Anno V - N° 110 del 1 Ottobre 2004 - pagina n° 8
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Sulla Gallura e sull'Anglona |
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1 Ottobre 2004
Un impegno da prendere
Cattolici e politica
Secondo il Concilio, “per loro vocazione è proprio dei laici” impegnarsi nelle realtà temporali ordinandole le secondo Dio: essi, quindi, devono essere presenti e intervenire perché “sono da Dio chiamati a contribuire alla santificazione del mondo mediante l'esercizio del loro ufficio” (LG, 31). Di conseguenza, pur aspettandosi dai Vescovi “luce e forza spirituale”, i laici non possono pretendere che “i loro Pastori siano sempre esperti a tal punto che a ogni nuovo problema, anche quelli più gravi, possano avere pronta a una soluzione concreta o che proprio a questo li chiami la loro missione: assumano invece essi, piuttosto, la propria responsabilità alla luce della sapienza cristiana e prestando fedele attenzione alla dottrina del Magistero”. (GS,43). Questa assunzione di responsabilità è perciò urgente soprattutto nel nostro tempo in cui per i cattolici c'è libertà di opzione tra le varie formazioni politiche. Il credente non ha solo il dovere di fare la giustizia se vive in prima persona l'impegno socio-politico, ma è anche chiamato ad esercitare la carità della denuncia in termini propositivi. Gli stessi laici, allora, mentre giustamente chiedono ai Pastori di non tacere di fronte ai gravi interrogativi tratti dalla situazione attuale dell'isola, devono chiedere seriamente che cosa essi stessi possano e devono dire e che cosa possono e devono fare. Perché altrimenti, "anche nell'ipotesi che i vescovi escano dalla loro afasia, ben poco sarebbero le loro parole senza la presenza di un laicato consapevole delle proprie responsabilità". Di qui la necessità di un confronto serio, all'interno della Chiesa sarda, sul ruolo e sull'impegno del laicato. È venuto il tempo, ed è questo, che i laici finalmente escano dalle sacrestia e prendano il largo affrontando gli aspetti più problematici della società in cui vivono. Quei cattolici che oggi rinunciano a vivere con passione la propria Fede in ogni campo dell'attività umana non sono in linea col Vangelo. Adesso più che mai, infatti, esiste il problema della loro presenza visibile nelle realtà socio-politiche: si ha un estremo bisogno di cristiani autentici che si interessino della politica e, se possono, vi si impegnino in prima persona, nel rispetto della laicità ma, allo stesso tempo, come fermenti di valori. Parafrasando un pensiero mazzolariano, si potrebbe dire che, se ci appartiamo, non siamo cristiani; se non soffriamo insieme a tutti, non siamo cristiani; se non viviamo la storia che passa non siamo cristiani”.
Don Salvatore Bussu
1 Ottobre 2004
Vie di Ieri e di Oggi
a cura di Giovanna Sotgiu
Piazza di Chiesa

È così che la gente continua a chiamare la piazza antistante la chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena, come faceva al tempo in cui lo spazio venne delineandosi (nel 1814) con la costruzione del nuovo edificio di culto; esso inglobava, dilatandola, la vecchia cappella del 1781, e si ergeva alta e imponente, con la sua elegante facciata ben visibile dal mare grazie alla grande piazza sulla quale si apriva. Le case premevano vicine ai lati, appena ordinate dall’unico dettame dell’allineamento su vie che seguivano l’andamento difficile del pendio: erano basse e molte erano munite di cortili maleodoranti che servivano da ricovero agli animali e da servizi igienici agli uomini. Per di più, nel lato sud (in quella che sarebbe divenuta via Vittorio Emanuele) alcune abitazioni erano state costruite senza rispettare l’allineamento e si avanzavano, informi, verso la chiesa. Il contrasto nell’aspetto di questa parte del paese doveva essere notevole e a poco era servita la prima copertura con lastre di granito operata nella piazza nel 1847. Solo alla fine del secolo l’Amministrazione comunale fu in grado di mettere ordine, costruendo alcune fondamentali fognature, allontanando gli animali domestici dal centro urbano, espropriando ed abbattendo le case non allineate (cosa non facile da ottenere e che impegnò circa un anno e mezzo di tempo) e, soprattutto, realizzando un grande cisternone (indispensabile per avere scorte di acqua per una popolazione che andava crescendo tumultuosamente) e la bella caratteristica pavimentazione divisa in settori da lunghe lastre che presentano un originale tipo di incastro. La piazza ospitò a lungo la sede del Comune e quella di alcune classi della scuola elementare, continuando a mantenere il suo nome fino alla svolta del 1896 quando l’Amministrazione comunale, eliminati tutti i nomi di Santi ai quali erano intestate molte vie, decise di lasciare solo a Santa Maria Maddalena l’onore di restare nella toponomastica cittadina, con l’intestazione della piazza di Chiesa.