PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA - LA MADDALENA (SS)
Il Vento
Il Vento
"Il Vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va"(Gv.3,8)
(Supplemento di "Gallura e Anglona", periodico della Diocesi di Tempio-Ampurias: direttore Tomaso Panu)
Anno V - numero 104 del 15 Giugno 2004

15 Giugno 2004
Elezioni regionali
Vincono in pochi, perdiamo tutti!
Alle elezioni regionali del 12 e 13 giugno scorso è risultata indubbia l’affermazione personale di Agostino Bifulco (primo nel collegio Gallura, sebbene Rifondazione Comunista non sia riuscita a conquistare il seggio) e di Pier Franco Zanchetta (il più votato a La Maddalena, nella lista D.S.). Per quanto riguarda gli altri candidati maddalenini, chi più chi meno, hanno portato acqua (qualcuno anche poca) agli ‘amici’ di Olbia e di Tempio, i quali si sono spartiti i sette consiglieri regionali che la neonata provincia Gallura è riuscita ad eleggere. La Maddalena, terzo Comune della Provincia per popolazione, ma primo in quanto a prosopopea, mettendo in campo ben 11 candidati (Tempio ne ha presentato 2 e ne ha eletto 2), ‘aveva già scelto’ di non avere alcuna rappresentanza in Regione: e così è stato. Pubblichiamo nelle pagine interne i risultati elettorali, singoli e comparati. Lettori ed elettori possono esaminarli con calma. Troveranno tra l’altro che la maggioranza dei maddalinini (52%) non hanno votato per un candidato locale. Chi non ha capito, gli elettori o la classe politica isolana? E se a non capire è stata la classe politica isolana, non è questa una sonora bocciatura? A La Maddalena hanno vinto in pochi (relativamente), abbiamo perso tutti!
Claudio Ronchi
.: Torna Su! :.
15 Giugno 2004
Meditazione, XII domenica del T.O. Anno C
a cura di don Sandro Serreri
"Non c'é più giudeo né greco; non c'é più schiavo né libero; non c'é più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù" (Gal 3, 28).
Con questo insegnamento l'apostolo Paolo coglie e sintetizza il progetto che Gesù ha disegnato per la società dell'uomo. Questo, prevede l'abbattimento delle barriere politiche, economiche, culturali, etniche che dividono i popoli, gli uomini e le donne, le società. Si tratta di un progetto grandioso, mai prima teorizzato neppure nella riflessione socio-politica di Platone e Aristotele. Quando Paolo scrive questa sintesi della dottrina cristiana circa la nuova società che sta per nascere e diffondersi (molto rapidamente) in tutte le terre che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, in Roma esercita il suo impero Nerone. Sotto Ottaviano Augusto (suo predecessore) Roma aveva raggiunto la sua massima espansione imponendo, con la forza delle sue legioni e l'autorità del suo diritto (in pratica in tutto il mondo allora conosciuto), un modello di società basato sulla rigida divisione in caste sociali a partire da quanti erano o no cittadini romani. L'economia si fondava sulla forza lavoro garantita da una enorme massa di schiavi. I popoli vinti, occupati e sottomessi avevano un solo diritto: quello di riscuotere e versare nelle casse di Roma le tasse. La donna, anche quella patrizia, era completamente alla mercé del diritto dell'uomo: padre, fratello o marito che fosse. Perciò, la dottrina sociale che il Vangelo propone, anche tramite l'autorità di alcune lettere pastorali apostoliche, come quelle di Pietro e Paolo, costituirà, sin dai primi giorni della società giudeo-cristiana, un elemento di rottura all'interno del mondo greco-romano. E per questo, il Vangelo diventa presto "pietra di scandalo" (1Pt 2, 8), "pietra d'inciampo" (Rm 9, 32), "segno di contraddizione" (Lc 2, 34). Pertanto, la società del tempo viene attraversata e scossa, sino nelle sue fondamenta, da un insegnamento così nuovo da destare curiosità ed interesse persino da parte dei patrizi e dei senatori, dei filosofi e dei letterati. Il Vangelo non poteva passare inosservato. I politici e gli uomini di cultura del primo secolo, che sottovalutarono la predicazione del Vangelo e la forza del suo messaggio sociale, si sbagliarono. Infatti, dopo la persecuzione di Nerone (la prima di una lunga serie), il cristianesimo iniziò a propagarsi a macchia d'olio tra tutti i popoli dell'impero scuotendo principi e diritti sociali, politici ed economici che si pensava immutabili. La forza d'urto del Vangelo consistette anche nella sorpresa che suscitò all'interno del mondo pagano la conversione di masse sempre più grandi di uomini e donne di ogni ceto, cultura, popolo e, quindi, l'espandersi di una religione che si credeva fosse null'altro che una piccola setta giudaica destinata a scomparire in breve tempo. Oggi la dottrina sociale di Paolo apostolo (prima incarnazione e attualizzazione del messaggio evangelico), non viene più ascoltata in tutta la sua prorompente provocazione, ma allora scrivere ed insegnare che "non c'è più giudeo nè greco; non c'è più schiavo nè libero" significava sovvertire l'intera società, economia, impero del tempo. Oggi, dopo Costantino e Teodosio, il Papato e il Vaticano II, si è molto affievolita la convinzione che il Vangelo possa essere uno degli strumenti, etici e morali, insieme, per la costruzione di un ordine socio-politico, economico e culturale più giusto e migliore per tutti. Il Vangelo ha avuto questa energia, perché i primi cristiani intuirono che questo era stato dato loro anche per proporre al mondo un nuovo modello di società. Oggi, il totale riconoscimento internazionale dell'autorità morale della Chiesa e della sua gerarchia, la quasi assoluta mancanza di persecuzioni contro le Comunità cristiano-cattoliche, la tolleranza garantita (in linea di massima) anche da parte dei governi a regime coranico o ateo, fa si che le parole di Paolo e, quindi, lo stesso Vangelo non suonino più come scandalose, provocatorie e contraddittorie, in contrasto con l'attuale cammino dell'umanità. Invece, oggi, più che mai, va recuperato anche il senso socio-politico degli insegnamenti del Vangelo e degli apostoli, perché la Chiesa possa continuare ad essere anche missionaria ed apostolica. Il Vangelo ancora non ha assicurato a tutti gli stessi diritti. La nuova evangelizzazione, dunque, è ancora in cammino.
Archivio Rubrica: Meditazioni
.: Torna Su! :.
15 Giugno 2004
Presenti da alcuni anni
Le badanti
Da molti anni ormai un esercito silenzioso di donne provenienti dall’Europa orientale giunge in Italia: sono ucraine, moldave, polacche, russe, rumene. La maggior parte di esse cerca un impiego come assistente domiciliare: si occupano cioè di anziani e ammalati. Sbrigativamente definite badanti, con un brutto termine un po’ demodé, sono numerose (il 48,6% di coloro che hanno fatto domanda di regolarizzazione dal 2002, anno della legge Bossi – Fini che dovrebbe regolare il flusso degli stranieri) e soprattutto svolgono un ruolo indispensabile nella sua delicatezza. Anche La Maddalena ne ospita alcune. Abbiamo cercato di capire di più la loro situazione e il loro inserimento nel tessuto sociale maddalenino, intervistando una signora che lavora come badante e che ha comunque preferito mantenere l’anonimato. La nostra intervistata è ucraina (di una zona non molto distante dal confine con la Romania) e vive in Italia da circa 5 anni. “Lasciare la propria terra è difficile – afferma – ma necessario quando ci sono grandi difficoltà economiche e povertà. Oggi la vita in Ucraina è dura, gli stipendi sono bassi e non vengono pagati regolarmente. Certo, rispetto agli anni dell’Unione Sovietica siamo più liberi (si dice Vilna Ucraina, Ucraina libera), ma prima avevamo un po’ più di sicurezza e un lavoro retribuito. Inoltre chi era povero prima, adesso lo è ancora di più; chi stava meglio prima, ora vive bene ugualmente”. Andando avanti nel discorso emerge la nostalgia verso la propria casa. “Certo che c’è nostalgia: lì ho la mia famiglia, i miei figli e come ogni madre vorrei essere con loro. In questi anni sono andata a trovarli ma il tempo è sempre troppo poco.” Ma come è giunta in Italia e quali sono i problemi più difficili da affrontare? “Sono giunta qui cinque anni fa; dopo aver passato tre mesi a Milano, ho trovato lavoro a La Maddalena. In Ucraina lavoravo in fabbrica, mentre da voi c’è grande richiesta di badanti. E’ un lavoro di responsabilità, che ti mette in contatto con realtà difficili, vecchi, ammalati, persone a cui ti affezioni e che cominci a considerare come fossero tuoi parenti, quasi dei genitori da assistere. Per quanto riguarda i problemi, il più grosso riguarda il permesso di soggiorno. Va rinnovato ogni anno e per rinnovarlo bisogna dimostrare di aver lavorato almeno sette mesi.” Gli chiediamo quante badanti vi sono a La Maddalena e se fra loro vi siano rapporti d’amicizia. “Qui siamo circa una ventina, in maggioranza ucraine, ma vi sono anche russe e polacche. Con alcune è nato un rapporto d’amicizia e di affetto; del resto noi ucraini conosciamo anche il russo che abbiamo studiato a scuola e possiamo parlare anche con loro. Siamo quasi tutte di religione ortodossa, una religione che oggi possiamo professare liberamente anche in patria. In Italia c’è una Chiesa ortodossa a Milano, qui a La Maddalena preghiamo nelle chiese cattoliche.” Concludiamo con il solito accenno ai rapporti con i maddalenini e ad eventuali forme di razzismo emerse nei loro confronti. “Qui a La Maddalena viviamo abbastanza bene e siamo state accettate discretamente. Le difficoltà, che ci sono, non sono insuperabili.”.
Gian Luca Moro
.: Torna Su! :.
15 Giugno 2004
L'editoriale
di don Sandro Serreri
Il rispetto, prima di tutto
È iniziata l'estate con i primi turisti a passeggio per il corso Garibaldi e le piazze e nelle spiagge esposti al sole per la tintarella o immersi nelle acque cristalline dell'arcipelago. Con l'estate, però, sono anche iniziati i primi schiamazzi notturni, le prime notti brave, le prime gincane dei motorini, le prime chiassose bevute sulle varie gradinate del centro storico, le prime musiche assordanti sino a notte fonda, le prime urla, le prime festicciole a tarda notte. In piazza Comando a mezzogiorno si dorme e ci si sveglia dopo la mezzanotte. I locali pubblici scaricano le loro musiche da discoteca con amplificatori posti persino sulle vie del passeggio. E tutto questo, senza il ben che minimo rispetto per le più elementari e comuni regole della convivenza civile. La sfrenata voglia di divertimento e il guadagno non possono essere le uniche leggi regolatrici di una società (la nostra) che si dice civile. Gli uomini che vivono in società hanno bisogno (è più che necessario) di regole con le quali stabilire alcuni limiti persino alla sana manifestazione del divertimento. Altrimenti, salta una regola fondamentale: il rispetto reciproco. Questo, non nasce spontaneo nel comportamento dell'uomo. Perciò, occorre l'educazione. A tale scopo, servono anche le regole, che non tanto devono mirare a restringere gli spazi di manifestazioni umane quali quelle legate allo svago, quanto ad educare gli uomini e le donne che vivono in società al rispetto reciproco, perché la libertà di ognuno di noi termina dove inizia la libertà dell'altro. Ma chi deve fare osservare e garantire (per il bene comune) le regole della convivenza civile? Le forze dell'ordine, la polizia municipale, l'Amministrazione comunale. Costoro hanno senso e valore in una società veramente civile e democratica, se sono al servizio del bene comune, altrimenti... accade quel che accade durante l'estate maddalenina: una vita notturna priva di regole. Se anche questa estate i cittadini maddalenini rivivranno l'estate dell'anno scorso e degli ultimi anni, allora, vorrà dire che siamo arrivati al capolinea di un viaggio senza ritorno. Discariche abusive nelle vie dell'abitato, parcheggi introvabili o fuorilegge, vincoli che l'uomo della strada continua a non capire, un inesistente controllo del territorio, un centro storico abbandonato. E a tutto questo, si aggiungono tante (troppe) notti insonni. Se mi chiedessero quale slogan proporre ai maddalenini e ai turisti per questa estate, non esiterei a rispondere: Il rispetto, prima di tutto!
Archivio Rubrica: L'editoriale
.: Torna Su! :.

NO ALLE SCORIE RADIOTTIVE
NELL'ARCIPELAGO
DI LA MADDALENA
E NELLA SARDEGNA TUTTA

C.A.V. (Centro di Aiuto alla Vita)
La Maddalena via Tomaso Zonza, 8
Telefono 0789.731087
orario di apertura:
martedì ore 17,00 - 18,00
mercoledì ore 17,30 - 18,30
Numero verde S.O.S Vita : 1678-13000

.: Torna Su! :.