PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA - LA MADDALENA (SS)
Il Vento
Il Vento
"Il Vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va"(Gv.3,8)
(Supplemento di "Gallura e Anglona", periodico della Diocesi di Tempio-Ampurias: direttore Tomaso Panu)
N° 89 1 Novembre 2003 - pagina n° 1 -

1 Novembre 2003
Istituto San Vincenzo: Cent'anni!

Le suore dell'Istituto San Vincenzo
(foto I.Innocenti)

Quando, nel lontano 1903, iniziò la storia dell’Istituto San Vincenzo, Cala Gavetta era in parte una spiaggia ed il palazzo municipale era in costruzione. I maddalenini, che già in quegli anni si aggiravano attorno alle 12mila anime, dovevano ancora conoscere gli orrori delle due guerre mondiali. Da allora, in tempi difficili, nei quali, ad esempio, non era consentito il Crocifisso nelle scuole (la storia si ripete, purtroppo!) a ‘fare del bene’ a La Maddalena e ad essere credibili testimoni del Vangelo, si sono succedute, in un secolo, ben 11 Superiore ed esattamente 69 Suore. Alle figlie della carità che celebrano i propri cento anni di presenza a La Maddalena, ed in particolare (nella foto, da sinistra a destra) a suor Caterina, suor Grazia, suor Luisa, suor Letizia, suor Chiara (Superiora), suor Anna, suor Giovanna Maria e suor Gabriella, le otto suore attualmente presenti, Il Vento dedica la ‘copertina’ di questo numero, con gli auguri ed i ringraziamenti per tutto ciò che hanno fatto, fanno e faranno per la comunità isolana.
(Il servizio completo alla pagina 3)
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1 Novembre 2003
Meditazione sulla commemorazione di tutti i fedeli defunti
a cura di don Sandro Serreri
Questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno" (Gv 6, 39). In una sua poesia il Papa ha scritto: "Nel tempo giusto la speranza s’innalza da tutti i luoghi / soggetti alla morte - / la speranza ne è il contrappeso / in essa il mondo, che muore, di nuovo rivela la vita". Ecco, dunque, quel che tutti i cristiani credenti oggi vogliono riaffermare, dire, testimoniare, davanti alla fredda e nuda pietra d’ogni tomba: la speranza. La speranza che… “nell’ultimo giorno” nessuno di noi, dei nostri cari, di chi ci ha preceduto, si perda e si perda una seconda volta. Lui, il Crocifisso risorto, ce lo ha promesso. Dopo essere stati uccisi dalla morte, saremo traditi anche dal Signore della vita? Certo, stando presso i sepolcri di chi attende di risorgere, sale un’infinita tristezza, e si viene assaliti da un fiume di dubbi e di paure. E, se poi non sarà così? La morte, un cadavere, una tomba, sono la prova più impegnativa da superare per chiunque si ritiene credente. Davanti al dolore e alle domande che provocano la morte, il cristiano vero esce allo scoperto, deve uscire allo scoperto, perché non le resta che… la speranza. Alla presenza della morte cadono tutte le sicurezze, i sottili ragionamenti umani. Restiamo come nudi. Non possiamo fingere. Non ci resta che guardare a Colui che è morto e risorto. E’ Lui, e Lui solo, il rivelatore dell’amore di Dio: amore che non muore, ma che risuscita “nell’ultimo giorno”. Chi ci darà la forza di… continuare a sperare? Chi ci rotolerà la pietra che sigilla ogni sepolcro? Chi ci mostrerà la bellezza della vita nuova, ultima, definitiva? Chi ci strapperà dalla tentazione di… non sperare, di non vivere questa vita da cristiani? Chi ci guiderà oltre i marciapiedi della nostra esistenza? Chi ci condurrà verso il superamento dei limiti umani? Gesù! Il Risorto ha già diradato le nebbie delle nostre incertezze. Il vento della sua Risurrezione già soffia sui vivi e sui morti. Lui ha già vinto la sua morte per sfidare a morte la nostra morte. Se i segni di morte prevalgono su quelli della Risurrezione, non si deprima la nostra speranza. Oggi il cristiano è chiamato a meditare sulla morte, sul termine del suo cammino terreno. Perché spaventarci? Perché rattristarci? Oggi è giorno non di lutto, ma di vittoria, perché il cuore ci dice che la speranza che è in noi non è morta, ma vive e ci dà forza e c’incoraggia. Ecco perché non ci resta che la speranza del passaggio pasquale: "Gli atomi dell’uomo antico fanno compatta la gleba / primordiale del mondo ch’io raggiungo con la mia morte, / li innesto in me definitivamente / per trasformarli nella Tua Pasqua – che è il tuo passaggio" (Karol J. Wojtyla).
Archivio Rubrica: Meditazioni
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1 Novembre 2003
Incidente nucleare?
Come sindaco saprei cosa fare!
All’inizio dell’anno il sindaco Rosanna Giudice ebbe a dichiarare che entro poco tempo la prefettura di Sassari, così come per La Spezia aveva fatto il locale prefetto, avrebbe reso pubblico il piano di emergenza, piano da adottarsi in caso di incidente (anche nucleare) a La Maddalena. In una recente intervista (Il Vento n. 88 del 15.10.03) l’assessore Giacomo Grondona dichiarò che il Piano non era stato ancora reso pubblico perché ”pare che non sia stato ancora perfezionato per qualche lacuna della Marina Militare”. Sindaco Rosanna Giudice, sono passati molti mesi ma ancora il piano d’emergenza non è stato reso noto...
"Io, essendo ufficiale di governo sono depositaria anche di segreti, e quindi non posso rendere noto, non posso esattamente spiegare nel merito. Noi un incontro “top secret”, neanche tanto tempo fa, con il gota della sicurezza lo abbiamo fatto, per mettere a punto e raffinare ulteriormente quello che è il Piano. Si sappia comunque che esattamente da parte del sindaco il ‘compito in classe’ assegnatogli è stato fatto. Poi, evidentemente, ci sono altre fisionomie, o qualche altra fisionomia che dovrà curare, nei minimi particolari, l’aspetto che gli compete. Dirò che l’aspetto che riguarda ‘il sanitario’ è completo. So anche questo. Evidentemente si stanno raffinando determinate cose, ma il prefetto, lui personalmente, mi ha detto che vuole, e deve, portarlo qui, sulla mia scrivania, il piano di evacuazione, ed io lo renderò pubblico. Probabilmente c’è qualche fisionomia che fa parte del tavolo di concertazione e sicurezza che deve raffinare ancora qualche aspetto. Non entrerò nel merito di quale sia questa fisionomia che dovrà farlo, che ha questo suo compito. Io mi auguro, così come era stato detto a me, sempre dalla prefettura, che a marzo-aprile, nella primavera di quest’anno, l’avremo dovuto avere. Il boato avvertito da molti maddalenini alcuni giorni fa, è un motivo in più per ricordare al signor prefetto che io sto sempre aspettando il piano d’evacuazione.
Sindaco, abbiamo capito che ci sono incompletezze e ritardi. Ma se dovesse succedere qualcosa, domattina, cosa succederebbe?
No. Guardate, è meglio parlare con cognizione di causa. Non si tratta del ‘papiro’ che arriva qua. È il fatto operativo. Dio non voglia che succeda una cosa del genere. Ma se anche il Piano non ci fosse qui, noi saremo già in grado di far fronte a tutti i problemi che vengono a sorgere. Questo lo devo dire per confortare ulteriormente la città. L’atto che arriva sulla scrivania del sindaco è un atto che il sindaco evidentemente già conosce. Il sindaco sa già come muoversi, come si devono muovere gli altri, di concerto. Io mi trovo ad essere, purtroppo, per quello che mi compete, il coordinatore, insieme alla prefettura, che è la massima autorità, e le altre autorità che entreranno in campo. Il ‘papiro’ dunque serve per ufficializzare delle procedure, ma se anche questo piano d’evacuazione dovesse arrivare sul mio tavolo, o non dovesse arrivare, facciamo le corna, dovesse succedere un incidente, di caratteristica squisitamente nucleare, sappiamo già come ci si deve comportare. Io so già come mi devo comportare in caso di incidente nucleare. E gli altri, le altre fisionomie preposte per far fronte ad una operazione di questo tipo sanno già, subito, immediatamente, in tempo reale, come si devono comportare. L’atto serve solo perché venga ufficializzato a chi di dovere, come farò non appena mi verrà dato".
Claudio Ronchi
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1 Novembre 2003
L'editoriale
di don Sandro Serreri
Una Base per sognare!
Roma ha parlato? Causa finita! Allora, non perdiamo tempo a discutere sopra una decisione presa per noi, ma senza di noi. Ecco, un altro caso di democrazia incompiuta. Sull’ampliamento della Base USNavy si è detto e scritto… di tutto. Ma, chi vuole strumentalizzare questa “questione”, a proprio uso e consumo, sbaglia. Perciò, non è questo il momento per restare divisi o dividersi, ma, anzi, è il tempo per tentare di costruire una unità forte e stabile, perché non c’è nulla di più deleterio nella società umana dei conflitti tra le sue diverse componenti. La Maddalena oggi, più che mai, è dentro quei processi socio-politici-economici inarrestabili che, da qui a qualche anno, cambieranno il volto delle civiltà e culture che si affacciano e vivono nel bacino del Mediterraneo. La nave, carica di questi processi e con il vento in poppa, è ormai salpata. A La Maddalena, allora, non resta che decidere se lasciarsi travolgere da questi processi o trarne dei benefici per il presente e, soprattutto, per il futuro. La nostra Isola è giunta al capolinea. Oggi, e non domani, deve decidere quale debba essere la sua vocazione: militare (come lo è stata per oltre duecento anni), turistica (da circa trent’anni), turistico-militare (per un futuro prossimo). La Maddalena, dunque, deve domandarsi: Qual è la mia vocazione? Prendiamo atto che… La Marina militare italiana sta diminuendo la sua presenza. Per questo, l’Isola non può più contare sul suo vento: soffia, e soffierà, da altre parti. Il turismo ha fatto conoscere l’Arcipelago all’Italia e oltre. La vicina Gallura deve il suo progresso all’industria del turismo. A riguardo, La Maddalena sembra aver difettato di una certa buona dose di miopia e di presunzione. L’Isola non può più permettersi il lusso di non guardare quel che sta accadendo oltre i confini del suo bellissimo mare. Pena: l’isolamento (oltre l’insularità). Ecco, allora, il turismo, promosso ed orientato anche grazie all’”Ente Parco nazionale”, può essere, ma di fatto lo è già, la naturale vocazione dell’Arcipelago. Occorre solo investire su questa industria mezzi, risorse, strutture, persone, professionalità. La presenza della Marina militare italiana, dell’”Ente Parco” e della USNavy, non vincolano questa vocazione, come invece solitamente si dice e scrive. Anzi, queste esercitano un controllo del territorio che impedisce l’abusivismo edilizio, l’inquinamento e garantisce, quindi, un turismo e servizi di qualità. Da ultimo, l’ampliamento della Base della USNavy o, meglio, la ristrutturazione di quanto già esiste a Santo Stefano e a La Maddelena a partire dal 1972. A riguardo, la decisione è già stata presa. Allora, che fare? Semplice: chiedere una contropartita! Innanzitutto: chiedere la massima sicurezza per la popolazione contro il rischio di inquinamento radioattivo. Poi: dotare l’abitato di tutte quelle infrastrutture e servizi atte a elevare la qualità della vita per tutti gli abitanti dell’Arcipelago (strade, parcheggi, rete idrica e fognaria, scuole, spazi pubblici, aree ludiche e sportive, portualità, Ospedale civile). Infine: contratti di lavoro stipulati prevalentemente con lavoratori residenti a La Maddalena. Per far questo, però, occorre che tutte le parti sociali dell’Isola (Amministrazione – maggioranza e minoranza –, sindacati, imprenditori, dirigenti scolastici e sanitari, Associazioni e Volontariato) si siedano attorno ad un grande tavolo dove, però, l’unico titolo valido per poter discutere e trattare sia l’essere maddalenini, e non solo gli interessi di parte o di categoria. Occorre, allora, un appello all’unità e alla mobilitazione delle forze migliori della Collettività. Questo nostro tempo, chiede, con urgenza, priorità assoluta, un amore, una passione grande per il presente e il futuro della nostra Isola. Allora, anche la Base ci potrà fare sognare e aiutare a realizzare alcuni di questi sogni.
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