Il Vento
Il Vento
PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA.
direttore: Tommaso Panu
Redazione: Sandro Serreri, Claudio Ronchi.
Grafica: Mario Terrazzoni.
Anno V - N° 110 del 1 Ottobre 2004 - pagina n° 7

1 Ottobre 2004
Radioattività ambientale e plutonio
Rischio o non rischio?

Dott.G.C. Fastame

  • A distanza di sei mesi dal suo precedente intervento sul nostro periodico (Il Vento n. 98 del 15.03.2004) col dottor Gian Carlo Fastame, chimico, maddalenino, abbiamo voluto aggiornare le valutazioni sulla radioattività ambientale, alla luce dei dati recentemente diffusi da Legambiente.
  • Dottor Fastame, che cosa sta succedendo? La polemica sul Torio-234 era rientrata ed ora siamo di nuovo in “allarme” per il Plutonio?
  • “Sta succedendo qualcosa di scontato, prevedibile e previsto: stiamo prendendo coscienza che da un sottomarino nucleare in condizione di normalità ci possono essere dei rilasci radioattivi e che non abbiamo la volontà o la forza per realizzare i miglioramenti indispensabili per il controllo costante dei sistemi di protezione, e queste sono le stesse parole scritte sei mesi fa”.
  • Entriamo nel merito del Plutonio…
  • “Il Plutonio è un elemento chimico i cui isotopi sono tutti radioattivi: il Pu-239 emette radiazioni alfa e gamma: le radiazioni alfa sono corpuscolari, sono ionizzanti e molto pericolose pur essendo poco penetranti poiché vengono assorbite da tre centimetri di aria, o da un foglio di carta o dallo spessore della pelle. In compenso il Plutonio-239 ha una vita media di 24.360 anni (per il Torio-234 è 24 giorni). Rispetto ai raggi gamma, a parità di dose la pericolosità è 20 volte superiore. La provenienza è sostanzialmente da reazioni nucleari, e nei reattori nucleari si produce e poi si separa per utilizzo come combustibile nucleare o per ordigni nucleari, o da incidenti o test nucleari, e così si disperde nell’ambiente: in natura è presente in tracce in correlazione con la presenza di Uranio-238. Nel caso del Plutonio-239 dell’Arcipelago non ho letto la relazione tecnica, perché non è stata pubblicata, ho letto soltanto le dichiarazioni di Legambiente e queste mi sembrano verisimili, non sconvolgenti, lacunose, da verificare e da approfondire. Verisimili: perché il Plutonio-239 può essere rilasciato da un sottomarino nucleare, così come altre decine di radioisotopi, e perché non averlo finora riscontrato non è una pecca da addebitare al Presidio Multizonale di Prevenzione della ASL n. 1 che non lo deve ricercare secondo l’attuale protocollo, sapendo che comunque per i bassi livelli dichiarati sfuggirebbe ai controlli. Non sconvolgenti: lo dice anche Legambiente, perché pur considerando la pericolosità delle radiazioni alfa, stiamo parlando di livelli così bassi che in valore assoluto (qualche Bq/kg) non possono impensierire. Lacunose: perché non è riferito come è stato individuato specificatamente il Plutonio piuttosto che un altro elemento chimico, non sono citate le validazioni dei metodi analitici, non è citato nemmeno il laboratorio di analisi ed il responsabile della firma dei bollettini, sono riferiti campionamenti di sedimenti, di graniti, di ricci di mare, di lumache marine, di patelle, di seppie e meduse ma non vengono citati valori analitici se non un generico “molluschi sotto 1,2 Bq/kg”. Inoltre non mi appare convincente che ritrovino solo il Plutonio-239, perché in caso di rilascio il Plutonio non sarebbe solo ma in buona compagnia di altri radioisotopi altrettanto rilevabili. Da verificare e da approfondire: perché pongono un grave interrogativo a fronte del quale non possiamo essere sicuri delle tecniche analitiche e delle certificazioni finora presentate, o non presentate; vengono infatti citate “concentrazioni non uniformi di particelle solide di radionuclidi depositati su delle piccolissime aree dei tessuti viventi…il danno sarà localizzato ma estremo… frammenti che potrebbero innescare gravissimi problemi di mutazioni genetiche”,e questo sostanzialmente è il vero problema che ci interessa e merita verifica e approfondimento. Non dispongo di rapporti tecnici, quindi non posso esprimermi. Dico solo che c’è da sperare che abbiano certezza di quel che dicono, perché stiamo parlando di argomenti gravi”.
  • In buona sostanza dott. Fastame, lei crede al problema Plutonio?
  • “Non credo al problema così presentato. Finora abbiamo sentito di tutto, abbiamo sentito uno scienziato del CNR spiegarci che il Torio-234 era il combustibile nucleare dei reattori, dimenticandosi di dire che ha una vita media di 24 giorni e che quindi non è proponibile come combustibile; abbiamo sentito un radiologo spiegarci che il Torio-234 era presente in concentrazioni 400 volte superiori alla norma, dimenticandosi di citare la norma; abbiamo letto le stesse cose sui giornali nazionali senza citare le fonti; abbiamo sentito dire da un medico militare, sicuramente specialista nel suo campo in piani di emergenza, che si può escludere qualunque rilascio da un sottomarino nucleare a S. Stefano, unico esempio al mondo di rischio zero, sconosciuto anche negli USA; abbiamo letto e sentito nella TV nazionale i francesi lanciare l’allarme sull’Uranio impoverito nell’Arcipelago, senza indizi o prove.

    La nave americana ormeggiata a S. Stefano

    Da un punto di vista scientifico il tema è facile: occorre conoscere i metodi di indagine seguiti, internazionalmente validati e l’attendibilità, competenza specifica ed i precedenti bibliografici delle fonti. Per il Plutonio di Legambiente i metodi seguiti non sono idonei a individuare specificatamente il Pu-239 ed a quantificarlo. Voglio solo dire che non essendo sufficiente quanto ha trovato finora sul Plutonio a La Maddalena convengo sulle conclusioni per le quali “è assolutamente necessario che le acque, la flora, la fauna vengano sottopose ad un programma di monitoraggio continuo… utilizzando tecniche analitiche adeguate”. Credo invece ai metodi ed alle valutazioni sul Plutonio dell’ISSP belga già presentate il 21 Giugno scorso dalla CRIIRAD.
  • Sta dicendo che i controlli della rete di monitoraggio esistente non sono efficaci?
  • “Sì, secondo me sono da anello al naso, e voglio specificare nonostante il Presidio Multizonale di Prevenzione della ASL n. 1 conosca il suo lavoro e lo svolga bene: applica un protocollo e non può fare che quello, e con gli strumenti di cui dispone. Il problema è che dopo 32 anni il protocollo va riesaminato, iniziando a monte in funzione delle ipotesi di rilascio: questo argomento merita un approfondimento a parte. Accenno solo che i punti di prelievo ed i campioni prelevati non sono significativi, che i dati analitici sono addulcorati ed affogati in una media giornaliera anziché essere istantanei e che l’informazione è addirittura negata”.
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1 Ottobre 2004
Apprezata sfilata
Pino Ropresti, stilista

Pino Ropresti

  • Passione, entusiasmo, intraprendenza, coraggio, talento, e tanta voglia di affermarsi. Questo è Pino Ropresti, maddalenino, 25 anni, che nei giorni scorsi ha lasciato l’Isola per tentare la scalata al successo, quello vero, nel mondo della moda. Il 24 settembre scorso, all’Hotel Miralonga, Pino Ropresti ha organizzato una apprezzatissima serata di moda nel corso della quale hanno sfilato i suoi originali modelli della linea giovane e classica.
  • Pino Ropresti, una serata bellissima, una sfilata bellissima. Ma è un addio o un arrivederci?
  • “È un arrivederci. A giugno, dopo la prima sfilata a Porto Massimo (vedi Il Vento n. 105, ndr) avevo promesso una sorpresa. Era questa! Stasera ho presentato la linea sportiva che tra qualche mese entrerà in produzione. L’abbigliamento sportivo apparentemente è più facile ma è più difficile perché bisogna colpire il gusto dei giovani. Spero tanto che questa linea sia apprezzata in tutta Italia. Ho già una richiesta fortissima delle magliette che ho fatto sfilare stasera. Per gli abiti da sera l’appuntamento è per il prossimo febbraio, quando sarà presentata la collezione estiva. Partirò nei prossimi giorni, farò degli stage per alcune grandi aziende…”.
  • Importante la moda giovane ma altrettanto interessanti gli abiti da sera da te disegnati…
  • “Credo che l’alta moda sia il primo passo di uno stilista, si presta meglio alla creatività. Per la serata di oggi mi sono ispirato agli abiti anni Trenta, reinterpretandoli con dei tagli nuovi ed elementi modernissimi come i tessuti, i materiali metallici e gli swaronski”.
  • In bocca al lupo. Pino!
  •  
C.R.
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Invito alla Poesia
Scopo della rubrica è quello di promuovere e valorizzare l’espressione poetica in lingua italiana dei nostri concittadini. Tutti coloro che siano dotati di “una qualche vena poetica” possono inviare una loro composizione, indirizzandola a:

Gianfranco Impagliazzo via Terralugiana 64 07024 La Maddalena (SS)

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