Radiottività? Non c'è! Però...

La nave americana ormeggiata
a Santo Stefano
Il problema della radioattività legato alla presenza della base per sommergibili nucleari di Santo Stefano è troppo importante e delicato perché i controlli vengano effettuatati solo da Istituti ufficiali, dai Governi, dai militari. È questa la sostanza recepita del messaggio che Bruno Chareyron ha lanciato il 21 giugno scorso, a La Maddalena, nel corso di una conferenza organizzata dal WWF Gallura. Di qui l’importanza di controlli ed analisi effettuate da Istituti specializzati privati, indipendenti e, perché no, critici, come appunto il Criirad. Costituito in Francia subito dopo il disastro nucleare di Cernobyl, il Criirad ha più volte, nel tempo, smentito dati ufficiali che davano non esistenti tracce di inquinamento radioattivo. Alla presenza di un folto pubblico e degli organizzatori dell’incontro (la figura storica dell’ambientalismo gallurese il prof. Andrea Quiliquini e il radiologo sassarese Vincenzo Migaleddu), Bruno Shareyron ha snocciolato dati su dati che in estrema sintesi si possono così riassumere. Dal punto di vista radioattivo a La Maddalena“non è stata registrata alcuna variazione in conseguenza dell’incidente del sommergibile nucleare americano Hartford” (avvenuto nel 2003). Nel corso delle analisi è invece stata riscontrata (in alcune alghe) la presenza di Torio 234. Il Criirad concorda poi con l’A.P.A.T., che ha fornito i dati delle proprie ricerche ufficiali l’11 maggio scorso (si veda Il Vento n. 102 del 15.05.04), sul fatto che comunque l’elevata presenza di Torio 234 non sia imputabile all’attività dell’uomo (nucleare) ma sarebbe di origine naturale.

Bruno Chareyron
del Criirad
Il Criirad aggiunge però che “potrebbe essere ugualmente di origine artificiale. Ci sono infatti delle industrie non nucleari che con i loro scarichi possono immettere quantità di Torio nell’ambiente”. Alcune analisi poi, il Criirad, su campioni prelevati nell’Arcipelago ed in Corsica, le ha commissionate ad un laboratorio belga. Ad esempio, quelle sulla presenza di Uranio 238 e sull’Uranio 235. Dagli esami è risultato che il rapporto tra i due elementi è normale e che “l’Uranio riscontrato nelle alghe prelevate non è né arricchito, né impoverito, cioè è naturale”. Diverso invece il discorso sul Plutonio, del quale sono stati riscontrati valori appena al di sopra della media. Su questo aspetto però non è dato sapere se ciò sia dovuto ad esperimenti nucleari francesi ed americani di alcuni decenni fa o se possa ricondursi alla presenza dei sommergibili a Santo Stefano. Per saperlo bisognerebbe conoscere la situazione dell’Arcipelago “al punto zero” cioè al 1972, anno in cui venne installata la Base. Bruno Chareyron nel corso dell’incontro ha ricordato che i sommergibili a propulsione nucleare possono rilasciare radioattività nell’ambiente e si è domandato “come facciano i militari americani a decontaminare i liquidi ed i gas nucleari contenuti nel reattore”. In altre parole se nel porto dell’isola di Santo Stefano si effettuino sostituzioni delle barre di combustibile nucleare esauste. Di qui “la necessità di un sistema di controllo un po’ più sofisticato” di quello attuale. Rilasci, accumuli, sostituzioni di barre, controlli: tutti quesiti per i quali sarebbe opportuno avere, crediamo, precise risposte ed assicurazioni, sia che alla guida del governo nazionale ci sia Romano Prodi o Silvio Berlusconi, alla guida della Regione Sarda si trovi Mauro Pili o Renato Soru, a capo dell’amministrazione comunale Mario Birardi o Rosanna Giudice. Ed indipendentemente dal fatto che ci si trovi d’inverno o in piena estate.