N° 102 del 15 Maggio 2004 - pagina n°
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15 Maggio 2004
Una pagina di storia
Contro i turchi nel 1811
“L’isola della Maddalena …è grande pressappoco come Caprera …Queste isole erano abitate da qualche famiglia di pastori originari della Corsica …si costituirono anzitutto un piccolo forte per premunirsi contro gli assalti dei barbareschi, e una chiesa, col titolo di Trinità”. Come scrive Alberto Della Marmora, nel suo ‘Itinerario dell’isola di Sardegna’, le incursioni di turchi e tunisini nelle acque dell’Arcipelago erano frequenti, e non solo; spesso, i maddalenini si erano dovuti difendere e morire, come Francesco Ornano che fu la prima vittima di uno di questi scontri. Dopo la battaglia con due sciabecchi turchi, del 1794, fu la volta delle due regie mezze galere, il Falco e l’Aquila, e il lancione Sant’Efisio, contro due legni barbareschi “stati predati”. Questi, partiti da Tunisi, avevano depredato una imbarcazione sarda presso il golfo di Cagliari; erano intervenuti in sua difesa il Falco appunto, comandato dal cavalier De May e dal suo sottotenente G. Battista Scoffiero; il cavalier Vittorio Porcile, a capo dell’altra mezza galera, con il sottotenente Giuseppe Zicavo e La Violetta, comandante il lancione Sant’Efisio.Tra coloro che si distinsero, anche Battista Zicavo, ferito e uomo di “fermezza, ed intelligenza”; Francesco Zonza, già decorato con la medaglia d’argento, per la battaglia del 1793 e in attesa di quella d’oro come ricompensa per la sua solita fermezza, e bravura. Dopo quattro ore di combattimento, i sardi ebbero la meglio. “Il giorno 28 luglio nell’anno del Signore del 1811, Giuseppe Montesi tempiese, Giuseppe Zicavo figlio di Natale, Michele Zicavo Tramoni, e Giovanni Domenico Leandri figlio di Sebastiano tutti marinai della regia Trireme detta l’Aquila, avendo ottenuto la vittoria in battaglia contro i Turchi, morirono, i loro corpi caddero in mare...”. In realtà le vittime furono nove, di cui quattro solo maddalenini; ancora un esempio di coraggio e di intuito per gli isolani che furono tra i primi ad organizzare l’arrembaggio.
Alessancra Deleuchi
15 Maggio 2004
In morte di
Vittoria Bertorino Fastame
Vittoria carissima, ci hai lasciato chiudendo la tua non lunga vita terrena preoccupata per un prossimo che ti era stato affidato e, insieme, pensando ai poveri nelle vesti degli anziani da accudire, degli handicappati da incoraggiare, della solidarietà da offrire sempre e comunque. Essendo stato il tuo padre spirituale, avendo conosciuto la tua anima, posso dire, commosso e riconoscente, che mi mancherai molto, moltissimo. Quando nella vita s’incontrano persone come te – e non le si incontra tutti i giorni –, queste lasciano un segno profondo e incancellabile nell’interiore mondo dei sentimenti e degli affetti. Tu eri una donna saggia, religiosa, devotissima di P. Pio, di carattere forte e tenero, capace di commuoversi sino alle lacrime specialmente davanti alle vite segnate dall’abbandono. Il tuo cuore di madre non ha mai cessato di pulsare. Avevi tante preoccupazioni, ma alcune di queste ti stavano particolarmente a cuore. Da molti anni avevi messo a disposizione di nuove e vecchie povertà le tue sostanze, la tua passione, il tuo coraggio, la tua fede, la tua influenza, la tua famiglia, i tuoi affetti più cari. Riconoscendo Gesù nei poveri, hai affrontato tante buone battaglie per garantire loro diritti e giustizia. In questo tuo Vangelo vivente, hai sempre avuto al tuo fianco Giancarlo, che ora lasci solo e al quale affidi in eredità il tuo impegno a seguire e servire Gesù nei poveri specie, se bambini o anziani ammalati. Più volte ti ho sentito preoccupata per il fatto di non riuscire a fare tutto quello che volevi fare. Nei tuoi doveri domestici e familiari eri imbattibile, come lo eri nei tuoi impegni verso la solidarietà. Talvolta, come padre spirituale, ti ho dovuto frenare un pochino, ma il più delle volte ti ho incoraggiato nei tuoi slanci. Avevi ancora molto da dare in generosità, in sollecitudine verso i più bisognosi. E hai continuato a dare sino alla fine della tua vita donando i tuoi organi, perché altri vivessero. Ecco, il tuo ultimo atto di amore. Ora, davanti alla tua testimonianza resto muto, perché non c’è altro da aggiungere, se non… Grazie Signore per avermi dato Vittoria come anima da guidare lungo i sentieri del tuo Vangelo!
don Sandro
15 Maggio 2004
Disertazione sul prezione liquido
Alla scoperta dell'acqua

Via Manfredo
Fanti
La nostra isola è costituita, da un punto di vista geologico, da rocce granitiche che costituiscono di per sé acquiferi poco permeabili, dove cioè la circolazione delle acque sotterranee avviene generalmente nella parte più superficiale, costituita da una coltre di sabbione granitico tipico, proprio di questo tipo di roccia, risultato di una serie di fenomeni di alterazione dovuti agli agenti atmosferici. Ogni uscita naturale d’acqua dal sottosuolo si chiama sorgente, al contrario, quando essa non affiora spontaneamente alla superficie, viene raggiunta artificialmente mediante la trivellazione di pozzi. Negli ultimi anni, a La Maddalena, sono stati trivellati parecchi pozzi artesiani (da Artois, località della Francia) e in quasi tutti è stata intercettata la falda acquifera. Le profondità in genere sono comprese tra 50 e 100 metri, talvolta anche superiori. Le località nelle quali l’acqua emerge spontaneamente o tramite trivellazione di pozzi sono svariate, ricordiamo Fangotto, Sualeddu, Regione Gambino (Villaggio Piras), Cala Chiesa, Guardia Vecchia, Carlotto. In queste ultime in particolare vi sono le più importanti sorgenti di acqua potabile dell’Isola, delle quali la popolazione ha sempre beneficiato. Anche il centro storico è ricco di sorgenti e pozzi, ancora oggi produttivi, basti pensare che l’attuale via Manfredo Fanti (nella foto) un tempo veniva chiamata via delle Fontanelle, proprio perché ogni proprietà aveva il suo pozzo. Presso il forte Sant’Andrea, le ex prigioni, è ubicata la cosiddetta Fontana del Re; ancora via Alfonso Lamarmora un tempo era denominata via Delle Fontanellucce. Una precisazione: sinonimo di sorgente è fonte, dal latino fons-fontis, mentre il termine fontana, che nei vecchi scritti viene spesso usato come sinonimo di fonte, presuppone invece una sistemazione esterna atta alla raccolta e alla distribuzione dell’acqua, che può trovarsi anche lontano dalla sorgente. Le ricerche d’acqua vengono realizzate con mezzi geofisici, in particolare con sondaggi elettrici verticali che si basano sulla misura della resistività elettrica lungo la verticale del luogo, cioè la resistenza che la corrente elettrica incontra, attraversando una determinata sostanza per lunghezza e sezione unitarie.
(1—Continua…)
Monica Culiolo, geologa
15 Maggio 2004
Appuntamento al 5 giugno prossimo
Gli sfollamenti dell'ultima guerra

Giovanna Sotgiu
Ricordare fa bene al passato e dovrebbe giovare al presente:
‘Gli sfollamenti durante la seconda guerra mondiale’, nuovo libro promosso dal Co.Ri.S.MA., in collaborazione con Radio Arcipelago, ricostruisce le modalità di tre sfollamenti avvenuti dal 1939 al 1943 a La Maddalena, che occupava una posizione politica non di centralità rispetto al continente, ma che era da sempre fondamentale come base strategica. Nel 1939, nel ‘40 e nel 1943, i maddalenini furono costretti a lasciare l’Isola in modi e tempi diversi ma con sentimenti simili. Nel primo caso fu il patto d’acciaio a spingere all’esodo, vista anche la possibilità di un attacco da parte della vicina Corsica; poi il conflitto subì una accelerazione con l’invasione della Francia da parte tedesca, che causò il secondo sfollamento ed infine i bombardamenti su Cagliari del 1943 che contribuirono a rendere sempre meno sicuri sulla inespugnabilità della base maddalenina. La ricostruzione delle modalità, delle sensazioni e dell’atmosfera, che facevano da protagonisti insieme agli isolani sfollati, nasce da una lunga ricerca di documenti storici e delle memorie di chi visse quegli anni in prima persona. Il 5 giugno prossimo, nel salone consiliare, alle ore diciotto, sarà presentato il lavoro frutto della rivisitazione di momenti tra i più difficili della storia di La Maddalena. Tutti coloro che vissero o che sentirono parlare di quei duri anni maddalenini, sono invitati a partecipare come anche i giovani, lontani per esperienza e per età, ma vicini per sentimenti e per dire un no deciso alla guerra.
Alessandra Deleuchi