via Oberdan Fino alla fine dell’Ottocento la parte di levante di Cala Gavetta, da via Vittorio Emanuele alla spiaggia dove venivano tirate a secco le barche, era chiamata via del Porto: all’altezza dell’attuale bar Sport era molto stretta anche per il limitato traffico dell’epoca e diversi furono gli interventi per allargarla, con riempimenti che restringevano il braccio di mare antistante senza causare danni, dato che si trattava di fondali bassi e melmosi. Nel 1896 l’Amministrazione comunale volle intestare la via all’ammiraglio Orazio Nelson, uno dei due “figli di Albione” (per dirla con le parole del propositore della delibera)
“che ci tennero onorati” della loro presenza scegliendo “ la rada del Palau come stazione per sopravvedere al Mediterraneo ed impedire nuovi tentativi della Francia contro l’Egitto”, che aveva lasciato “un prezioso ricordo che si ammira nella nostra chiesa e pel grande affetto che provava pel paese”. La cittadinanza era fiera del dono dei candelieri e del crocifisso d’argento e aveva voluto ricordarlo così. Ma, come al solito, le successive condizioni politiche avevano fatto arretrare la gloria dell’ammiraglio a favore di un altro eroe al momento più vicino alle tendenze del governo e agli ideali di irredentismo e di volontà di liberare dal “giogo straniero” le regioni che si ritenevano italiane: si trattava di Guglielmo Oberdan, il triestino che, nel 1882, aveva deciso di uccidere l’imperatore Francesco Giuseppe in un momento altamente simbolico per l’impero e per la stessa Trieste; l’imperatore, infatti, doveva trovarsi nella città per celebrarne i cinquecento anni dalla annessione alla casa di Asburgo. Il giovane era stato fermato prima di raggiungere il suo obiettivo e condannato a morte. A nulla erano valse le richieste di grazia presentate dalla madre e da uomini di cultura come Giosuè Carducci e Victor Hugo.