Cattolici ed elezioni

Giovanni Paolo II
Certi convegni, quelli importanti, riescono, se le teorizzazioni che vi si espongono vengono poi applicate alla vita concreta, in altri termini se la sostanza delle tante relazioni ed interventi trova poi applicazione nella vita sociale, politica, economica di Milano, Roma, Canicattì e perché no, di Tempio, La Maddalena ecc. Alla 44° Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, svoltasi a Bologna ai primi di ottobre, tra i tanti discorsi chi ha espresso idee chiare è stato un polacco, il Papa, il quale ha espresso pochi concetti, ma altrettanto chiari: i cristiani esperti in discipline sociali e quelli impegnati in politica devono “svolgere un ruolo di mediazione tra ideali e realtà concrete ”, cioè devono loro, e per primi, applicare i principi del Vangelo nel mondo reale nel quale vivono. Ma Giovanni Paolo II è andato oltre: ai cristiani infatti, ha detto, “è chiesto di indicare nuove piste e nuove soluzioni per affrontare in modo più equo gli scottanti problemi del mondo contemporaneo”. Ha dunque chiesto ai cristiani impegnati nella società e nelle istituzioni, di essere “pionieri” e protagonisti, di svolgere dunque il loro ruolo, anche nella vita pubblica. I cattolici, ha poi sostenuto il cardinale Camillo Ruini, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), “legittimamente collocati, dal punto di vista politico-partitico, su diversi versanti e posizioni, non devono rinnegare la loro identità, devono evitare la diaspora culturale, unendo gli sforzi, oltre gli schieramenti, per difendere i principi della dottrina sociale della Chiesa”. Da Bologna dunque un invito ai cattolici ad essere presenti, attivi, protagonisti, anche in politica, sebbene su schieramenti e con partiti diversi, ma accomunati dalla fede e dall’impegno a migliorare, cristianamente, sia il piccolo che il grande mondo nel quale vivono.