PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA - LA MADDALENA (SS)
Il Vento
Il Vento
"Il Vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va"(Gv.3,8)
(Supplemento di "Gallura e Anglona", periodico della Diocesi di Tempio-Ampurias: direttore Tomaso Panu)
Anno V - numero 115 del 15 Dicembre 2004

15 Dicembre 2004
Buon Natale, Buon Anno Nuovo

Mentre ci accingiamo con emozione a vivere ancora il momento solenne e tenero del Natale, percepiamo con un po’ di malinconia che un altro anno della nostra vita è passato. È bello però sapere di essere ancora qui, giornale e lettori insieme, sebbene alcuni della nostra comunità non si trovino più tra noi. Nel corso dell’anno che volge al termine abbiamo ancora una volta provato a realizzare l’obbiettivo del nostro giornale, quello cioè di parlare cristianamente di tutto, di essere strumento di informazione e formazione, ed anche di essere anima critica della nostra comunità religiosa e civile. Il crescente numero dei lettori ci dice che in molti hanno apprezzato, sebbene non pochi ci abbiano criticato. Qualcuno si è anche offeso. Chiediamo scusa e confermiamo loro la nostra buona fede. No alla rassegnazione è stato il titolo di apertura del numero scorso, no alla rassegnazione ripetiamo ancora a gran voce. Con la foto (a lato) di una piccola, semplice natività, particolare di un caro, tradizionale presepe che invitiamo vivamente ad allestire in ogni casa dell’Arcipelago, auguriamo a tutti Buon Natale e Buon Anno.
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15 Dicembre 2004
Meditazione sul Natale del Signore
a cura di don Sandro Serreri
“Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. (…) Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza” (Is 9, 1. 52, 7).
“Il popolo” che vide Isaia profeta eravamo anche noi, che camminavamo “nelle tenebre” e sui quali “una luce rifulse”.Le “tenebre” sono l’immagine della disperazione, dello scoraggiamento, di una vita vuota vissuta male, di un egoismo esasperato, di un presente che non prepara il domani, di uno smarrimento dei valori religiosi. Al contrario, la “grande luce” è simbolo della speranza che non muore, di un coraggio che non viene meno, di una vita che ogni giorno che passa è sempre più ricca di Dio, di un aiutare gli altri – in fondo – per aiutare noi stessi, della fatica a credere in un domani migliore, di una costruzione sulla roccia di una abitazione che ha per mattoni gli insegnamenti del Vangelo. Il senso del Natale del Signore sta nel passaggio dalle “tenebre” alla “luce”, nel cammino da uno stato di vita dove non si vede ad uno dove tutto è chiaro e, quindi, sereno, pur nelle difficoltà della vita quotidiana. Il Natale è cammino di chi tutti i giorni, nonostante abbia vissuto una “giornata storta”, non si ferma, ri-nasce, spera in un domani privo di altre prove. Così troviamo il senso per il Natale di quest’anno con il cuore e la mente rivolti ad una violenza che porta altra violenza, ad una pace che manca a Gerusalemme e, quindi, pur indirettamente, in tutte le nostre case. Non possiamo restare indifferenti, insensibili, perché come cristiani siamo chiamati ad annunciare le venuta del “Principe della pace” (Is 9, 5d). A partire dalle nostre famiglie dobbiamo annunciare la pace, la salvezza. La pace è vera e duratura quando le nostre case sono luoghi del dialogo, della comprensione, del perdono, della solidarietà, dell’educazione ad amare Dio e il prossimo. Dalla pace in famiglia dipende la pace nella nostra società e Comunità, in tutto il mondo. Non possiamo pretendere di vivere in un mondo dove regni la pace, se in famiglia non viviamo in un clima di giustizia e di pace. Quest’anno il Natale del Signore porta a tutti un dono: l’appello ad essere messaggeri di bene. Pace dentro le nostre case, dunque, per vedere con occhi ricchi di fede e di speranza il presente e il futuro. Quindi, quest’anno a Natale regaliamoci la pace!
Archivio Rubrica: Meditazioni
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15 Dicembre 2004
Il capo della comunità senegalese di La Maddalena
Buon Natale da Diop, Mussulmano

Diop Serigna Mbaye

“Auguro a tutti i maddalenini un Buon Natale”. A formulare gli auguri per la festa più bella dell’anno è Diop Serigna Mbaye, 34 anni, mussulmano, residente a La Maddalena da otto anni, rappresentate della comunità senegalese dell’Arcipelago composta da una trentina di persone, tra i quali alcuni bambini che frequentano asili e scuole isolani. In una intervista al Vento del 1° giugno scorso Diop dichiarò che la comunità senegalese di La Maddalena era composta da “mussulmani praticanti” ma volle chiarire “con forza che l’Islam è una religione di pace, non di violenza. Nel mondo ormai prevale un’idea sbagliata per colpa di una parte di mussulmani integralisti e intolleranti. Ma il Corano non predica la violenza, predica la pace ed il rispetto del prossimo. Non solo – affermò ancora Diop – la nostra religione ci impone di aiutarci reciprocamente e di fare in modo che chi ha di più aiuti chi è più bisognoso. Questa è l’idea che dovrebbe unire musulmani e cattolici …”. Diop insiste su questo concetto anche recentemente, nel corso di una intervista rilasciata a Radio Arcipelago, affermando che Dio nel Corano dice che il mussulmano deve rispettare le altre religioni. “Il crocifisso, il presepe mi turbano? Assolutamente no” dichiara Diop “e lo dico non per opportunità ma perché sono assolutamente convinto di questo. E non sono d’accordo con coloro che la pensano diversamente”. Diop ha terminato l’intervista radiofonica con l’augurio, indirizzato a tutti i maddalenini di “Buon Natale” e ha esteso, l’augurio, “anche ai galluresi e a tutta la Sardegna”.
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15 Dicembre 2004
Auguri di Buon Natale
Cari amici lettori,
voi comprendete che il Natale, sotto lo scintillio di luci, di doni, di festa, racchiude il fuoco dell’amore di Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo unico figlio Gesù fattosi uomo a Betlemme. Il mondo ha bisogno di Lui, non solo delle scintille ma del calore del suo amore. Ne abbiamo bisogno tutti. La comunità parrocchiale, che Lui ha scelto come luogo particolare della sua presenza nella nostra città, perché sia sempre più contemplativa e attiva, accogliente fraterna e gioiosa, sull’esempio di Lui che ha fatto della sua vita un dono. Hanno bisogno del suo amore le famiglie per ritrovare la loro unità e riscoprire con Lui la gioia dell’amore umile che si fa servizio vicendevole. Ne hanno bisogno i ragazzi e i giovani perché non sprechino le loro energie dietro le vanità. Davanti alla capanna di Betlemme comprendano che la felicità non viene dalla ricchezza ma dalla bontà che è la ricchezza più grande. Hanno bisogno di scaldarsi al fuoco del suo amore i malati e trovare il significato ed il valore delle loro sofferenze nel Bambinello venuto a offrirsi vittima di espiazione per i peccati. Hanno bisogno di Lui i poveri, i senzatetto. Davanti alla mangiatoia e alla stalla di Betlemme sapranno che Dio ha scelto di condividere la loro condizione, si è fatto uno di loro, non sono più soli. Ha bisogno di Lui il mondo del lavoro per mettere al primo posto non il profitto ma l’uomo per amore del quale Dio si è fatto uomo. Ha bisogno di Lui anche il nostro mondo politico impegnato in questo periodo nello scegliere persone ed alleanze per amministrare la città. Il Bambino di Betlemme ricorda anche a loro che la pace e la collaborazione, il rispetto e il disinteresse preparano alla nostra comunità un futuro di tranquillità e di progresso. Buon Natale vuol dire accogliere Gesù nel cuore e nella vita. Non respingiamolo dicendo che non c’è posto per Lui nel nostro cuore ingombro. Accogliamolo come Maria, con umiltà e docilità al progetto di Dio. Sappiamolo riconoscere ed accoglierlo nella Messa, specialmente in questo anno dedicato dal Papa all’Eucaristia. Auguri!
Don Domenico Degortes
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