Fico d’India, nome locale: fighidinda; (nome scientifico Opuntia ficus indica)
Pianta esotica, introdotta in Europa dal Messico nel XVI secolo, è diventata ormai parte integrante del paesaggio delle regioni mediterranee. Data l’estrema facilità di attecchimento, è stata usata un tempo come siepe per dividere i terreni al posto dei costosi muri a secco. Tutte le parti della pianta trovavano impiego nella economia povera della nostra comunità, fino a metà del secolo scorso. In caso di necessità, le foglie (palette), tagliate a fette, venivano date, come nutrimento, al bestiame. Ma le stesse palette, tagliate a metà e poste sulla pancia di persone affette da febbre alta, agivano come antipiretico, assorbendo il calore cutaneo provocato dalla febbre: si sarebbero così salvati molti bambini ammalati di tifo. L’uso alimentare era molto ricco; i frutti possono essere seccati: in tal caso devono essere privati della parte più esterna della buccia, tranne che nel fondo che deve rimanere consistente perché serva da base di appoggio, e quindi messi ad asciugare al sole fino a che perdano il liquido; a questo punto si possono sciacquare velocemente e infornare per qualche minuto per asciugarli bene prima di conservarli nelle "corbule", a strati con foglie di alloro.Una preparazione speciale è quella del mosto, ricavato dalla lunga bollitura dei frutti tagliati a metà dopo essere stati privati delle spine, grazie ad una sommaria spazzolata con un rametto di cisto. Il liquido ottenuto, sistemato in un sacco di juta e filtrato, viene quindi rimesso al fuoco con lo zucchero e fatto consumare lentamente. Il mosto, scuro e profumato, si usava per i dolci caratteristici della cucina isolana, quali i niuleddi e i mustaccioli. La marmellata di fichi d’India, ottima per crostate, si ottiene dalla semplice ma lunga cottura a fuoco lento dei frutti tagliati. Oggi l’uso alimentare si limita, per lo più, alla consumazione dei frutti maturi, colti possibilmente dopo le prime piogge di agosto che, si dice, danno più sapore alla polpa carnosa: i semi di cui questa è ricca possono provocare, se ingeriti in grande quantità, seri problemi di blocco intestinale. Nel parlare isolano, per definire mani grandi e indurite dal lavoro si usa paragonarle alle palette di fichi d’India. Nella poesia dialettale la pianta ha trovato una simpatica collocazione con “a fighidinda” di Luigi Piras.