N° 100 del 15 Aprile 2004 - pagina n°
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15 Aprile 2004

E Cento! Sono questi i numeri pubblicati in cinque anni dal nostro periodico, rigorosamente e puntualmente quindicinale. Uscimmo per la prima volta il 15 marzo dell’Anno Santo 2000 (di quel primo numero offriamo ai lettori la ristampa) e, da allora, per due volte al mese, raccontiamo ed approfondiamo i vari aspetti della vita della nostra comunità, religiosa e civile. Cominciammo con un solo foglio giallo (due pagine) ma già ad ottobre (numero 17), raddoppiammo. Al compimento del primo anno di vita decidemmo di uscire con sei pagine e poi via via aumentando, fino alle attuali dodici pagine. Col numero del 1° gennaio 2003 (n. 70) Il Vento, che sino ad allora veniva fotocopiato, per la prima volta vedeva la luce con una vera macchina da stampa. Ciò consentiva una definizione grafica migliore e, soprattutto, la pubblicazione delle foto. Dopo alcuni timidi tentativi, dal 1° luglio 2003, grazie alla collaborazione di Gianni Manzi, Il Vento è regolarmente pubblicato anche ‘on line’ (www. santamariamaddalena.net). Ciò ha un preciso significato: che può essere letto in tutto il mondo! Recentemente poi Il Vento ha visto la pubblicazione del suo primo opuscolo (Nelson e la Chiesa maddalenina). Ringraziamo i lettori che sempre più numerosi ci leggono, ed i tanti collaboratori che attraverso il loro impegno hanno consentito a Il Vento di ‘spegnere le cento candeline’.
15 Aprile 2004
Meditazione sulla II domenica di Pasqua, Anno C
a cura di don Sandro Serreri
“Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!” (Gv 20, 29).
È questa l’ultima beatitudine pronunciata da Gesù e da Gesù risorto. Tommaso
voleva vedere e ha visto, toccare e ha toccato, ma Gesù dichiara beati “quelli
che pur non avendo visto crederanno”. La dichiarazione di fede di Tommaso:
“Mio Signore e mio Dio!” (v. 28), è stata strappata a Gesù quasi costretto ad
apparire affinchè non fosse vana l’evangelizzazione di questo dubbioso
apostolo, ma le successive e, dunque, anche le nostre professioni di fede
saranno il frutto di questa ultima beatitudine: “Beati quelli che pur non
avendo visto crederanno!”. Noi non abbia visto e toccato come Tommaso, e pur
crediamo, crediamo che Gesù, Figlio di Dio, è nato morto e risorto per la
nostra salvezza. Certo, la nostra natura umana è la stessa dell’apostolo, vale
a dire segnata da dubbi, incertezze, domande, e, quindi, anche questa vorrebbe
vedere e toccare. Dai tempi di Tommaso ad oggi, nulla è cambiato. Eppure, oggi
da parte di chi veramente ha fede, c’è una maggiore disponibilità a credere
pur non avendo visto. Per l’uomo contemporaneo questa beatitudine richiede un
grande sforzo spirituale, perché la scienza e la tecnologia che lo avvolgono,
gli consentono di vivere la vita privata e sociale quotidiana, è parte
determinante di tutta la sua esistenza. Oggi l’uomo grazie a questi
formidabili strumenti può ricevere le risposte a quasi tutte le domande che si
pone. A quasi tutte… Infatti, restano ancora tantissime le domande di senso
alle quali la scienza e la tecnologia, nonostante le vette raggiunte, non
sanno rispondere. L’uomo credente cerca nella fede, cioè nel dialogo con Dio,
le risposte agli interrogativi di sempre, di tutte le generazioni, dell’uomo
antico e post-moderno. Quest’uomo, che nonostante tutta la sua fede non vede
il suo Signore, ma sperimenta prove su prove, difficoltà su difficoltà, crede
in Gesù. Dunque, è beato. Oggi, molto più di ieri, i veri credenti sono più
forti, perché non è facile credere in Dio in un mondo dove tutto è
divinizzato, dove le sicurezze sono tutte garantite, dove l’abbondanza è
presente nella maggior parte delle famiglie, dove si può avere tutto o quasi
quello che si desidera, dove a sacrificarsi sono pochi. Dio si nasconde dietro
questo mondo globalizzato, banalizzato, che viaggia via internet, e non si fa
vedere, non si mostra. I semi del suo amore sono sparsi su tutta la terra.
Questi, germogliano solo nel cuore di chi da Dio non si attende segni,
miracoli, manifestazioni straordinarie e grandiose. Questi beati sono in mezzo
a noi e anche se sono pochi, ci donano la viva speranza che il Signore è con
noi, che si interessa e, dunque, ha a cuore i nostri mali e miserie. “Beati
quelli che pur non avendo visto crederanno!”. A questi beati chiediamo che
guidino il nostro cammino e ci incoraggino.
15 Aprile 2004
Appello al senso civico
Ripulite alcune discariche

Sarà stato per i pressanti appelli e le denunce degli organi di informazione, sarà stato per le proteste dei cittadini, sarà stato perché gli amministratori comunali ne avevano la faccia in terra, fatto sta che, finalmente, prima di Pasqua, è stato messo mano alle tante discariche abusive che da mesi e mesi proliferavano nel centro cittadino (su quelle in periferia ed in campagna ci sarà da aprire un altro capitolo), ripulendole in gran parte. “Verso la metà dello scorso mese – ha dichiarato l’assessore Giacomo Grondona – abbiamo avuto la disponibilità di circa undici mila euro e con delibera di giunta abbiamo deciso di ripulire, per quanto possibile, le discariche del centro urbano. Non si è però potuto prelevare i frigoriferi, per la cui raccolta è necessario un mezzo scarrabile che dovrebbe essere disponibile a giorni”. L’attuale intervento è tuttavia ‘tampone’, un semplice palliativo se non si risolve all’origine il problema: dire cioè alle ditte ad ai cittadini dove possono depositare ingombri e ferrosi. Per questo l’assessore Grondona afferma che è allo studio dell’ufficio tecnico comunale un piano per risolvere definitivamente il problema, piano per il quale esisterebbe un finanziamento di 500 mila euro da parte del Ministero dell’Ambiente. In attesa è bene tuttavia fare appello, per quanto possibile, all’educazione ed al senso civico dei maddalenini. È vergognoso che in alcune discariche appena ripulite si siano immediatamente depositate brande vecchie o quant’altro! C.R.
C.R.
15 Aprile 2004
L'editoriale
di don Sandro Serreri
Il silenzio dei preti
Bisogna amare il silenzio, anzi, prima ancora, desiderarlo. Il silenzio deve essere un desiderio dell’anima. Per questo, fare silenzio, dentro e fuori se stessi, è un’arte che non si apprende sui libri, ma si conquista giorno dopo giorno vivendo dentro un mondo chiassoso e, perciò, non attento all’essenziale, al particolare. Tutto ciò che è veramente importante nella nostra vita sfugge all’occhio e all’orecchio del superficiale e del distratto. Solo chi desidera, conquista e ama il silenzio può cogliere il senso vero della vita, di tutti i suoi volti. I preti amano il silenzio. Lo cercano e lo trovano ogni giorno. Il silenzio costituisce il clima della loro vita quotidiana. I molti impegni, la necessaria vita pubblica, non tolgono loro il silenzio interiore ed esteriore. Che cosa sarebbe un prete che non ama e non esercita l’arte del silenzio? Un contenitore vuoto. Il prete sa vedere e sentire ciò che altri non vedono e non sentono. Il silenzio le fornisce l’occhio e l’orecchio. Il silenzio fa sviluppare in lui quella sensibilità d’animo senza la quale non è possibile ascoltare i cuori, rispondere alle domande di senso, incoraggiare gli sfiduciati, aiutare quanti si trovano nel bisogno spirituale. Il silenzio è il dono più prezioso che un prete possa testimoniare a quanti incontra nella sua vita pastorale. Il silenzio è la vera spiritualità dei preti. E non importa se, talvolta, il silenzio viene interpretato come indifferenza o, peggio, come insensibilità o, peggio ancora, come distacco superbo dalle vicende umane. Il silenzio dei preti non lo si capirà mai, non gli si darà mai il giusto valore. Appartiene ai preti e non a questo mondo, perché i preti, al contrario di questo mondo, non ne hanno paura. L’uomo comune ne ha paura, perché il silenzio mette a nudo la nostra realtà a partire da noi stessi. E molti si vergognano di scoprire chi sono veramente, quali sentimenti albergano nel loro cuore, di quanti limiti sono fatti. Mentre, all’opposto, i preti nel tempio spirituale del silenzio amano esaminare la loro coscienza, scoprire chi sono, misurarsi con i loro limiti umani, imparare l’umiltà della mente e del cuore. C’è, dunque, a mio modesto giudizio, nei preti una forza che è da considerare se non unica, certamente rara. E’ questa forza che li rende veramente speciali e, quindi, anche “segno di contraddizione”, uomini contro corrente, profeti, incompresi, non catalogabili. Solo il silenzio consente ai preti di capire e di avere giusta compassione per le miserie umane. È questo silenzio che permette loro di essere le “sentinelle del mattino” a beneficio di tutta l’umanità. Perciò, dobbiamo essere grati per il silenzio dei preti.