Il Vento
Il Vento
PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA.
direttore: Tommaso Panu
Redazione: Sandro Serreri, Claudio Ronchi.
Grafica: Mario Terrazzoni.
Anno V - N° 115 del 15 Dicembre 2004 - pag. n° 7

15 Dicembre 2004
Il problema di avere un tetto
Sgomberata Scala di Ferro

Severina Loi
(foto A. Deleuchi)

A Scala di Ferro, in via Regina Margherita, fino ad un paio d’anni fa aveva abitato anche Lucia Laccu, sacrista della chiesa di Santa Maria Maddalena, recentemente scomparsa (Il Vento n. 114 del 01.12.04). L’ordinanza di sgombero per pericolosità del gennaio 2003 del sindaco Rosanna Giudice l’aveva indotta ad abbandonare lo stabile fatiscente e pericolante, trovandosi casa, aiutata da don Domenico Degortes e da altri parrocchiani, un isolato più avanti. In pendenza di sgombero, reso esecutivo il 2 dicembre scorso dal commissario prefettizio Ignazio Portelli, era rimasta ad abitare uno degli appartamenti di Scala di Ferro (per il quale ha pagato l’affitto al Comune, fino a tutto novembre) un’altra parrocchiana, l’ottantenne vedova Severina Loi ed alcuni giovani (e meno giovani) sbandati. Severina Loi è stata ospitata da una parente, alcuni giovani da don Degortes, qualcun’altro per alcuni giorni ha dormito all’addiaccio. La vicenda, triste, ripropone drammaticamente il problema della sistemazione dignitosa delle persone e dell’emarginazione. Ripropone anche l’insufficienza dell’attività dei Servizi Sociali del Comune. Ripropone ancora il ruolo importante, a volte unico, della chiesa nel campo dell’accoglienza, dell’ assistenza e della solidarietà. Quanti altri inquini di Scala di Ferro ci sono a La Maddalena? Quanti pensionati, spesso anziani e malati, sono minacciati dagli sfratti e rischiano di trovarsi per strada? Quante famiglie, quanti disadattati e sbandati vivono in locali precari, insicuri, fatiscenti? Ma la singolarità della vicenda di Scala di Ferro è un’altra. Quella di essere stato il Comune (proprietario di due piani) a far sgomberare l’edificio e non essere stato lo stesso Comune a cercare una soluzione al caso, drammatico, che si creava. Ci si domanda ora quali siano (commissario prefettizio) o saranno (nuova amministrazione comunale) gli interventi della Comune su Scala di Ferro per la quale esistevano dei fondi per la ristrutturazione. C’è chi riparla (lo fece l’amministrazione Birardi e poi ragionevolmente desistette) di venderla. Ma ci sono ragioni, non solo morali (si veda il testamento di Gerolamo Zicavo), che non consentirebbero ciò.
C.R.
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15 Dicembre 2004
Lasciata in eredità per i poveri
Gerolamo Zicavo e Scala di Ferro

Gerolamo Zicavo

Il commendator Gerolamo Zicavo “grande navigatore di razza maddalenina, amico di Garibaldi” così è riportato nell’epigrafe, morì all’età di 87 anni, il 31 maggio del 1921. Pochi mesi prima, il 10 marzo 1921, scrisse di pugno il proprio testamento col quale lasciava alla moglie Maria Cuneo ciò che possedeva di beni immobili e mobili, “ad eccezione dei due piani della mia casa la Scala di Ferro (palazzina ubicata in via Regina Margherita, inizio lato potente, ndr) dei quali mia moglie finché vive, godrà l’usufrutto ed al suo decesso, i detti due piani li lascio in proprietà della Congregazione di Carità del Comune di La Maddalena coll’obbligo di mantenere il tutto in buono stato di conservazione e con il solo diritto dell’entrata dal portone e le scale per accedere ai due piani ed al terrazzo”. Nel testamento Gerolamo Zicavo specificava poi che “ Il profitto dei detti due piani, levate le spese della conservazione e manutenzione in buono stato, prego i Signori componenti la Congregazione di Carità di distribuirle a favore dei poveri, preferibilmente delle famiglie Zicavo”. Per quanto riguardava il piano terra Gerolamo Zicavo disponeva che dopo la morte della moglie ne avrebbero preso possesso “come proprietari della sala a piano terreno alla parte ponente, con annesso giardinetto, la cisterna, il magazzinetto, cantina e sottoscala, nonché la fontanella d’acqua sorgiva i miei nipoti …”, figli di una sorella. “La sala centrale al piano terreno, a levante, il portone” Zicavo la lasciò invece ad un’altra sorella che al tempo viveva in Argentina. Zicavo specificò poi che “La sala grande a piano terreno alla parte levante detta Scala di Ferro rimarrà in perpetuo Custoditrice dei miei cimeli nonché il mio ritratto e quello di mia moglie religiosamente custoditi a cura della benemerita Congregazione di Carità”.
Claudio Ronchi
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15 Dicembre 2004
Dall’Eca alla chiusura
Il Comune e Scala di Ferro

Il palazzo di "Scala di ferro"

Maria Cuneo, moglie di Gerolamo Zicavo, anch’essa come il marito di antico ceppo maddalenino e di famiglia amica di Garibaldi, sopravvisse di alcuni anni al marito, deceduto nel 1921. Come disposto dalle sue volontà testamentarie (si veda articolo a lato) in parte ereditò ed in parte fu usufruttuaria di alcuni beni. Alla sua morte i due piani di Scala di Ferro pervennero al Comune di La Maddalena il quale nel dopoguerra lo gestì attraverso l’Eca (Ente Comunale Assistenza). Nel 1950, ricorda Giuseppe Deligia, Scala di Ferro “era inutilizzato, un rudere non abitabile”. L’Eca si rivolse al prefetto il quale “chiese un progetto con un preventivo di spesa e poco tempo dopo finanziò la ristrutturazione. L’Eca ci ricavò sei appartamentini che mise poi a disposizione di famiglie bisognose”. Alcuni anni fa, essendo nuovamente lo stabile bisognoso di interventi, l’amministrazione Birardi “approntò un progetto con relativo finanziamento per una ristrutturazione. I lavori erano stati anche appaltati, credo la gara fosse stata vinta dalla ditta Virgona” prosegue Deligia. “Successe però che “tra i lavori da farsi, tra Scala di Ferro e il palazzo della ex caserma dei carabinieri, il Comune (amministrazione Birardi, ndr) ritenne di dare precedenza a quest’ultima; i fondi non erano sufficienti e così parte del fondo disponibile per Scala di Ferro venne impiegato per l’ex caserma dei carabinieri”. Scala di Ferro non venne ristrutturata e così si è giunti alla recente ordinanza di sgombero per pericolosità.
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15 Dicembre 2004
Costituita ad Ajaccio
Federazione napoleonica

Napoleone Bonaparte
(da un quadro di Philippote)

La Maddalena è entrata recentemente a far parte della Federazione della città e dei siti interessati dalle vicende storiche grandi o minimali di Napoleone Bonaparte. A firmare l’atto costitutivo dell’As-sociazione sono stati primi di dicembre ad Ajaccio i rappresentati dei numerosi comuni aderenti all’iniziativa tra i quali ricordiamo, oltre ad Ajaccio, Santa Teresa di Gallura, Waterloo Jesa, Elba, Fontainebleau, Balestrino ed altre. L’inserimento di La Maddalena e di Santa Teresa è stato proposta al comitato scientifico, costituito per vagliare le località e la loro relazione con la storia di Napoleone, dal professor Domenico Orsoni, storico ed esperto di rapporti tra le due isole. La solenne cerimonia si è svolta nel municipio di Ajaccio davanti al sindaco Simon Renucci ed al principe Charles Napoleon, discendente del Bonaparte. La delegazione maddalenina era composta dal segretario generale dottor Alberto Pinna e dal dottor Gian Carlo Tusceri. Forse non è inutile ricordare che proprio a La Maddalena nel 1793 un giovane Napoleone Bonaparte andò incontro ad una delle pochissime sconfitte della sua vita nel corso del tentativo di invasione, da parte dei franco-corsi, dell’Arcipelago e della Gallura.
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Invito alla Poesia
Scopo della rubrica è quello di promuovere e valorizzare l’espressione poetica in lingua italiana dei nostri concittadini. Tutti coloro che siano dotati di “una qualche vena poetica” possono inviare una loro composizione, indirizzandola a:

Gianfranco Impagliazzo via Terralugiana 64 07024 La Maddalena (SS)

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