Mons. Salvatore Capula

Don Capula
in seminario nel 1924
L’intento pastorale del vescovo fra Giovanni Maria Sanna era quello evangelizzare la Gallura. E per farlo era necessario preparare con attenzione coloro che della stessa evangelizzazione ne sarebbero stati gli artefici ed i protagonisti: i preti. I giovani e giovanissimi anglonesi e galluresi raccolti in seminario a Tempio, giuntivi dalle più lontane contrade del vasto, impervio ed arretrato territorio, avrebbero dovuto formare un esercito convinto e preparato, che progressivamente avrebbe dovuto sostituire il vecchio clero, espressione dell’antica strutturazione feudale della società (e della stessa chiesa) gallurese, ed interpretare la propria missione sacerdotale con una più ampia sensibilità sociale e con una maggiore attenzione ai bisogni delle popolazioni. Questo esercito di giovani preti si sarebbe dovuto formare (e in parte si formò) nel nuovo (e poverissimo) Seminario di Tempio, di fatto retto (in qualità di vice rettore, economo ed insegnante), non da uno dei tanti, pomposi, canonici tempiesi ma da un giovane, caparbio, preparato, intraprendente, assolutamente credente, chierico d’origine maddalenina, Salvatore Vico, il quale, oltre a coltivare e sviluppare nei ragazzi la più profonda vocazione sacerdotale, avrebbe dovuto trasmettere loro un nuovo spirito pastorale ed una particolare sensibilità verso gli altri, in particolare verso le fasce più povere della popolazione, che poi dello statico ed arretrato mondo gallurese erano la stragrande maggioranza. In Seminario il giovane Salvatore Capula studiò molto e duramente, “di giorno, di sera e di notte, col solo conforto di un mozzicone di candela che non deve essere assolutamente sprecato, perché non ce ne passerebbero un altro a breve scadenza …” (da ‘Padre Salvatore Vico’, di Paolo Gheda, Città Nuova Editrice, 2002, Roma, p.65). L’impegno profuso nello studio dal giovane Salvatore Capula tuttavia non fu sempre pari ai risultati conseguiti. Una bocciatura subita in Latino infatti lo costrinse alla ripetizione dell’anno (Padre Vico, di Paolo Gheda, pag. 65, cit.). Ciò comportò lo slittamento della sua ordinazione sacerdotale, ritardata di un anno rispetto ai suoi compagni di corso. “Ma le fatiche di quel periodo – ricordava mons. Capula a distanza di circa sessant’anni – non intaccano il ricordo di quegli anni intensi e ricchi per l’anima. Quando si è ragazzi ogni cosa ha un fascino particolare, ogni momento della vita dona sensazioni che non si cancellano mai più, così come non si cancella la gratitudine per gli insegnanti che mi stavano aiutando a far emergere l’uomo dal ragazzo che ero”.
L’articolo pubblicato si basa sulla consultazione di appunti, documenti e scritti, conservati nell’Archivio Parrocchiale di Santa Maria Maddalena (La Maddalena SS).