Anno V - numero 110 del 1 Ottobre 2004
1 Ottobre 2004
Cade il sindaco
A maggio si riprova

L'ex sindaco
Rosanna Giudice
È finita come ormai non poteva non finire, senza che alcun collante, alcun intervento esterno, alcun richiamo alla ragione e al senso di responsabilità, alcun interesse del paese (smettiamola una buona volta con questa frase!) potesse metterci una pezza. Di fatto il sindaco Rosanna Giudice è stata rispedita, e senza tanti complimenti, a casa, sfiduciata, attraverso le dimissioni di quindici consiglieri comunali, soprattutto dal suo stesso partito d’appartenenza. Il male oscuro, che aveva determinato la stessa ingloriosa fine del sindaco Pasqualino Serra e che altrettanto ingloriosamente aveva bloccato l’amministrazione Birardi, ha colpito inesorabilmente di nuovo. Ancora una volta abbiamo perso tutti! Ora, per otto mesi, il governo della città sarà nelle mani del Commissario Prefettizio che dovrà traghettare l’Arcipelago fino a nuove elezioni, gestire l’ordinario e non solo (Puc, dismissioni, Arsenale, presenza Usa, rapporti col Parco ecc.), contribuire a svelenire un clima politico teso fino all’inverosimile. E a maggio si riprova …
1 Ottobre 2004
Meditazione, sulla XXVII domenica del T.O. Anno C
a cura di don Sandro Serreri
“Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc 17, 10).
Questo insegnamento di Gesù suona come una domanda rivolta alla nostra coscienza di cristiani che, anche se a fatica, s’impegnano affinché si possa essere sinceramente suoi discepoli: Ho fatto quanto dovevo fare? Quando una parola fuori posto, un comportamento sbagliato, un insuccesso, una delusione, un dubbio, ci ferisce, sorprende, disorienta, allora è il momento di porsi la domanda: Ho fatto quanto dovevo fare? Come cristiani, discepoli di Gesù, questa domanda è legittima e doverosa. Il vero seguace di Gesù sa che non deve accontentarsi del sufficiente, del poco, ma sempre deve tentare di superare il proprio egoismo, orgoglio, pigrizia. Gesù mette in guardia i suoi discepoli dalla tentazione di accontentarsi di quanto si è fatto: né di più né di meno. Era questa, in fondo, la mentalità di molti farisei del tempo. Se siamo sinceri e vogliamo mettere in pratica, cioè vivere, gli insegnamenti del Maestro Gesù, dobbiamo spesso ammettere che non abbiamo fatto quanto dovevamo fare… per risolvere un problema, una incomprensione, un’offesa, una mancanza, un pettegolezzo, una diceria. Moralmente non è corretto non fare tutto ciò che è in nostro potere per ricucire un rapporto tra colleghi, riconciliare un’amicizia o parentela, chiarire un fraintendimento. Per quanti, poi, all’interno della comunità dei credenti, della Parrocchia, sono chiamati a compiere determinati servizi, a beneficio di tutti, vale ancor di più questo insegnamento, perché costoro potrebbero non sentirsi “servi inutili” e ritenersi a posto: “Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”. Questa tentazione, che colpisce i discepoli di Gesù, anche quelli in buona fede, è ricorrente e nuoce non poco all’interno delle Comunità parrocchiali. Ritenersi indispensabili, quasi insostituibili, è un vero e proprio peccato specialmente quando questa considerazione frena o, peggio, ostacola quanti, al contrario, sono disposti ad ascoltare e mettere in pratica gli “ordini” o, se vogliamo, le disposizioni ricevute; a ritenersi veramente, nei fatti, “servi inutili”; ad impegnarsi sempre di più in tutto ciò che è possibile fare per migliorare situazioni, persone, progetti, lavori, cammini. E’ proprio del vero discepolo di Gesù, il percepire, sempre e comunque, che alla fine di ogni opera, di ogni opera di Dio – opus Dei! –, riconosciuta come tale, che si poteva fare molto di più e meglio, e che ancora tanto resta da fare. Solo così qualsiasi opera alla quale si è messo mano può portare molto frutto, diventa opera di Dio in mezzo agli uomini, per il bene degli uomini, per l’annuncio del Vangelo, per l’edificazione di un unico popolo in cammino. Nessuno, dunque, nella Chiesa, nelle singole Comunità parrocchiali, nei gruppi, nelle Associazioni, nei Movimenti, creda di potersi accontentare del piccolo contributo dato in disponibilità di tempo, denaro, servizio, pazienza, dialogo, fraternità, perdono, perché Gesù ai suoi discepoli domanda… molto di più.
1 Ottobre 2004
Un grazie al comandante Palopoli
Comandante e gentiluomo

Il comandante
C.V.Palopoli
Il 5 ottobre prossimo, presso la Scuola Sottufficiali della Marina Militare si svolgerà il passaggio di consegne tra il C.V. Francesco Palopoli ed il C.V. Fabrizio Filippi. Di cambi di comando, a La Maddalena, nella plurisecolare storia della Marina, che proprio qui ha avuto i natali, se ne sono visti tanti, ma questo assume un significato particolare, per la squisita, positiva particolarità della persona che dopo quattro anni ci lascia. Il comandante Palopoli infatti, pur nel non facile momento vissuto dalla Marina nell’Arcipelago, momento che l’ha vista sensibilmente ridimensionarsi, in termini economici ed occupazionali, ha saputo esercitare il suo ruolo oltre che con competenza professionale, con disponibilità, saggezza ed equilibrio, riuscendo a conciliare le esigenze di carattere militare con i bisogni e le richieste che venivano dal mondo civile. Integratosi nella realtà locale, come singolo e come famiglia, il comandante Palopoli ha sempre dato, ove possibile, risposte positive ai bisogni espressi, attraverso l’organizzazione, le strutture, i mezzi e gli uomini a sua disposizione, riuscendo a far si che la Marina, pur nell’esercizio del proprio ruolo istituzionale, non fosse un corpo staccato ma per quanto possibile integrato nel tessuto più complessivo della città. Sempre presente a qualsiasi avvenimento o ricorrenza sia civile che religiosa è certo che il comandante Palopoli lascia di sé un ottimo ricordo: di militare, di cittadino, di galantuomo e di gentiluomo. Cinquantenne, romano, coniugato con la professoressa Enza Patitucci (la quale negli anni di permanenza a La Maddalena, oltre a fare la catechista nella parrocchia militare ed in quella di S. Maria Maddalena, è stata presidente della ricostituita Azione Cattolica isolana), tre figli, il comandante Palopoli giunse per la prima volta nell’Arcipelago nel 1987 in qualità di direttore di Maritele ed aiutante di bandiera dell’ammiraglio Egidio Alberti. Trasferito prima a Roma poi a Bruxelles con l’incarico di consigliere militare dell’Unione Europea, tornò nell’Isola nel 2000 come vice comandante e dal marzo 2002 come comandante di Mariscuola. Dal 1° agosto 2002 ha ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore di Marisardegna. Col trasferimento dell’Ammiragliato a Cagliari il C.V. Palopoli è diventato il comandante del presidio militare di La Maddalena. Dal prossimo mese di novembre si trasferirà in Oman, per importanti incarichi in quella lontana e delicata regione.
Claudio Ronchi
1 Ottobre 2004
La strage degli inncocenti
Alle atrocità non c'è un limite. I nostri sentimenti, abituati ma rassegnati, alle stragi di bambini nella guerra israeliana, nell'inferno dell'Iraq, negli scontri tribali di certe zone della Africa, o altrove in troppe parti del mondo, ancora una volta sono stati pesantemente colpiti dall'eccidio di Ossizia in Russia ad opera di terroristi ceceni e musulmani. Oltre 600 morti di cui più di 150 bambini. Ora si rinfocolano le discussioni intorno ai problemi di sempre: se sia stato il terrorismo a fare la prima mossa di questa nuova strisciante guerra mondiale con l'attentato alle Torri Gemelle oppure se questo sia l'effetto di un mondo retto dall'ingiustizia e dominato dai potenti; se la guerra d'Afghanistan e quella irachena siamo state le giuste risposte per fermare il terrorismo oppure una ulteriore causa del suo espandersi a macchia d'olio; se contro il mostro a più teste del terrorismo si debba usare soprattutto la forza o se sia più efficace l'arma politica; se l'Islam sia inesorabilmente una religione della violenza o se sia possibile il dialogo tra le religioni per salvare il mondo. Purtroppo, la strage di Ossizia sta fornendo nuovi elementi al partito della guerra, e proprio per questo il programma bellicoso di Bush ha ritrovato nuova linfa per vincere le elezioni, come quello di Putin in un Russia, incapace di limitare se non di evitare le conseguenze della strage cecena, si accinge ad usare il pugno duro. Non si vede, invece, nessuna iniziativa che punti a riaprire il discorso sul nuovo ordine mondiale, su un progetto di convivenza col mondo arabo. Tragico errore, destinato a portare nuovi scontri e a fornire nuova esca al terrorismo.
Tomaso Panu