Anno V - numero 108 del 1 Settembre 2004
1 Settembre 2004
Arsenale: notizie incoraggianti e inquietanti

Tra contatti con Tom Barrak (Amministrazione Comunale) e visite dell’Aga Khan (massimi vertici della Marina) sembrava che il futuro dell’Arsenale di Moneta si fosse incanalato ed in qualche maniera legato, ai destini della Costa Smeralda. Improvvisa poi, a metà agosto, è giunta la notizia, rivelata dall’ex Pasqualino Serra, dell’esistenza di un protocollo d’intesa tra Agenzia Industrie Difesa ed una società francese. Secondo Serra (la notizia è stata confermata dal capo gruppo D.S. Pier Franco Zanchetta) sarebbe ‘cosa fatta’ e addirittura la società francese inizierebbe i lavori di costruzione, riparazione e rimessaggio di maxi yacht già dai primi mesi del 2005. La notizia di questo ‘accordo raggiunto’ è stata invece più volte smentita dall’Amministrazione Comunale. Qual’ è dunque la situazione dell’Arsenale di Moneta? Ufficialmente (Agenzia Industrie Difesa), a parte le smentite dell’assessore Grondona, non si hanno notizie. La situazione è incoraggiante ed inquietante allo stesso tempo. Incoraggiante perché indica che sul ‘problema Arsenale’ si sta certamente lavorando, ricercando soluzioni che, considerati i nomi degli imprenditori coinvolti, appaiono dare buone garanzie. Inquietante perché ‘le trattative’ su ciò che riguarda, in primo luogo il futuro dei 163 dipendenti (a questo si sono ridotti negli ultimissimi mesi), e in secondo luogo il futuro economico di La Maddalena tutta, si svolgono certamente altrove, sostanzialmente all’insaputa della comunità isolana.
Claudio Ronchi
1 Settembre 2004
Meditazione ,
a cura di don Sandro Serreri
Meditazione sulla XXIII, domenica, del T.O. Anno C
“… non può essere mio discepolo” (Lc 14, 26.27.33).
Gesù è molto esigente, persino… troppo. Si ricava questo giudizio umano leggendo questa pagina tratta dal Vangelo secondo Luca. Non basta andargli dietro e seguirlo. Gesù pretende dai suoi discepoli non solo di seguirlo, ma anche e, direi, soprattutto, il distacco totale da qualsiasi legame umano, qui identificati in quelli familiari. Chiunque resta legato, non può essere suo discepolo, anche se lo segue e lo ascolta. Il vero discepolo non è colui che mostra sinceramente di seguirlo, ma chi, seguendolo, è testimone di un distacco vero degli affetti umani. Essere discepolo di Gesù non è mai stato facile. Da sempre, c’è chi ha ritenuto di potersi considerare suo discepolo solo per il semplice fatto di seguirlo e di ascoltare i suoi insegnamenti. Ma per i veri discepoli di Gesù questo comportamento non è mai stato sufficiente. Se alcuni di questi hanno avuto il coraggio evangelico di leggere e interpretare alla lettera e, perciò, in modo più che radicale le parole di Gesù sul discepolato - si veda per tutti Francesco di Assisi -, altri, comunque, non sono stati meno fedeli - tra questi ricordiamo Pier Giorgio Frassati e Gianna Beretta Molla -, che, pur rimanendo nel mondo, hanno vissuto distaccati interiormente da qualsiasi legame umano che potesse impedire loro di cogliere e vivere di fatto le esigenze del Vangelo richieste da Gesù ai suoi discepoli. Altri, ancora, hanno usato gli affetti umani e i beni della terra senza per questo da questi lasciarsi legare o vincolare dimostrando, così, come sia possibile, comunque, vivere la radicalità evangelica senza per questo dover mortificare certi valori umani rappresentati dagli affetti e dai beni materiali. Per gli uomini e le donne di questo tempo risulta essere molto più difficile seguire le esigenze della chiamata di Gesù. Oggi più di ieri qualsiasi uomo o donna che decide di seguire sinceramente Gesù deve misurare le proprie forze e valutare se vera,mente può essere capace di mettere e, dunque, vivere il Vangelo in ogni suo insegnamento, anche quello più esigente. Se ne ricava, che il Vangelo non è per tutti. Almeno, più precisamente, non è per chi, superficialmente, crede che alcuni insegnamenti possano essere trascurati o non tenuti in debita considerazione perché ritenuti pronunciati solo per pochi eletti, identificati, siano al pontificato di Giovanni Paolo II, nei farti e nella monache, come se Gesù pronunciando l’insegnamento in questione avesse pensato solo ad una particolare categoria di chiamati. Di fatto, comunque, il Vangelo è per tutti coloro che capiscono che, pur nella diversità degli stati sociali, delle condizioni di ambiente, di carattere, nessun insegnamento di Gesù
è riducibile alle nostre esigenze, progetti, calcoli. Il Vangelo non è mai
riconducibile alla nostra mentalità e comportamento accomodante, mediocre,
opportunista. Questa verità, che non scaturisce da una lettura morale del
Vangelo, ma piuttosto teologica, deve essere tenuta presente da chiunque
decide di iniziare il “santo viaggio” e di raggiungere la vetta della montagna
di Dio; da tutti coloro che, pur coscienti dei propri limiti umani, desiderano
contribuire alla costruzione del regno di Dio mettendo a disposizione del
Vangelo la propria vita e i propri beni senza mani dimenticare che… “non può
essere mio discepolo”.
1 Settembre 2004
L'apatia culturale contro il cristianesio
“Non esse quasi nanos gigantium umeris insidientes” (Siamo come nani sulle spalle di un gigante). Così diceva san Bernardo di Chartres parlando di sé stesso e dei suoi contemporanei, messi a confronto con gli antichi delle civiltà classiche. Lui si vedeva come nano sulle spalle del gigante (gli antichi): la sua posizione certamente gli permetteva di vedere oltre l’orizzonte dell’antichità, ma cosa avrebbe visto se non fosse stato sorretto dal suo stesso passato? Ho recentemente avuto modo di seguire la discussione nata su Il Vento circa il mancato inserimento del riferimento alle radici cristiane nella Costituzione europea. Vorrei inizialmente aggirare il problema per arrivarvi in maniera graduale. E’ ovviamente noto che il nostro Stato è uno Stato laico, aggiungerei giustamente. La civiltà di cui facciamo parte è inoltre una civiltà che si sta sempre più distaccando da valori di tipo religioso-cristiano, con pressoché unanime consenso delle èlites culturali laiche. Ciò che tuttavia mi lascia profondamente perplesso è che esiste una diffusa ipocrisia che non permette di chiamare le cose con il loro vero nome. Non è il cristianesimo ad essere in crisi, è una nuova religione ad essere in fase aggressivamente ascendente: è la religione dell’apatia mentale e culturale. Paradossalmente gli strumenti di questa religione dell’apatia sono proprio il dinamismo scientifico, le nuove scoperte, il travalico dei limiti dell’uomo, la fiducia nelle proprie capacità. Il cristianesimo appare oggi divorato da questo dirompente quanto deleterio connubio tra l’elemento dinamico creatore di materia e materialità e l’apatia assoluta di pensiero (credo che fin tanto che il cristianesimo non si approprierà egli stesso di questo dinamismo propriamente umano, unendolo al proprio vigore mentale, ne risulterà perdente). Il cancro dell’apatia è più forte della semplice volontà di guarigione: occorrono i farmaci! E’ proprio in nome di questa ignavia culturale che non si ha la forza in Europa di ribadire il proprio passato, che è indiscutibilmente cristiano. Ma, come già ho detto, quella dell’apatia è una vera e propria religione con dogmi e regole proprie. Le regole sono il celeberrimo “relativismo”, dove ogni forma di pensiero vale di per sé, senza alcun giudizio di merito, di gerarchia, di qualità. Vi è inoltre un unico dogma, che è quello più inquietante: questo relativismo culturale non vale per il cristianesimo. E’ un nemico da distruggere e cancellare. Anche il cristianesimo dei primi secoli è entrato in contrasto netto con la precedente cultura imbevuta di paganesimo. La lotta è stata dura, certo, soprattutto all’interno del cristianesimo stesso, ma alla fine si è trovata la via che ha brillantemente unito le due culture. Ancora oggi fieramente ci proclamiamo eredi delle civiltà classiche, senza per questo dirci pagani. Adesso l’interrogativo sulle radici cristiane è il seguente: il mancato riferimento nella Carta Europea è da imputarsi al fatto che il cristianesimo è in lotta con qualcosa che ne minaccia l’esistenza; oppure più semplicemente si è volutamente deciso di recidere i legami con il nostro passato?
Leonardo Carriero (* Dottorando in Storia mediovale a Pisa)
1 Settembre 2004
Nuove nomine, ordinazione Diaconato "Aversano"
-
- Sabato 18 settembre 2004, ore 21,15
- Chiesa di Santa Maria Maddalena,
- La Maddalena
- Veglia di Preghiera e
- Giuramento di Roberto Aversano
-
- Domenica 19 settembre 2004, ore 17,00
- Chiesa di Santa Maria Maddalena,
- La Maddalena
- Ordinazione Diaconale di
- Don Roberto Aversano
-
1 Settembre 2004
Ultim'ora Nuove nomine
Don Andrea Domanski nato a Lukow (Polonia), 39 anni, in Italia per motivi di studio, è stato nominato dal vescovo mons. Paolo Atzei, Vicario Parrochiale di Moneta. Ricopriva la carica di Vicario Parrocchiale di La Muddizza. Don Roberto Aversano diacono tra pochi giorni, maddalenino, è stato a sua volta nominato collaboratore della parrocchia di Santa Maria Maddalena.