PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA - LA MADDALENA (SS)
Il Vento
Il Vento
"Il Vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va"(Gv.3,8)
(Supplemento di "Gallura e Anglona", periodico della Diocesi di Tempio-Ampurias: direttore Tomaso Panu)
N° 88 del 15 Ottobre 2003 - pagina n° 1 -

15 Ottobre 2003
Quale futuro?

Uno scorcio di La Maddalena

Mentre a Palau, con la recente approvazione del progetto ‘Palau-golf’ (due campi da golf da 18 buche, un campo scuola da 9 buche, cinque alberghi a 5 stelle per un totale di 1.100 posti letto, un centinaio tra appartamenti e villette, 180 posti di lavoro fissi, 130 stagionali), è stato scelto e definito uno sviluppo economico-turistico che estenderà la stagione, da tre a dieci mesi l’anno, determinando un cambiamento epocale sulla vita del piccolo centro gallurese, a La Maddalena, invece, si continua a discutere sulla possibilità di incremento della presenza militare americana, sul comportamento della Marina Militare italiana che lascia dopo oltre un secolo di presenza senza tuttavia l’ intenzione di ‘consegnare’ siti e strutture, sui poteri e le ingerenze del Parco, su un Puc ormai in dirittura d’arrivo ma che le recenti decisioni del Tar rimettono in discussione. Il tutto, tra le immancabili polemiche tra maggioranza ed opposizione, e le non sempre ‘composte’ prese di posizione del sindaco.
C.R.
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15 Ottobre 2003
Meditazione sulla XXIX domenica T.O., Anno B.
a cura di don Sandro Serreri
(...) chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti” (Mc 10, 43b-44).
Gesù, spesso, ripropone ai suoi ascoltatori e discepoli l’insegnamento sul servizio. Conoscendo molto bene il cuore dell’uomo, lui sa quanto difficile e impegnativo sia per questo servire, farsi servitore più che servire. Per sua natura l’uomo tende al dominio; tutto vuole sotto il suo comando; vuole controllare ogni cosa. Il suo dominio si estende non solo sulle cose, sui mezzi di produzione, su ogni specie animale e vegetale, sulla materia, ma anche sul suo simile, su l’uomo. Per questo, Gesù, il rivelatore del Padre, l’uomo-Dio, il nuovo Adamo, insegna che grande è colui che serve. All’uomo che tende a farsi servire, perché l’istinto lo spinge verso il dominio, propone di servire ogni realtà e, specialmente, gli uomini che sono dentro la sua vita sociale, a partire dalla famiglia e dal lavoro. All’uomo che pensa che la sua grandezza dipende dal potere esercitato, propone di essere ultimo. Gesù cambia l’ordine delle umane considerazioni, fa cigolare le umane convinzioni, insegna e testimonia la follia del servizio e invita ad andare a occupare l’ultimo posto. Tutto, in netto contrasto con la natura dell’uomo, con il suo orgoglio, con la sua brama di possesso di cose e persone, con il mondo pubblicitario e commerciale che disprezza e deride chi non ha la forza del potere, con la durezza del cuore dell’uomo. Se allora il messaggio evangelico sul servizio doveva apparire una contraddizione culturale e sociale, oggi ancor di più visto che l’uomo ha aumentato i suoi poteri ed ha esteso il suo dominio. Se per l’uomo del secolo di Gesù era difficile ed impegnativo servire come il Vangelo insegnava, per l’uomo contemporaneo ciò appare impossibile. Eppure, oggi, come ieri, Gesù non rinuncia, per mezzo della sua voce, la Chiesa, a riproporre la signoria del servizio, il potere del servizio, il dominio del servizio, a tutti noi, che non garantiti dal battesimo, dalla professione di fede e dalla pratica dei sacramenti, viviamo sotto la costante tentazione di farci servire, di servirci della Comunità dei credenti e dei suoi mezzi e strutture, di andare ad occupare i primi posti, di servire ma comunque con la speranza di venire ricompensati e gratificati. Gesù non ci ha insegnato questo. Le sue parole e la sua testimonianza sul servizio sono un monito severo ed esigente per noi tutti. Allora, rientrati in noi stessi, tutti, battiamoci il petto e diciamo: Signore, abbi pietà di noi, perché ancora non ti serviamo secondo il Vangelo!
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15 Ottobre 2003
Intervista all'assessore Grondona
Americani: risposte inquietanti

Giacomo Grondona

Comunque vada la nota vicenda dei lavori a Santo Stefano, l’amministrazione comunale, sulla presenza americana, per bocca dell’assessore Giacomo Grondona, delegato alle problematiche con gli enti militari, ha espresso il proprio punto di vista. E lo ha fatto in una intervista a Radio Arcipelago, trasmessa il 9 ottobre scorso. Alcune risposte, specialmente quelle sul piano d’evacuazione, sulla radioattività e sui tumori, sono inquietanti.
Qual’ è la posizione dell’amministrazione comunale sulla richiesta americana di ampliamento a Santo Stefano?
Questa amministrazione di ampliamento non ha mai parlato. È un concetto sul quale insiste l’opposizione, la sinistra in genere, che parla addirittura di raddoppio della Base. Noi abbiamo solo espresso parere favorevole per un progetto di ristrutturazione volto a riqualificare il sito di Santo Stefano. Gli americani intendono abbattere il vecchio per edificare il nuovo, anche con un aumento di volumetrie. Questo noi non lo consideriamo un potenziamento.
Ma voi, come amministrazione comunale, chiedete contropartite per la presenza americana?
Noi riteniamo che grosse contropartite debbano essere date, come risarcimento per questa presenza.
Quali contropartite chiedete?
La presenza di sommergibili a propulsione nucleare ci crea un problema di sicurezza. Un’ istanza è già stata presentata dal sindaco al prefetto di Sassari. Mi riferisco alla conoscenza del piano di emergenza ed eventuale evacuazione di La Maddalena.
Doveva essere reso pubblico entro l’aprile scorso ..
Credo che il ritardo non sia imputabile al Prefetto. Pare che ancora non sia perfezionato per qualche lacuna della Marina Militare.
Altra contropartita?
C’è un problema di salute pubblica. L’ospedale di La Maddalena dovrebbe avere una diagnostica, proprio in conseguenza di questa presenza americana. È necessario realizzare un ospedale seriamente efficiente, specializzato nella diagnostica ma anche per il resto.
Si riferisce all’incidenza del cancro a La Maddalena?
Il problema del cancro ce lo poniamo tutti. Non è supportato scientificamente ancora, da dati abbastanza obbiettivi. Probabilmente non ci si è preoccupati di fare uno studio serio su questo problema; però credo che tutti dobbiamo essere preoccupati, vista la presenza … Sappiamo che c’è un laboratorio di monitoraggio, ma non sappiamo quanto sia attendibile. Le richieste sono anche in funzione di un monitoraggio serio di questo rischio.
Altre contropartite?
Sono di carattere infrastrutturale, stiamo pensando alle condotte sottomarine per l’approvvigionamento idrico.
E per quanto riguarda l’assunzione di personale italiano?
Non c’è un equilibrio tra l’occupazione dei locali e quella, non tanto corretta, perché non risponde esattamente ai criteri della legge Bossi-Fini, delle mogli dei militari americani.
Non le sembrano pochi 150 dipendenti italiani?
Infatti, dovrebbero essere quasi il doppio.
Dopo l’apertura del supermercato, di americani, nei negozi di La Maddalena, se ne vedono ben pochi...
Lo spaccio che hanno esiste da tantissimi anni. Posso dire che non abbiamo dato l’assenso ad un allargamento!
Dunque voglio ampliare il supermercato?
Domande ‘ufficiali’ non ne sono arrivate! Di ‘sottufficiali’, si. Se gli americani sono qui è bene che si integrino, anche facendo la spesa a La Maddalena.
Gli americani vogliono accorpare, anche per ragioni di sicurezza, i loro uffici.
Noi abbiamo detto: va bene se non è sulla costa, se non occupate l’Arsenale, Faravelli ed altri siti militari.
L’Arsenale pare che non interessi agli americani...
Lo sapevamo da tempo. Era la Marina Militare in loco, alti ufficiali di Marisardegna che volevano dare l’Arsenale e Faravelli agli americani. Posso anche fare i nomi: il comandante Palopoli, me lo disse chiaramente un anno fa.
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15 Ottobre 2003
L'editoriale
di don Sandro Serreri
Marina: asso piglia tutto!
Che tristezza quella porta chiusa! La porta chiusa è quella dell’Ammiragliato di La Maddalena. Nessuno lo può negare, è un “di fatto”: stiamo assistendo, da alcuni anni, alla lenta, ma progressiva agonia della presenza della Marina nella nostra Isola. Nei suoi ormai oltre duecento anni di storia maddalenina legata, nel bene e nel male, alla Marina, l’Isola non aveva mai visto nulla di simile. Non c’è bisogno di leggere i comunicati dell’ufficio stampa della Marina, perché ci si renda conto che questa sta mollando gli ormeggi. Abbiamo gli occhi… e il cuore! Solo che non si può salpare senza lasciare qualche regalo. Nelson non tirò su le ancore senza prima aver lasciato un dono, che oggi gli consente di venire ricordato con stima e affetto. La Marina occupa una grossa fetta del territorio dell’Isola madre. Per questo, possiamo dire – senza rischiare di offenderla –, che questa è stata una sorta di “asso piglia tutto”. La sua presenza nell’Isola sta subendo un notevole ridimensionamento. Basti pensare alla “questione arsenale”. Ecco, a riguardo, c’è da domandarsi: A chi verrà data l’enorme area che occupa questa struttura? Inoltre: E la “Caserma Faravelli”? Si sente dire che verrà assegnata alla USNavy. Si pensi, poi, a Cala Gavetta, vera porta d’ingresso dell’Isola, occupata per oltre la sua metà da mezzi della Marina. All’interno della “Scuola”, una piscina inutilizzata. Allora, perché non restituire ai maddalenini questi spazi. L’Arsenale, che rimanga pure alla Marina: i suoi moli potrebbero venire utilizzati per ormeggiare tutti i mezzi delle varie Marine che ora occupano Cala Gavetta. Ma la Caserma ed i campi “Faravelli”, perché non darli al Comune affinché questo, poi, li metta a disposizione di tutte quelle società sportive che ancor oggi mancano di sede e spazi propri? Cala Gavetta dovrebbe diventare ed essere solo il porto turistico di La Maddalena, naturale approdo per tutti coloro che in barca si recano nel nostro “scoglio”. Quale migliore “biglietto da visita” abbiamo da offrire? La piscina: è una vera ingiustizia che questa, solo perché si trova all’interno di una “zona militare”, non venga messa a disposizione, pur con le dovute garanzie, dell’intera popolazione. Abbiamo, un po’ tutti – a partire dall’uomo della strada, soprattutto –, l’amara impressione, che l’”asso piglia tutto”, voglia continuare a restare con un piede a terra, ma comunque, armate le vele, cazzata la randa, filato il fiocco, salpare senza regalare nulla a nessuno. La Marina è stata ed è ancora molto importante per l’identità e la società della nostra Isola. Il futuro dello “scoglio” è legato anche al futuro della Marina. Questo passa anche attraverso la capacità che questa avrà di continuare a farsi stimare e voler bene, al di là delle logiche economiche e strategiche, a partire dalla umanità degli uomini, politici e militari, che la governano. Così alla Marina, al Comune e ai maddalenini si presenta un’altra occasione per costruire un futuro sicuro e vicino. Allora: Che fare? Vogliamo farci sfuggire anche questa opportunità?
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