PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA - LA MADDALENA (SS)
Il Vento
Il Vento
"Il Vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va"(Gv.3,8)
(Supplemento di "Gallura e Anglona", periodico della Diocesi di Tempio-Ampurias: direttore Tomaso Panu)
Anno V - numero 105 del 1 Luglio 2004

1 Luglio 2004
La città ha bisogno di essere amministrata!
Se fin dall’inizio del proprio mandato popolare l’Amministrazione Giudice ha dovuto far fronte a seri problemi interni (primo fra tutti il caso Beltrami) e ad un’aspra polemica politica (ma solo politica) con l’opposizione di Centro-Sinistra ed in particolare con i D.S., negli ultimi tempi si è invece contorta in un duro ed intricato confronto interno da resa dei conti. Le polemiche tra Rosanna Giudice ed il Parco (per la revoca di una convenzione), tra Rosanna Giudice ad alcuni componenti la Giunta, tra Rosanna Giudice ed alcuni partiti della propria maggioranza, tra partiti ed uomini della maggioranza, tra Rosanna Giudice ed il suo stesso partito Alleanza Nazionale, ed ancora, le polemiche per alcuni ordinari fatti amministrativi, recentemente prodotto la minaccia di dimissioni da parte dello stesso sindaco (poi rientrate), la destituzione dell’assessore all’Urbanistica Andrea Columbanu (l’assessore del PUC), l’auto sospensione di Marco Avolio, consigliere delegato alle problematiche socio-assistenziali, ulteriori lacerazioni e conflittualità. Il tutto tra incontri politici più o meno riservati, irruzioni notturne, convocazioni di Giunta, burrascose riunioni di maggioranza, interviste di fuoco ai giornali, esternazioni radiofoniche più o meno composte. Mentre chiudiamo il giornale, registriamo con preoccupazione l’andata deserta del primo Consiglio Comunale (del 7 luglio) convocato per il bilancio di previsione, pena, in caso di non approvazione nei prossimi giorni, la nomina di un commissario ad acta e lo scioglimento del Consiglio. E mentre Rosanna Giudice, in aperta polemica col presidente Cualbu, chiede al ministro dell’Ambiente che il presidente del Parco sia lo stesso sindaco, c’è chi si domanda se, allo stato dei fatti, sia meglio un’ Amministrazione Comunale in crisi quasi cronica o la iattura di un Commissario Prefettizio.
Claudio Ronchi
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1 Luglio 2004
Meditazione sulla XV domenica, del T.O. Anno C
a cura di don Sandro Serreri
“E chi è il mio prossimo?” (Lc 10, 29b).
Questa, la domanda che un dottore della legge pone a Gesù nel vano tentativo di dare da intendere di non sapere chi sia il suo prossimo e, quindi, di potersi così giustificare. Essendo un dottore della legge non può non conoscere l’insegnamento citato da Gesù riguardo il prossimo: “e il prossimo tuo come te stesso”. Ma, forse, a questo maestro, più che altro, risultava difficile l’applicazione di questo antico precetto. Amare il prossimo non è mai stato facile, né per i contemporanei di Gesù né oggi per noi. Tra l’altro, il nostro prossimo, spesso, non si fa amare, ma, anzi, risulta essere il motivo scatenante di tensioni, odi, vendette, rancori. Come il dottore della legge del Vangelo così anche ognuno di noi può domandarsi: Chi è il mio prossimo? Domanda legittima, risposta molto impegnativa visto che oggi sembra che si sia perso il senso del prossimo, vale a dire la capacità di sapere chiaramente chi sia il prossimo. Al tempo di Gesù alcune categorie di uomini apparivano essere il prossimo per via del loro stato di emarginazione, povertà, bisogno, posizione sociale. Perciò, erano facilmente identificabili e, quindi, fatti oggetto di misericordia o disprezzo. Oggi tale identificazione non è così facile, perché la nostra società sembra aver smarrito quella sensibilità morale e civica che portava molti a saper individuare il proprio prossimo per poi poterlo rispettare e aiutare. Oggi Gesù farebbe molta fatica a cercare e trovare una immagine che possa descrivere il prossimo. La chiusura verso il privato, la fuga dal pubblico, l’egoismo imperante in tutti i settori della vita, il perbenismo sempre più tendente all’arroganza, il pensarsi totalmente indipendenti, a portato tutti noi a non sapere chi sia il nostro prossimo o, in molti casi, persino a non riuscire a vederlo. Si tratta di una cecità interiore, che può portare persino a schiacciare qualsiasi nostro prossimo, da quello più prossimo (in casa, nel lavoro) a quello più lontano. L’uomo contemporaneo - ricco di tanta tecnologia, ma povero di Vangelo - sempre più ha bisogno di domandarsi: Chi è il mio prossimo?, perché se non riconosce e ama il suo prossimo, non può riconoscere e amare se stesso. La non risposta alla domanda posta dal dottore della legge a Gesù, è una delle cause dei molti mali che affliggono la nostra società. S’intende: non rispondere in famiglia, nel lavoro, nel vicinato… Anche il riconoscimento del nostro prossimo può darci la misura di quanto stiamo mettendo in pratica il Vangelo o di quanto ne siamo distanti. Certamente, non si può eludere la dimensione sociale del Vangelo, vale a dire: non si può pensare di vivere il Vangelo senza incontrarci con ogni prossimo che vive in società. “Chi è il mio prossimo?”: per Gesù è l’uomo che “scendeva da Gerusalemme a Gerico” (v. 30), per noi il coniuge in crisi, i figli adolescenti, i genitori anziani e malati, i colleghi antipatici, i parenti invidiosi, i vicini impiccioni, i compagni ipocriti, gli amici opportunisti. Essere cristiani, dunque, significa anche vedere, riconoscere e sforzarsi di accogliere ogni nostro prossimo, se vogliamo essere testimoni del Vangelo, altrimenti continueremo a passare “oltre” (vv. 31-32).
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1 Luglio 2004
Santa Maria Maddalena patrona
Mettici una pezza!
Santa Maria Maddalena, patrona dell’Arcipelago, mettici una pezza! La frase, a qualcuno potrà sembrare irriverente, ma, nel linguaggio comune, può racchiudere la speranza e l’invocazione di tutta la comunità isolana. Mala tempora currunt! (corrono brutti tempi!), dicevano i romani. Mettici una pezza, chiediamo noi. I festeggiamenti quest’anno sono organizzati dai cinquantenni del 1954 e dai venticinquenni del 1979. Il programma messo in piedi tra non poche difficoltà, è articolato e nutrito, sia nella parte religiosa che in quella civile-ricreativa. Grazie ‘Ragazzi’! Leggi il calendario dei festeggiamenti. Buona Festa!
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1 Luglio 2004
L'editoriale
di don Sandro Serreri
Piazza di Chiesa: isola pedonale
È possibile, (almeno) durante i mesi di luglio e agosto, rendere piazza di Chiesa isola pedonale? Certo, per far questo bisognerebbe chiudere al traffico le vie Vittorio Emanuele e Ilva, ma non credo che tale divieto possa costituire un danno economico per nessuna delle attività lavorative che ruotano attorno a uno spazio che dovrebbe essere come le piazze Garibaldi e Comando. Ovviamente bisognerebbe vietare anche il parcheggio. Perché no? Non si può pretendere di entrare con la propria auto dentro i negozi o il sagrato della parrocchiale. Certo, lo spettacolo che si presenta in particolare in certe ore della giornata, è quello di una grande confusione di macchine parcheggiate anche in doppia fila, a tappo delle vetrine, delle porte d’ingresso, sulla gradinata della Chiesa. Piazza di Chiesa dovrebbe essere uno dei “biglietti da visita” turistici della nostra città e non l’immagine del caos che regna sovrano nella viabilità maddalenina. Questa piazza, principale testimone della piccola-grande storia isolana, tra l’altro, reca i segni di una assoluta mancanza di rispetto nei riguardi della sua identità architettonica e urbanistica: insegne (anche selvagge) non conformi alle linee degli edifici, colori pastello lontani da quelli tipici del centro storico. Insomma: questa piazza è una sorta di guazzabuglio dentro il quale sembra far fatica a mostrarsi, pur nella sua maestà, la facciata della parrocchiale, un vero e proprio monumento. Dobbiamo ricordarci che non siamo a Siena o San Gimignano, ma a La Maddalena dove sempre più si sta rendendo necessaria la salvaguardia delle caratteristiche architettoniche del centro storico e dove il poco che siamo riusciti a conservare non deve essere deturpato, ma restaurato, custodito, protetto, promosso. Piazza di Chiesa, insieme a piazza e via Garibaldi, dovrebbe diventare l’icona urbanistica da mostrare al turista che non si accontenta del mare di Spalmatore, delle rocce di Tegge, delle vele di Caprera, dell’approdo di Cala Gavetta, ma che cerca anche spazi dove passeggiare liberamente nel tentativo d’incontrare l’identità, la cultura, la storia maddalenina sulle facciate dei suoi vecchi palazzi, sul lastricato del suo corso. La mia difesa del centro storico maddalenino (muta, perché inascoltata) non finisce qui. Questa, è soltanto un’altra puntata. Perciò, destino questo editoriale all’Amministrazione comunale, che sempre più mi appare sorda agli appelli di quanti, come me, vivono una sincera e grande passione per tutto ciò che appartiene al passato della nostra Isola e che vuole proiettarsi verso il futuro senza per questo smarrire la propria identità. Piazza di Chiesa isola pedonale? Sarebbe un segno forte di amore verso tutto il centro storico.
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