendicazioni assurde, prese di posizione infelici, manifestazioni inefficaci, lotte di categoria con divisioni interne, richieste al di là delle regole e delle leggi. Nella scuola: individualismo, mancanza di una vera collegialità, indifferenza o scarsa partecipazione dei genitori, stipendi non gratificanti, strumenti non più idonei, strutture vecchie, hanno fatto sì che anche la scuola sia attraversata da disagi e malessere, lamentele e disordine. Nel palazzo dove si organizza e amministra la politica: offese, aggressioni verbali, dispetti, mancanza di senso del dovere, scarsa attitudine al sacrificio, difesa d’interessi di parte, divisioni politiche che offendono il principio del “bene comune”, decisioni impopolari, mancanza di dialogo costruttivo, impossibilità di un confronto sereno tra le parti socio-politiche, interventi non edificanti, hanno, troppe volte, reso la Comunità civile quasi ingovernabile spegnendo fiducia, attese, speranze. Nella Comunità parrocchiale: gelosie, poca coerenza, testimonianze non conformi agli insegnamenti del Vangelo, corsa ai primi posti, umiltà inesistente o quasi, collaborazione a parole, opportunismi, servizi resi per averne poi un tornaconto, mancanza di strutture, hanno dato spazio a scoraggiamento, mormorazione, inefficacia dell’azione pastorale, critiche, difficoltà a svolgere un servizio evangelico a tutto tondo. Nella società: chiusura nel privato, rivalità, idea distorta di “servizio culturale”, “compartimenti stagni” da parte degli Enti presenti nel territorio, Enti gelosi dei loro “giardini”, inimicizie, divisioni tra parenti e vicini, hanno cancellato del tutto o quasi quei collanti sociali che sono alla base della riuscita d’ogni società che voglia progredire e guardare al suo futuro con sicura speranza. Allora, c’è bisogno di… pace, di concordia, di camminare insieme, di ritornare a pensare e agire avendo fiducia nell’”altro”, di solidarietà, di collaborazione, di grande passione verso l’Isola e la sua gente, di politica alta, di Fede sincera, di cultura umile e “popolare”. Allora, e solo allora, l’Isola prenderà il largo col vento in poppa.