Il Vento
Il Vento
PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA.
direttore: Tommaso Panu
Redazione: Sandro Serreri, Claudio Ronchi.
Grafica: Mario Terrazzoni.
Anno V - N° 106 del 15 Luglio 2004 - pagina n° 8

Radio Arcipelago 90,20 Mhz
Via Cairoli n°74 - La Maddalena (SS) tel. 0789.735191
Programmi Giornalieri *
Santa Messa ore 07.30
Lodi mattutine ore 08.40
Rassegna Stampa ore 09.00
Rassegna Stampa ore 11.00
Rassegna Stampa ore 12.30
Notiziario ore 17.15
Notiziario ore 18.15
Santa Messa ore 19.00
Notiziario ore 20.15
* Il sabato e la domenica il Notiziario e la Rassegna Stampa non vengono trasmesssi.
Programmi Settimanali *
Lunedì 10.15 Microfono Aperto
Lunedì 15.30 Reporter
Lunedì 17.00 Informazione previdenziale
Martedì 10.00 Rassegna Stampa Maddalenina
Martedì 15.30 Reporter
Martedì 17.00 Sulla Gallura e sull'Anglona
Mercoledì 10.00 Sulla Gallura e sull'Anglona
Mercoledì 15.30 Rassegna Stampa Maddalenina
Mercoledì 19.30 Catechesi per adulti
Giovedì 16.30 Rassegna stampa cattolica
Venerdì 10.00 Rassegna stampa cattolica
Venerdì 17.00 Informazione previdenziale
Sabato 10.00 Linea Musica
Sabato 11.30 Microfono Aperto
Radio Arcipelago è sempre più ascoltata a La Maddalena e nella Riviera di Gallura. Per la tua pubblicità telefona al numero 0789.735191
.: Torna Su! :.
15 Luglio 2004
Sempre più frequenti
Terremoti (2 parte)
Occorre premettere che i fondali del mar Tirreno sono relativamente recenti, la parte settentrionale è costituita da una crosta di tipo continentale a densità non elevata composta di rocce metamorfiche e sedimentarie e assottigliata poiché ha subito un’estensione; il Tirreno meridionale è costituito da una crosta di tipo oceanico più recente ed in continua espansione, più densa e formata da magmi ricchi di ferro e magnesio. Sotto queste croste c’è un altro guscio chiamato mantello che fonde in alcuni punti alimentando in tal modo i magmi che poi formano la crosta oceanica. Sia il Tirreno settentrionale che quello meridionale sono in continua espansione ma con velocità diverse, quello settentrionale si espande ad una velocità di circa 2 cm l’anno quello meridionale ad una velocità superiore. Questa differenza di velocità ha procurato una discontinuità nota come lineamento del 41° parallelo cioè una grossa faglia che va da Posada a Napoli una struttura geologica che mette a contatto terreni di natura diversa. L’ipocentro del sisma avvenuto nell’aprile 2000 è proprio in prossimità di questa faglia, naturalmente non si può dire con certezza che vi sia un nesso tra le due cose, l’unica cosa certa è che il sisma è stato molto profondo e il lineamento del 41° parallelo potrebbe essere compatibile con quella profondità. Nonostante il sisma si sia verificato nel Tirreno e non nella piattaforma sardo-corsa ne abbiamo comunque sentito i riflessi. Lo studio dei sismi è compito della geofisica e la geologia in particolare quella strutturale fornisce ai sismologi il quadro generale nel quale inquadrare gli eventi sismici, questo significa che quando in un’area si conosce bene la situazione geodinamica e si ha a disposizione la sua storia sismica, la prevedibilità è semplificata; non dimentichiamo che in Gallura i terremoti si possono contare sulle dita. In Italia oltre ad esserci una struttura geodinamica molto complessa rispetto ad altri paesi vi è anche una carenza di studi poiché in questo settore si investe molto poco. In Sardegna esistono due stazioni di rilevamento, una nel monte Serpeddì l’altra a Villasalto, una ventina di anni fa ne esisteva una anche a Cagliari ma è stata smantellata perché l’isola non è considerata sismica ma alla luce degli ultimi avvenimenti forse l’Istituto Nazionale di Geofisica dovrebbe prendere in considerazione l’idea di posizionare un’altra stazione di rilevamento nel nord Sardegna.
(2 – fine)
Monica Culiolo, geologa
.: Torna Su! :.
15 Luglio 2004
Il Vento è gratis ma costa
Il fatto che Il Vento non abbia un prezzo di copertina non significa che non abbia costi. Ricordato che viene scritto, elaborato graficamente, stampato in proprio e distribuito in maniera assolutamente gratuita, ha tuttavia delle spese vive (costi di carta, inchiostri, matrici, stampa, ecc.) che incidono pesantemente. A conti fatti, possiamo dire che, attualmente, il costo di una copia de Il Vento, tra annessi e connessi, si aggiri attorno ai 50 centesimi (€ 0,50). Evidenziamo questo soprattutto a beneficio di coloro che, e non sono pochi, a volte prendono Il Vento “gratis” o che versano, anche per più copie, pochi centesimi. Con l’occasione ringraziamo sentitamente tutti coloro che invece, generosamente, offrono “qualcosa in più”. È attraverso la loro generosità che Il Vento vive e migliora!
R.V.
.: Torna Su! :.
15 Luglio 2004
Piante, storie e tradizioni
a cura di Giovanna Sotgiu
Fico d’India, nome locale: fighidinda; (nome scientifico Opuntia ficus indica)
Pianta esotica, introdotta in Europa dal Messico nel XVI secolo, è diventata ormai parte integrante del paesaggio delle regioni mediterranee. Data l’estrema facilità di attecchimento, è stata usata un tempo come siepe per dividere i terreni al posto dei costosi muri a secco. Tutte le parti della pianta trovavano impiego nella economia povera della nostra comunità, fino a metà del secolo scorso. In caso di necessità, le foglie (palette), tagliate a fette, venivano date, come nutrimento, al bestiame. Ma le stesse palette, tagliate a metà e poste sulla pancia di persone affette da febbre alta, agivano come antipiretico, assorbendo il calore cutaneo provocato dalla febbre: si sarebbero così salvati molti bambini ammalati di tifo. L’uso alimentare era molto ricco; i frutti possono essere seccati: in tal caso devono essere privati della parte più esterna della buccia, tranne che nel fondo che deve rimanere consistente perché serva da base di appoggio, e quindi messi ad asciugare al sole fino a che perdano il liquido; a questo punto si possono sciacquare velocemente e infornare per qualche minuto per asciugarli bene prima di conservarli nelle "corbule", a strati con foglie di alloro.Una preparazione speciale è quella del mosto, ricavato dalla lunga bollitura dei frutti tagliati a metà dopo essere stati privati delle spine, grazie ad una sommaria spazzolata con un rametto di cisto. Il liquido ottenuto, sistemato in un sacco di juta e filtrato, viene quindi rimesso al fuoco con lo zucchero e fatto consumare lentamente. Il mosto, scuro e profumato, si usava per i dolci caratteristici della cucina isolana, quali i niuleddi e i mustaccioli. La marmellata di fichi d’India, ottima per crostate, si ottiene dalla semplice ma lunga cottura a fuoco lento dei frutti tagliati. Oggi l’uso alimentare si limita, per lo più, alla consumazione dei frutti maturi, colti possibilmente dopo le prime piogge di agosto che, si dice, danno più sapore alla polpa carnosa: i semi di cui questa è ricca possono provocare, se ingeriti in grande quantità, seri problemi di blocco intestinale. Nel parlare isolano, per definire mani grandi e indurite dal lavoro si usa paragonarle alle palette di fichi d’India. Nella poesia dialettale la pianta ha trovato una simpatica collocazione con “a fighidinda” di Luigi Piras.
Archivio rubrica: Piante , storie e tradizioni
.: Torna Su! :.

Anagrafe Parrocchiale

Funerali

Santa Maria Maddalena

Anniversari di Morte

  • Maddalena Guccini ved.Gandolfi
  • 30.11.1913 - 21.07.2003
  • Annunziata Poggi ved.Aresu
  • 11.09.1926 - 20.07.2003
  • Natalino Rizieri Gioielli
  • 09.12.1951 - 22.07.2003
  • Antonio Luigi Spano
  • 06.07.1921 - 23.07.2003
  • Armando Pais
  • 12.01.1923 - 25.07.2003
  • Daniele Impagliazzo
  • 04.03.1957 - 27.07.2003
  • Marisa Balzano ved.Dongu
  • 15.05.1935 - 30.07.2003
  • Sinibaldo ( noto Peppino) Manunta
  • 30.01.1920 - 30.07.2003
  • Carlo Moi
  • 27.05.1913 - 30.07.2003
  •  
  •  
.: Torna Su! :.