Il Vento
Il Vento
PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA.
direttore: Tommaso Panu
Redazione: Sandro Serreri, Claudio Ronchi.
Grafica: Mario Terrazzoni.
Anno V - N° 115 del 15 Dicembre 2004 - pag. n° 6

15 Dicembre 2004
Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
Il C.I.F.
Col numero scorso (114) abbiamo terminato la lettura dei registri del C.I.F. (Centro Italiano Femminile), l’associazione che tra il 1946 ed il 1947 contribuì ad alleviare le sofferenze da fame di molti maddalenini. Il Cif operò ancora per molti anni, con varie iniziative, fino poi ad estinguersi a La Maddalena. A livello nazionale il Cif esiste sempre, impegnato nei consultori familiari, nelle scuole, nell’assistenza agli anziani ed ai disabili, nei centri di ascolto e nella formazione professionale. Nell’ottobre scorso il Cif ha compiuto sessant’anni di vita, iniziata nell’ottobre del 1944, in una Italia devastata dalla guerra e da ricostruire. Il Cif riuniva allora associazioni e movimenti femminili cristiani e si impegnava alla ricostruzione del paese, morale, materiale (con iniziative di assistenza e caritative) e politica. Si contrapponeva all’U.D.I. (Unione Donne Italiane) di ispirazione comunista e socialista. La nascita del Cif corrispose al riconoscimento del diritto di voto alle donne (1° febbraio 1945) ed all’inizio della loro partecipazione alla vita civile e politica. Papa Pio XII, il 21 ottobre 1945, con un appello rivolto esplicitamente al Cif, affermò: “La vostra ora è suonata, donne e giovani cattoliche; la vita pubblica ha bisogno di voi”. Di lì a poco si sarebbero svolte le prime elezioni comunali libere a suffragio universale (marzo – aprile 1946), le elezioni per l’Assemblea Costituente (2 giugno 1946) ed il referendum istituzionale (Monarchia o Repubblica). Poi ancora, nel 1948, le elezioni per la Camera dei Deputati e per il Senato della Repubblica. A La Maddalena il C.I.F. venne fondato agli inizi del 1946 dal parroco don Capula che lo affidò al vice don Giacomini, e già il 18 marzo aveva allestito “la cucina del povero”. Il prima presidentessa fu Giulia Manca. Prima di concludere l’argomento vogliamo ancora ricordare le persone che materialmente si prodigavano per l’importante opera caritativa (La cucina del povero, della quale, nei numeri 109-110-111-112-113-114 de Il Vento abbiamo descritto la drammatica attività), che cucinavano e che giornalmente distribuivano le minestre e di tanti in tanto la pastasciutta. La cuoca era Anna Riva, aiutata nella distribuzione da Angela Balata, Anna Giagnoni, Santa Carrera, Rosina Ferracciolo, Maria Carrera, Maria Corona, Giovanna Giagnoni, Lidia Ferracciolo, Ada Graziani, Angelina Cossu, Pina Gargiulo, Ninuccia Farina, Giulia Manca, Rosa Casazza, Gloria Piras, Rosa Serra, Anastasia Pittalis, Pina Capra, Nina Dettori, Antonina Demartis, Giacomina Ruzittu, Lalluccia Leoni, Antonina De Martis, Giuseppina Di Maio, Assunta Rizzo, Rosa Serra, Rosa Cuneo Peppina Ruzzittu, Tina Cossu, Ada Graziani.


Sebbene la si sia cercata non è stata trovata alcuna foto risalente all’attività del Cif degli anni 1946-47 (nel caso in cui qualcuno la possedesse gli saremo grati se ce la fornisse). Pubblichiamo invece un’altra foto (collezione Tonina Cherchi), risalente al maggio 1955, scattata in un’aula delle Scuole Elementari di via Carducci, nel corso di una delle tante attività allora organizzate. Oltre ad alcune ‘cifine’ che i meno giovani sicuramente riconosceranno si nota, a sinistra, il compianto direttore didattico maddalenino Giovan Battista Fabio.
Archivio rubrica: Storia della Parrocchia
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15 Dicembre 2004
Un rischio per la salute
Eternit e tumori
L’amianto o asbesto è un minerale d’aspetto fibroso presente in natura sotto svariate forme di silicati complessi. Appartiene alla specie mineralogica del serpentino e degli anfiboli. Si ricava dalla frantumazione delle rocce che lo contengono. Il suo stato fisico si caratterizza per la tendenza a suddividersi in componenti molto fini che volatilizzandosi e permanendo nell’aria, possono essere inalate. Nei decenni passati l’amianto è stato oggetto di interessi economici e sfruttato a livello industriale poiché dotato di numerose proprietà: resiste alle alte temperature, all’usura meccanica, è poco suscettibile all’azione di agenti chimici e biologici, inoltre presenta buone caratteristiche fonoassorbenti, termocoibenti ed elettroisolanti. Non finisce qui, infatti, la sua struttura fibrosa lo rende flessibile e filabile e per questo si presta ad essere lavorato, si amalgama bene con cemento e gomma migliorandone le caratteristiche plastiche e meccaniche. Tutte queste proprietà, associate al costo contenuto, hanno fatto dell’amianto un minerale ampiamente sfruttato in tante applicazioni industriali. La storia ci porta indietro nel tempo, a fine ottocento, quando con lo sviluppo delle macchine a vapore e delle ferrovie compaiono anche i primi veicoli a motore. Il nuovo materiale soddisfa le esigenze tecnologiche in questo ed in altri settori. Inizialmente si utilizza solo per produrre guarnizioni, tessuti ignifughi, isolanti termici. In seguito i suoi impieghi si diffondono in altri settori dell’industria in particolare in quelli delle costruzioni edilizie, dei mezzi di trasporto e di altri prodotti usati anche in ambito domestico. La produzione di amianto registra così una crescita continua che si protrae fino agli anni Ottanta, in questi anni, infatti, esistono sul mercato molti materiali che lo contengono, tra i quali quelli in cemento-amianto che costituiscono il settore che assorbe l’80% della produzione mondiale di amianto. Essi comprendono in particolare due tipologie di prodotti: lastre piane ed ondulate per la copertura di edifici e tubazioni utilizzate per il trasporto a distanza di fluidi. Le lastre di copertura in eternit si collocano al primo posto rispetto agli altri prodotti contenenti amianto e in Italia alla fine degli anni Ottanta esse costituiscono circa il 60% di tutti i prodotti contenenti amianto. A La Maddalena le lastre di copertura sono usate soprattutto per le tettoie dei garage e di piccoli edifici e ancora oggi passando per le strade le possiamo notare in diverse zone. Contemporaneamente alla diffusione dei materiali contenenti amianto, si registra l’insorgenza di patologie tumorali ad esso riconducibili. Da dati raccolti ai primi del Novecento si formulano le ipotesi sull’esistenza di un nesso tra esposizione ad amianto e tumore al polmone, ipotesi successivamente confermate da studi epidemiologici che stabiliscono una stretta relazione tra amianto e mesotelioma, il tumore maligno della pleura.
(1 – continua) Monica Culiolo, geologo
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15 Dicembre 2004
Al Primo Longobardo
Ritorna il teatro
Siete tutti pronti? Bene. Perché a partire da domenica 19 novembre alle ore 21.30, ripartirà ancora una volta a La Maddalena la Rassegna Teatrale, stagione 2004/2005. Cinque opere teatrali, che spaziano dal classico alla commedia brillante d’autore; portate in scena al teatro Primo Longobardo grazie alla Cedac (Centro Diffusioni Attività Culturali) e all’assessorato alla cultura del comune di La Maddalena. Lancio quindi anche quest’anno un invito a tutti i maddalenini e non; di partecipare e provare un’emozione del tutto nuova, perché il teatro è ‘emozione infinita’. Di seguito vi elenco le cinque rappresentazioni a partire dal 19 dicembre con “Ivanov” di A.Cechov, diretto e interpretato da Jurji Ferrini. A seguire l’8 gennaio con “Dovevi Essere Tu ” di R.Taylor e J.Bologna con Mario Zucca e Marina Thovez per la regia di Oliviero Corbetta. Il 28 gennaio, il palcoscenico del Longobardo porterà in scena “Mondo di Carta”di L.Pirandello con Lia Careddu, Cesare Saliu, per la regia di Guido Ponticelli. Nel mese di febbraio (esattamente il 14), sarà la volta di “Casa di Bambola”di H.Ibsen diretto ed interpretato da Giuseppe Marini, per la regia di Sergio Maifredi. Infine il 1° marzo l’ultima rappresentazione di “Io sono il Maestro”di H.Hegalìn con l’interpretazione di Paolo Graziosi, Lisa Galantini e Aldo Ottobrino. Per informazioni e prevendite degli abbonamenti rivolgersi presso la Pelletteria 4B, largo Matteotti. Inoltre i biglietti saranno posti in prevendita prima di ogni rappresentazione presso la Pelletteria 4B e Battaglia Dischi in via Garibaldi. Siate numerosi!!!
Andrea Bebbu
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15 Dicembre 2004
Un lettore ci chiede
A proposito di Zorobabele
Nino Loverci, pensionato, lettore del nostro periodico, ha recentemente telefonato in redazione per aggiungere qualcosa sull’ultima via che Giovanna Sotgiu ha trattato nella seguitissima rubrica ‘Vie di ieri e di oggi’. Parlando di via Galliano veniva riportato nell’articolo che fino al 1896 tale via si chiamava via Zorobabele. Nino Loverci ricorda che almeno fino al primo dopoguerra esisteva un vicolo chiamato con tale nome la cui targa, sempre secondo i suoi ricordi, sarebbe rimasta affissa sul muro di un palazzo fino a pochi decenni fa. Il vicolo Zorobabele si trovava tra via Regina Margherita e via Sulis, precisamente tra quella che per molti anni fu la falegnameria Cherchi ed il palazzo di dottor Virdis, quasi una prosecuzione di via Ferruccio. Nel dopo guerra, non si sa per quale motivo quel vicolo sarebbe stato chiuso con un muro. La domanda è stata girata a Giovanna Sotgiu che così ha risposto:
Il lettore Nino Loverci (che ringraziamo per la collaborazione) ha scritto alla redazione dando notizia di una intestazione, perduta da non molto tempo, relativa a Zorobabele: si tratta di una targa con questo nome apposta in un vicolo di via Regina Margherita. Come abbiamo detto, la nomenclatura stradale cambiò totalmente nel 1896, e negli anni immediatamente successivi, intervenendo anche sui vicoli, alcuni dei quali oggi scomparsi. A volte si trattava di semplici passaggi usati per consuetudine come scorciatoie, ma, essendo di proprietà privata, destinati alla edificazione; altre volte, invece, si trattava di vere strade occupate forse senza diritto, acquisite nel tempo e trasformate in lotti costruibili. Difficile oggi capire a quale di questi due casi attribuire il tratto che, dall’attuale via Regina Margherita, iniziava subito dopo il caseggiato un tempo occupato dalla falegnameria di Cherchi (e prima ancora abitato da una famiglia Sorba) che sfociava nella attuale via Sulis: è chiaro lo stacco fra le case che indica l’inizio di un percorso bruscamente interrotto da un muro. Rimane invece, ben tracciata, la via quasi perpendicolare (che collega via Regina Margherita con via Colonnello Galliano) oggi nota come via Alibertini: è questa che, quando ancora erano pochi i nomi della nostra toponomastica cittadina, prendeva il nome da una delle vie dalle quali partiva, (via Zorobabele, che come si ricorderà, era l’antico nome di via colonnello Galliano), chiamandosi vicolo Zorobabele. Sono le carte comunali, redatte dall’ingegnere Ugazzi a corredo del progetto per la fognatura e la pavimentazione di quelle zone, a dare questa precisa indicazione.
Giovanna Sotgiu
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Radio Arcipelago 90.20 Mhz

è sempre più ascoltata a La Maddalena e nella Riviera di Gallura.

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