N° 102 del 15 Maggio 2004 - pagina n°
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15 Maggio 2004
Non c'è inquinamento nucleare

La conferenza stampa
Le analisi fatte a La Maddalena nei mesi scorsi non evidenziano presenza di radioattività artificiale prodotta dall’uomo. Dunque, sulla base degli esami effettuati, a La Maddalena non si riscontra inquinamento radioattivo derivante dalla presenza di sommergibili a propulsione nucleare. Nella sostanza è quanto ha dichiarato l’ingegner Lamberto Matteocci, scienziato dell’A.P.A.T., che l’11 maggio scorso, nel salone consiliare del municipio, ha illustrato i risultati dell’indagine commissionata dal Ministero dell’Ambiente, e che l’A.P.A.T. ha realizzato in collaborazione con l’I.C.R.A.M. e l’A.P.A.S. Il lavoro è stato eseguito in seguito alle notizie dei mesi scorsi sulla presunta presenza di radioattività a La Maddalena, conseguente all’incidente del sommergibile a propulsione nucleare Hartford, avvenuto nel mese di novembre 2003. Alla conferenza stampa, organizzata dal sindaco Rosanna Giudice e dalla Giunta Comunale, erano presenti il sindaco di Palau Sebastiano Pirredda, quello di Arzachena Pasquale Ragnedda, il sindaco di Olbia Settimo Nizzi, quello di Santa Teresa Nino Nicoli. Erano poi presenti, tra gli altri, Aldo Cosentino, direttore generale del Ministero dell’Ambiente, il presidente del Parco Gian Franco Cualbu, il comandate di Mariscuola La Maddalena Francesco Palopoli. I prelievi e gli esami, ha dichiarato l’ing. Matteocci,

l'Ing. L. Matteocci
sono stati effettuati dal mese di febbraio a metà aprile. L’indagine è ancora in corso e terminerà nel mese di giugno, ma gli esiti fin qui ottenuti sono molto significativi. “La presenza di Torio 234 nelle alghe – ha detto lo scienziato dell’A.P.A.T. – non può essere ricondotto ad un eventuale rilascio di Uranio 238, che è sicuramente presente nel sistema di produzione termonucleare dei sottomarini”. Non sono state infatti ritrovate tracce di radionuclidi artificiali che, per la loro struttura, in caso di incidente sarebbero stati i primi ad essere rilasciati ed i primi ad essere individuati. “Per quanto riguarda il contenuto di uranio nelle alghe e nell’acqua, pensiamo di ritenere che non possa derivare da attività antropiche, in quanto i valori naturali, i rapporti tra gli isotopi, sono completamente rispettati”, quindi nell’ambito dei rapporti attesi in natura. “Di converso – ha proseguito – i valori elevati di Torio 234 sono da attribuirsi a processi di accumulo naturale delle alghe stesse”. L’ing. Matteocci, per rendere meglio comprensibile la questione, si è posto poi delle domande alle quali ha dato lui stesso le risposte.
- Domanda.Sulla base delle analisi la risposta è no, in quanto i dati di misurazione non evidenziano concentrazioni anomale di radionuclidi artificiali.
- Domanda. Sono state riscontrate nelle analisi concentrazioni di Torio 234 non usuali nelle alghe rosse?
- Risposta. Le analisi hanno confermato di si.
- Domanda. Si riscontrano contestualmente alti valori di Uranio 238 nelle alghe stesse?
- Risposta. Le analisi dicono no.
- Domanda. Gli alti valori di Torio riscontrati posso in qualche modo essere ricondotti alla presenza nell’ambiente di uranio rilasciato dal sistema di propulsione nucleare dei sottomarini?
- Risposta. Anche qui la risposta a nostro parere è no, in quanto non è fisicamente possibile che l’Uranio 238 possa essere rilasciato nell’ambiente senza che si trovi traccia di altri prodotti di fissione che sarebbero i primi ad essere rilasciati da un sistema di propulsione nucleare.
- Domanda. Gli alti valori di Torio 234 sono riconducibili ad attività umane, facendo sempre riferimento all’Uranio 238, quindi all’Uranio arricchito?
- Risposta. Anche qui pensiamo di dire no, in quanto i rapporti isotopici misurati per l’acqua marina e nelle acque rientrano nelle normali abbondanze isotopiche naturali.
- Domanda. A che cosa è dovuta l’attuale presenza di Torio 234 nelle alghe?
- Risposta. Sulla base delle analisi condotte, a fenomeni di accumulo naturale. E ciò è confermato dal fatto che fenomeni naturali di accumulo si riscontrano anche in altre aree esaminate.
15 Maggio 2004
Meditazione sulla VI domenica di Pasqua, Anno C
a cura di don Sandro Serreri
“Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore” (Gv 14, 27c).
Gesù ci invita a non avere timore. Questa parola evangelica, è stata all’origine di un altro invito che, da ventisei anni, riecheggia nel mondo, quello del papa Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura!”. Oggi, infatti, la paura è uno dei sentimenti che dominano l’uomo. L’uomo ha paura del pubblico, perciò sempre più si chiude nel privato. La coppia umana ha paura di impegnarsi per tutta la vita. La donna ha paura di generare, perché non accetta i limiti che la vita impone. L’uomo ha paura del terrorismo, che mina tutte le sue sicurezze. L’uomo ha paura dei disastri ecologici. L’uomo ha paura della guerra nucleare e, ancor di più, della guerra batteriologica. L’uomo ha paura di perdere la sua libertà ed indipendenza. L’uomo ha paura di perdere i suoi risparmi. L’uomo ha paura di una politica fiscale troppo oppressiva. L’uomo ha paura di impegnarsi nel sociale e nel politico. L’uomo ha paura di ammalarsi. L’uomo ha paura d’invecchiare. L’uomo ha paura degli handicap psichici e fisici. L’uomo ha paura dei suoi molti limiti. L’uomo contemporaneo ha paure che, a ben guardare, neanche l’uomo medioevale aveva. Il primo, ha paure moderne insieme a quelle primitive di sempre. A questo uomo è annunciato il Vangelo nel quale gli si chiede anche di non avere paura. All’uomo della scienza e della tecnica, all’uomo che ha conquistato lo spazio, all’uomo che ha concentrato nelle sue sole mani una potenza energetica e distruttiva mai avuta prima, all’uomo della genetica fantascientifica, all’uomo post moderno malato di delirio di onnipotenza, il Vangelo annuncia: “Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore”, e il successore dell’apostolo Pietro, che aveva ascoltato dal vivo queste parole, Giovanni Paolo II grida: “Non abbiate paura!”. Dunque, questa parola, contemporaneamente, appare assurda e necessaria, stonata e sinfonica, antica e nuova. Sembra, che proprio questo uomo, così pieno di se, ma anche così tanto timoroso, abbia un particolare bisogno di essere incoraggiato, rassicurato, protetto. Per questo, il Vangelo nonostante le tante insidie, minacce, sfide, attacchi, assalti, conserva tutta la sua carica di liberazione dal Male, dall’inganno, dall’illusione, dal fatalismo, dal paganesimo, dalla superstizione, per tutti quegli uomini che non si sentono sminuiti davanti alla Legge di Dio, agli insegnamenti di Gesù, alla dottrina della Chiesa; per tutti quegli uomini che, toccati dalla grazia, non ne hanno paura, ma si mettono in cammino lasciandosi guidare dallo Spirito di Dio. Oggi c’è un disperato bisogno di Dio, anche se tutto dice il contrario. Spetta, allora, alle Comunità cristiane e ai loro pastori raccogliere la sfida e rispondere con una idonea pastorale dell’annuncio della Parola capace di portare salvezza e disperdere le nebbie della paura.
15 Maggio 2004
Una comunità silenziosa e laboriosa
Cinesi a La Maddalena

Da un paio d’anni la cittadinanza maddalenina include al suo interno una comunità cinese. Un dato impensabile fino a poco tempo fa, ma riscontrabile ormai in numerose città italiane. Inizialmente sono apparsi i primi ristoranti cinesi poi, col tempo, i negozi di abbigliamento; al principio gli emigrati si sono stabiliti nelle grandi città, in seguito in quelle più piccole come la nostra. Attualmente a La Maddalena la comunità cinese è presente con tre negozi: uno, nei pressi del Bar Fabris, che potremmo definire “storico” in quanto il primo ad aver aperto, un secondo a Cala Gavetta e un terzo in piazza Comando. Ma quali sono i motivi che hanno spinto gli uomini e le donne di nazionalità cinese a lasciare la loro terra, venendo a stabilirsi in un’Europa così diversa dalle loro tradizioni e dalla loro lingua, così lontana, non solo territorialmente? È questa la domanda che ci ha spinto a indagare, a cercare di capire, o per lo meno di conoscere un po’ più da vicino la situazione. Bisogna subito dire che non è stata un’impresa facile. Alcuni hanno preferito non essere intervistati, spiegando gentilmente le loro motivazioni, altri hanno scelto di rifugiarsi dietro l’incomprensibilità della nostra lingua. Solo una giovane ha accettato di rispondere ad alcune domande, preferendo però rimanere anonima. Ne è venuto fuori un quadro interessante, anche se assolutamente parziale. La famiglia della nostra intervistata è composta attualmente da undici persone e risiede a La Maddalena da un anno, dopo essere vissuta per tre anni a Sassari, dove gestiva anche lì un negozio di abbigliamento; proviene dalla città di Zhejiang, situata nella zona orientale della Cina, lungo il fiume Chang Jiang, non lontano da Shanghai. La giovane ha affermato di trovarsi abbastanza bene a La Maddalena, pur nella ovvia nostalgia per il suo paese, e di non aver mai subito o avvertito intolleranza e razzismo nei suoi confronti. Per concludere si è dichiarata di religione buddista, come tutta la sua famiglia. Come si diceva poc’anzi le notizie raccolte sono assolutamente parziali, ma lasciano intravedere una presenza abbastanza radicata, testimoniata dai quattro anni di vita in Sardegna, e sicuramente la capacità di adattamento a stili e sistemi di vita diversi da quelli originari; si possono comunque già vedere le caratteristiche frequenti dell’emigrazione cinese, contraddistinte da una vita di comunità, spesso slegata dal contesto generale. Infine una considerazione più generale e che coinvolge tutti noi: va’ giudicata assai positivamente l’assicurazione, dataci dalla nostra intervistata, circa l’assenza di atti di intolleranza o di razzismo nei suoi confronti. Il grado di civiltà di una società si misura nella capacità di accettare chi è diverso da noi, e chi non parte da tale accettazione non capisce la ricchezza che viene dalla diversità e dall’incontro con le altre culture, sempre nella consapevolezza della grande importanza della nostra origine cristiana. Del resto, come diceva Leopardi, non esiste niente di più intollerabile dell’intolleranza.
Gian Luca Moro
15 Maggio 2004
L'editoriale
di don Sandro Serreri
Promesse da mantenere
Fra circa un mese anche i maddalenini andranno a votare per eleggere il nuovo Consiglio regionale. Si tratta di un appuntamento molto importante al quale non ci si deve astenere, perché l’anima della democrazia compiuta è la partecipazione. Partecipare alla vita politica della società alla quale si appartiene è un diritto-dovere, proprio e non delegabile, di ogni vero cittadino. Il voto democratico è stato una conquista che ha comportato anche il sacrificio di tante vite umane. Per questo, ritengo che non andare a votare possa costituire anche una sorta di offesa – pur indiretta – nei riguardi di quanti, uomini e donne, sono morti affinché anche nel nostro Paese si potesse votare, liberamente e secondo coscienza. Il voto, e non il referendum, è la più alta espressione della sovranità del cittadino, di ogni cittadino, di tutti i cittadini senza differenze di sesso, di cultura, di ceto, di religione, di ideologia. Votare vuol dire assumersi la responsabilità di farsi e lasciarsi rappresentare da alcuni cittadini, uomini e donne, riconosciuti e ritenuti idonei a governare il “bene comune”, ad organizzare la società secondo giustizia, a garantire e promuovere tutte le conquiste civili della nostra democrazia, a costruire una convivenza sempre più solidale. Perciò, non credano coloro che verranno eletti di poter fare all’elettorato delle promesse che poi non manterranno, perché, in democrazia, il vero consenso non è quello che si conquista durante le tribune elettorali, ma, piuttosto, quello che si conquista sul campo della vita socio-politica, dei progetti realizzati, del benessere che si diffonde e cresce. Non credano poi, neanche questa volta, coloro che verranno eletti a rappresentare le diverse anime della nostra società, di poter fare delle promesse, che poi non manterranno, perché in democrazia si può anche governare il sistema amministrativo-burocratico, ma nelle piazze, nei luoghi del lavoro, nelle case, avere cittadini che vivono concretamente una politica completamente slegata e del tutto estranea da quella che i loro rappresentanti dicono di servire, ma che in realtà si dimostra essere soltanto gestione di interessi di parte che nulla, dunque, hanno a che vedere con il “bene comune” e la “giustizia sociale”. E, ancora, non credano i tanti – troppi! – candidati al governo regionale di poter promettere “larghe intese” sui piani di sviluppo dell’Isola quando, ancor prima di una loro ipotetica vittoria, non si sono esercitati nella difficilissima arte di trovare “larghe intese” attorno a due o tre – e non più! – candidati al fine di poter avere sicuramente almeno un rappresentante. E, infine, non crediamo noi tutti, cittadini elettori, di poter fare a meno di esercitare il sovrano diritto-dovere di ascoltare le promesse elettorali dei nostri candidati, ma anche, se queste vengono smentite, tradite, deluse, di delegittimarli togliendo loro considerazione, stima, fiducia, credibilità. Questo, perché è morale fare una promessa, ma gravemente immorale non mantenerla.