N° 94 - 95 del 1 Febbraio 2004 - pagina n°
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1 Febbraio 2004
Dirige i gruppi sardi S. Pio da Pietrelcina
Provenzano, coordinatore regionale

Paolo Provenzano
Importante riconoscimento ed incarico di responsabilità per il concittadino Paolo Provenzano. È stato infatti nominato coordinatore regionale laico di tutti i Gruppi Sardi di Preghiera San Pio da Pietrelcina. Tale nomina, la più importante in Sardegna tra i laici, gli è stata conferita nel mese di ottobre del 2003 da padre Roberto Sardu, responsabile regionale. Per il prossimo 15 febbraio Paolo Provenzano ha indetto una riunione, la prima, di tutti i responsabili dei gruppi sardi. L’incontro si terrà a Mores. La devozione di Paolo Provenzano verso padre Pio risale alla devozione che il padre di Paolo, Franco, ebbe nei confronti del frate di Pietrelcina, che conobbe di persona nel 1956. Nel settembre 1998 Paolo Provenzano ha fondato il Gruppo di Preghiera di La Maddalena, che dal 2000 ha la propria sede in via Regina Margherita. Al Gruppo aderiscono attivamente circa 60 persone.
1 Febbraio 2004
Discariche nell’Arcipelago
In crescita indecorosa

Una discarica abusiva
È sempre più insostenibile il problema delle discariche a cielo aperto a La Maddalena. L’accumulo di materiali inerti e ferraglie si riforma ogni volta che la squadra del Comune provvede a ritirare rottami di ogni genere. Eppure basta telefonare numero 335.7154943 per avere un appuntamento: la squadra arriva dappertutto o quasi. Purtroppo il malcostume la fa da padrone, così ormai anche le strade centralissime mettono in mostra angoli arredati da stufe vecchie, materassi, carcasse varie. L’assessore all’Ambiente Giacomo Grondona ammette che “è ormai urgente un’azione per ripulire l’Isola dalle tante discariche” ma, avverte: “Il Comune non ha un lira. Stiamo cercando fra i residui di bilancio qualcosa che possa far decollare la raccolta differenziata”. Ma non basta qualche risparmio. C’è però in corso un bando di gara per l’acquisto e la gestione di otto nuovi mezzi.: la ditta che se lo aggiudicherà dovrà andare in giro a spazzare via i residui per trasferirli alla raccolta consortile di Olbia. Gli otto mezzi sono infatti dei contenitori che permettono il deposito dei materiali direttamente all’interno del mezzo. “Così – conclude Grondona – potremo arrivare in almeno l’80% delle discariche e bonificarle in breve tempo, per poi reperire delle aree per eseguire giornalmente la raccolta”. L’assessore chiede Anche che il Parco dia una mano all’Amministrazione. “Mi pare evidente che questo sia un compito dell’Ente”, concorda Luciano Gisellu, membro della Giunta Esecutiva: “Purtroppo la quando la Giunta è stata eletta non abbiamo ancora potuto affrontare il problema. Credo tuttavia che un valido progetto da parte nostra potrebbe essere finanziato dal Ministero dell’Ambiente”. Prima che La Maddalena sia davvero inguardabile.
Franco Nardini
1 Febbraio 2004
27 Gennaio:
Un giorno per ricordare, capire e soprattutto riflettere
Le vittime dei campi di sterminio sono state sei milioni, di queste circa la metà non avrà mai un nome. Uomini, ai quali è stato annullato il futuro e cancellato il passato, ai quali è stata negata l’identità e la testimonianza della loro stessa esistenza. Uomini trasformati in bruti, che obbediscono per istinto ai soli bisogni primari. Siamo soliti guardare la storia con distacco, come spettatori passivi pronti a cambiare canale se ciò che ci mostra lo spettacolo della vita non è quello che vorremmo vedere. Ma la storia siamo noi, perché è la nostra cultura, è il metro con cui valutiamo il presente e sul quale poggiamo le basi del futuro. Noi eravamo ad Auschwitz, noi eravamo le vittime della furia umana, noi eravamo i carnefici accecati dall’odio, noi siamo ora gli indifferenti. In Le città invisibili Italo Calvino scriveva: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme…ma bisogna cercare chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. Ciò che di più caro dobbiamo proteggere e custodire nel tempo, è la consapevolezza della possibilità (nonché della responsabilità ) di cambiare il nostro mondo, iniziando con l’ammettere i nostri errori, per poi adoperarci nel rimediarli. Solo allora, come foglie cadute, gli spiriti dei deportati continueranno con il loro esempio ad alimentare la nostra vita. Questo è il senso del “Giorno della memoria”: è la giornata della speranza, affinché chiunque possa poter dire ai propri figli, con orgoglio, di aver contribuito a creare la società in cui vivono.
Roberta Melis (V Liceo Scientifico)