N° 94 - 95 del 1 Febbraio 2004 - pagina n°
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1 Febbraio 2004
La Base delle preoccupazioni

Nave e sommergibili a S.stefano
foto Antonello Sagheddu
C’è preoccupazione a La Maddalena. Preoccupazione per le notizie che ormai a ritmi serrati rimbalzano dai giornali, dalle televisioni, dalle radio e che hanno per tema il rischio (eventuale) di inquinamento radioattivo. C’è preoccupazione da parte di coloro che temono di fare ‘un torto’ agli amici americani; c’è preoccupazione da parte di coloro che in altri tempi, e non solo, avrebbero preferito le navi russe a Santo Stefano; c’è preoccupazione da parte di coloro che temono che un possibile incidente possa determinare seri danni all’ambiente; c’è preoccupazione da parte di coloro che temono un attentato terroristico; c’è preoccupazione da parte di coloro che temono che la negativa pubblicità possa compromettere lo sviluppo turistico; c’è preoccupazione da parte di coloro che basano le loro attività commerciali sui consumi dei militari americani; c’è preoccupazione, per il proprio posto di lavoro, da parte di coloro che direttamente o indirettamente lavorano per gli americani; c’è preoccupazione da parte di coloro che temono per la salute, propria e dei propri cari, impressionati dall’alto numero di malattie tumorali. C’è preoccupazione da parte di molti maddalenini, preoccupazione per la quale si attendono risposte serie, credibili, inequivocabili.
1 Febbraio 2004
Meditazione sulla,IV domenica del T.O., Anno C
a cura di don Sandro Serreri
“E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scianza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla” (1Cor 12, 2).
Il solenne e maestoso “inno alla Carità” che Paolo scrive alla Comunità cristiana di Corinto, ricca economicamente e culturalmente, tentata dal commercio e dalla sapienza umana, esposta alla vanità e all’orgoglio, contiene la spiritualità e il metodo che l’Apostolo ha interiorizzato, vissuto e praticato. Se le beatitudini (Mt 5, 1-12) sono la sintesi del Vangelo annunciato dal Signore Gesù, questo “inno” vuole essere un profondo esame di coscienza per le Comunità cristiane esposte e tentate, come lo fu quella di Corinto, dalle molte seduzioni di una società sempre più materialista e consumista. L’”inno”, che per vocaboli ed immagini è il capolavoro della letteratura paolina, indica le umane seduzioni e, insieme, i rimedi possibili. Le tentazioni hanno i volti delle “lingue degli uomini” (della globalizzazione), della conoscenza di “tutti i misteri e tutta la scienza” (delle scoperte scientifiche e della tecnologia informatica), delle molte “sostanze” in possesso dell’uomo (delle ingenti ricchezze nelle mani di pochi uomini e popoli). Ma anche i volti dell’invidia, della mancanza di rispetto, del privato interesse, dell’ira, dell’ingiustizia. A questi molti volti si contrappone il volto unico della Carità, che si esprime nella pazienza, nel rispetto, nel non tenere “conto del male ricevuto”, nel “non godere dell’ingiustizia”. Per questo, la Carità “tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”. L’Apostolo Paolo, poi, si spinge oltre le seduzioni e i rimedi sino ad affermare che: “La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà”; sino a ritenere la conoscenza umana imperfetta. Se ai cristiani di Corinto l’”inno” dev’essere suonato come un forte rimprovero contro la vanità delle ricchezze e l’orgoglio della cultura, altrettanto oggi deve risuonare per la nostra Comunità, anch’essa colpevole di ascoltare il Vangelo, ma di non metterlo in pratica perché, forse, questo non è ancora diventato la “via migliore”. E’ sulla Carità che, un giorno, saremo giudicati, giustificati, salvati. L’”inno” di Paolo, dunque, sia per ognuno di noi rimprovero, ma, al contempo, anche meditazione, preghiera, speranza.
1 Febbraio 2004
Scuole Sottufficiali a rischio
“Cercatevi un altro lavoro”

Uno scorcio della Scuola
Sottufficiali della M.M.
“Se volete un consiglio, cominciate a cercarvi un altro lavoro”. Virgola più virgola meno sono state queste le parole che il comandante delle Scuole Sottufficiali, capitano di vascello Francesco Palopoli, ha pronunciato davanti ai diciannove insegnanti civili delle ex Scuole CEMM. L’incontro tra il più alto graduato della Marina di La Maddalena ed il corpo docente civile, è avvenuto il 9 dicembre scorso, in occasione dello scambio di auguri natalizi e dell’inizio del nuovo anno scolastico militare. Le parole ‘amichevoli’ di Palopoli lasciano poco spazio, nonostante le immancabili rassicurazioni del ‘giorno dopo’ da parte dei soliti ‘bene informati’, ad eccessive illusioni. Le Scuole Sottufficiali ed in particolare alcuni corsi, avrebbe precisato Palopoli, potrebbero essere trasferite a Taranto nel giro di pochi anni. La chiusura dunque sarebbe non immediata ma graduale, fino al completamento nel 2007 (fra tre anni). Nel frattempo sempre meno insegnanti verrebbero riassunti. Si è già cominciato quest’anno con la non riassunzione di un insegnante e si potrebbe continuare nei prossimi anni a ritmi più accelerati. Gli insegnanti civili delle Scuole Sottufficiali sono assunti a tempo determinato, ogni anno, a contratto (ogni volta regolarmente registrato presso l’Ufficio del Registro di Tempio, costo circa 250 euro interamente a carico dei civili). Tale contratto decorre dal 1° di gennaio e scade il 31 dicembre. Sebbene molti insegnanti lavorino anche da decenni presso la Marina, giuridicamente vivono in uno stato di precari, nel senso che ad ogni scadenza contrattuale non sussiste alcun obbligo di riassunzione da parte del Ministero Difesa, il quale anzi, al termine dell’anno contrattuale procede ad inviare ad ogni insegnante le competenze relative alla liquidazione. Dunque, se la sorte delle Scuole Sottufficiali dovesse essere quella prospettata dal comandante Palopoli (chiusura e trasferimento a Taranto), per i diciannove insegnati civili (in buona parte trentenni e quarantenni, con famiglia a carico) si tratterebbe di semplice non riassunzione e non di licenziamento, con tutte le gravi, negative conseguenze che ciò comporta.
Claudio Ronchi
1 Febbraio 2004
L'editoriale
di don Sandro Serreri
La vera ecologia
Basta passeggiare per le strette vie del centro storico o viaggiare per le strade delle due nostre isole trafficabili per riconosce, con dispiacere, che la “sensibilità ecologica” non è ancora una realtà diffusa. Lo spettacolo è da abitato pattumiera e da territorio abbandonato. Vecchi elettrodomestici depositati davanti a case abitate, rottami vari scaricati sui bordi delle strade di accesso a ville con giardino o spiagge bellissime e molto frequentate. Non è necessario essere degli “esteti” (Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio, Salvador Dalì…) per provare, davanti a tanto degrado e bruttura, fastidio e disagio. Nelle scuole di ogni ordine e grado si moltiplicano lezioni finalizzate a suscitare ed educare la “sensibilità ecologica”. Nelle chiacchiere di piazza si attribuisce la responsabilità di questa situazione all’Amministrazione comunale e all’Ente Parco. Dunque, lezioni e opinioni, giornate ecologiche e interventi sui mass-media, ma il frigorifero rotto resta parcheggiato nella via e la vecchia lavatrice buttata vicino ai graniti scolpiti dal vento. Tutto ciò che è brutto da vedersi vivendo nella nostra isola, nonostante le parole dette e scritte, rimane dov’è. Allora, c’è da domandarsi: perché? Anche in questo caso si possono cercare e trovare i responsabili dentro i soliti Palazzi: Comune e Parco. Ma… il vero responsabile è il cittadino, ogni cittadino, tutti i cittadini. Responsabile è il cittadino che si sente in diritto di poter considerare una via come un cassonetto della spazzatura e i bordi di una strada come una discarica pubblica autorizzata. Responsabile è il cittadino che aspetta che qualcuno venga a ritirare lo scaldabagno o altri rottami depositati davanti alla propria abitazione o sulla strada da lui percorsa tutti i gironi. Responsabili sono quei cittadini che pur abitando nella stessa via o strada, diventate vere e proprie discariche, non si mettono d’accordo, anche col pagare ognuno una quota, per togliere quanto pur da altri cittadini buttato o abbandonato. La vera ecologia, allora, è questa. E’ quella che parte dal rispetto, dal decoro, dalla pulizia, che ogni cittadino deve avere per l’ambiente dove abita, dove vive (case, giardini, vie, marciapiedi, piazze, parcheggi…). La vera ecologia è quella del cittadino che non attende l’intervento dell’Ente preposto, ma che dopo aver segnalato, atteso, sollecitato, pazientato, agisce da solo o in gruppo. Forse, se le vie del centro abitato le strade delle nostre isole sono diventate delle pattumiere, è anche perché si aspetta sempre che siano gli altri a tutelare e promuovere l’ambiente, l’abitato, il territorio per noi, per ognuno di noi. Piuttosto, sarebbe ora che anche noi maddalenini superassimo il concetto di “assistenzialismo” e agissimo, davanti alla “questione ecologica”, da soli o in gruppo o associazione. Anche in assenza degli Enti responsabili il cittadino deve essere capace di tutelarsi dal degrado e dalle brutture del proprio ambiente di vita. È questa la vera ecologia, il resto seguirà.