Elicriso (nome locale Scavvicciu)

Caratterizzata da un intenso profumo, è forse la pianta meglio conosciuta dai maddalenini. Costituisce infatti un elemento comune della gariga costiera e delle zone aride interne alle isole, che punteggia con i suoi cuscinetti grigiastri fino alla tarda primavera, quando si riempie di minuscoli capolini giallo dorati. Abituata ai lunghi periodi di siccità si mantiene bene anche come pianta secca ornamentale e per questo la si vede spesso decorare cesti all’interno dei camini della case isolane con un duplice scopo: uno (sicuro) è quello di mimetizzare le pareti affumicate del camino, l’altro (meno certo) è quello di allontanare zanzare e insetti nocivi. Ancora oggi l’elicriso è adoperato nella medicina popolare in fumenti contro il raffreddore, in decotto contro le affezioni epatiche e come regolatore della pressione del sangue. In questo ultimo caso bisogna far bollire una decina di capolini (o rametti apicali) in circa un litro d’acqua, lasciare per una notte “riposare al sereno”, cioè all’aperto (o fra finestra e persiana), e bere la mattina a stomaco vuoto piccoli quantitativi della tisana. I fiori dell’elicriso erano anche componente importante dell’”acqua di san Giovanni” preparata in vasche di terracotta la notte del 23 giugno con acqua pura di fonte (non so se in mancanza di questa oggi valga anche quella del rubinetto!) nella quale venivano lasciati cadere petali di fiori di campo. Durante la notte scende dal cielo “la manna”, ovvero la benedizione di San Giovanni e la mattina seguente l’acqua benedetta viene usata per lavare il viso e le mani di tutti i componenti della famiglia, specialmente delle ragazze da marito. La benedizione del Santo riguardava anche l’acqua di mare per cui non si poteva iniziare la stagione dei bagni prima del 24 giugno. La pianta era conosciuta anche dai pescatori che “profumavano” al fuoco dell’elicriso il polpo da utilizzare come esca nelle nasse: questo ultimo uso è attestato anche in Corsica.