PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA - LA MADDALENA (SS)
Il Vento
Il Vento
"Il Vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va"(Gv.3,8)
(Supplemento di "Gallura e Anglona", periodico della Diocesi di Tempio-Ampurias: direttore Tomaso Panu)
N° 93 del 1 Gennaio 2004 - pagina n° 1 -

1 Gennaio 2004
Aperto l’ottavo Sinodo diocesano
Con una Messa solenne, celebrata domenica 28 dicembre nella cattedrale di Tempio, si è aperto ufficialmente il Sinodo, l’ottavo nella storia plurisecolare della diocesi gallurese ed anglonese. Fortemente e caparbiamente voluto dal vescovo mons. Paolo Atzei, nonostante le non poche perplessità di alcuni parroci e di alcuni membri della Curia, è stato pensato e concepito al temine di due minuziose ed attente Visite Pastorali che il vescovo, frate francescano, ha realizzato in tutte le 47 parrocchie nella diocesi di Tempio- Ampurias, a distanza di pochissimi anni l’una dall’altra. “Questo Sinodo dovrà percorrere le strade del Vangelo sul tracciato del Concilio Vaticano II” ha più volte affermato nei mesi della preparazione padre Paolo Atzei. “Dovrà essere una sosta salutare nella nostra Chiesa in cammino” ha poi sostenuto nell’omelia di apertura “perché tragga le forze per annunciare a tutti il messaggio di salvezza di Cristo”. “È necessario rinnovarci ed aggiornaci ai tempi nei quali viviamo” ha precisato il Vescovo, partendo dalla complessa e variegata realtà del nostro territorio “realisticamente guardando in faccia i numeri e le forze delle nostre realtà parrocchiali”. È necessario “rievangelizzare” le nostre genti, avendo particolare attenzione (e questi dovranno essere tra gli altri i temi principali che il Sinodo dovrà affrontare) ai problemi della famiglia, dei giovani e del turismo.
La famiglia, innanzi tutto, prima cellula insostituibile della società, nella sua duplice composizione (coppia dei coniugi e figli), oggi seriamente minacciata nel suo stesso concetto di esistenza. Non a caso, l’apertura del Sinodo, padre Paolo Atzei l’ ha voluta far cadere proprio nella giornata liturgicamente dedicata alla Santa Famiglia di Nazaret. “Il Sinodo – ha detto il Vescovo – dovrà orientare la nostra Chiesa a farsi carico dei problemi che oggi assillano la famiglia ed indicare delle soluzioni”, come dovrà esaminare tutte le altre molteplici problematiche, vecchie e nuove, che le popolazioni della diocesi, che supera i centoventimila abitanti, vivono a volte in maniera anche drammatica. La Messa solenne di apertura del Sinodo è stata concelebrata da una sessantina di sacerdoti (tra i quali il parroco di La Maddalena don Domenico Degortes, il vicario don Sandro Serreri, il parroco di Palau don Salvatore Matta), presenti i padri sinodali (per oltre due terzi laici), numerosissimi fedeli (erano presenti una trentina di maddalenini), alcuni sindaci (tra i quali quello di Tempio Antonello Pintus e quello di Palau Sebastiano Pirredda), un sacerdote della Corsica (padre Roger Poggi), il cappellano della Base Usa di La Maddalena don Brian Simpson, rappresentanti della Chiesa Battista (il pastore Tony Moore), della Chiesa Ortodossa di Alghero (padre Pietro Nazaruk), e della comunità musulmana di Olbia (il senegalese dottor Mud Khouma). Durante la solenne celebrazione, accanto al Vescovo, oltre al parroco della cattedrale don Antonio Addis, al vicario generale don Andrea Raffatellu, c’erano due diaconi, il palaese Mariolino Aresu (diacono permanete, sposato) ed il libanese Giuseppe Ovse Achkarian (collaboratore parrocchiale di Moneta). La Messa è stata animata dal Coro Polifonico Città di Tempio – San Pietro Apostolo, diretto dal maestro Giovanni Maria Pasella ed è stata trasmessa in diretta da Radio Arcipelago.
Claudio Ronchi
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1 Gennaio 2004
Meditazione sulla II domenica dopo Natale
a cura di don Sandro Serreri
“Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati” (Ef 1, 18a).
L’apostolo Paolo ricorda nelle sue preghiere la comunità cristiana di Efeso, perché Dio la illumini nella conoscenza di lui, Signore e Padre. Questa preghiera sia anche la nostra, perché tutti abbiamo bisogno di pregare l’uno per l’altro e di avere una mente illuminata da Dio affinché possiamo “comprendere a quale speranza” siamo stati chiamati. La vita quotidiana, con i suoi molti affanni, può farci smarrire la speranza cristiana. Afferrati dalle preoccupazioni, possiamo non comprendere il senso dell’essere cristiani. Per questo, è necessario domandare a Dio “uno spirito di sapienza” capace di sapere, sempre o comunque, ritrovare la speranza quando questa si nasconde dietro le vicende tristi della nostra vita e il significato della chiamata cristiana quando questo viene messo in crisi dalle tante contraddizioni che viviamo nella nostra società. E’ preghiera, questa, proprio da farsi all’inizio dell’anno, quando è necessario riordinare le idee confuse dall’anno trascorso e ora desiderose di essere illuminate. E’, dunque, normale per l’uomo religioso, in questi primi giorni dell’anno, ritrovare nella preghiera, personale e comunitaria, le ragioni che lo hanno spinto a non perdere la fede, ad affaticarsi nel testimoniare il Vangelo che ascolta e che s’impegna a vivere, a seguire Gesù anche se questo comporta molte difficoltà. Si tratta, allora, di rinvigorire l’adesione al Vangelo, di continuare il cammino intrapreso, di andare oltre i limiti che emergono ogniqualvolta la nostra fede si scontra con le contraddizioni e le ingiustizie del mondo. Sull’esempio dell’apostolo Paolo, anche i sacerdoti della nostra Comunità cristiana pregano, perché il Signore non si stanchi di illuminare le menti di tutti coloro che sinceramente hanno intrapreso il difficile viaggio della fede nel mare della vita. Ma anche questi, pregano per i loro sacerdoti, affinché illuminati da Dio possano illuminare tutti coloro che incontreranno nel loro servizio pastorale, infondere speranza nuova negli smarriti di cuore, dare ragione della chiamata cristiana per il bene della società. Allora, insieme, non ci stancheremo di costruire anche quest’anno, giorno dopo giorno, rapporti di fraternità, di comunione, di solidarietà, evitando così di dividerci, di offrire cattivi esempi, di rendere vano l’annuncio del Vangelo. Illuminati dal Signore Gesù, anche quando qualche ombra o nebbia renderà arduo il cammino insieme, non smarriremo la via, perché la speranza che è in noi è più forte di ogni nostro umano ostacolo.
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1 Gennaio 2004
L'editoriale
di don Sandro Serreri
Anziani malati, primo pensiero
Il nuovo anno ha appena mosso i suoi primi passi, portando sulle sue ancor fragili spalle un enorme sacco stracolmo di sogni e speranze, buoni propositi e qualche rammarico. Ce ne siamo accorti un po’ tutti del fatto che l’anno vecchio è ormai dietro le nostre spalle e quello nuovo ci sta davanti con sguardo ironico e braccia aperte rassicuranti. Ma per tanti uomini e donne della nostra piccola Comunità non è più così da anni, perché il vecchio e il nuovo non esistono, sostituiti dal sempre di una malattia, di un impedimento fisico, di una età avanzata, di un malessere psichico, di uno stato di abbandono, di una solitudine interiore, di una vita spenta. Vivono nel nascondimento delle loro case le loro malattie tanti anziani, uomini e donne, un tempo lavoratori e casalinghe, padri e madri. Per tutti questi, l’anno nuovo è solo una data che si aggiunge a date segnate da ricoveri in ospedale, da cure interminabili, da sofferenze quasi insopportabili, da dispiaceri inattesi. La vita di questi anziani malati sembra un quasi non-senso, se la guardiamo con gli occhi dell’euforia e dell’attivismo di questi ultimi giorni di festa, di acquisti, di regali, di cenoni, di allegria. Questa, appare come una stonatura o, meglio, un grande disturbo. Per questo, vogliamo dedicare il nostro primo pensiero di questo anno nuovo a loro: a tutti coloro ai quali la vita, anno dopo anno, ha dato poco e tolto molto; a tutti coloro che sembrano non esistere, ma sono come un pugno nello stomaco dato alle nostre coscienze borghesi; a tutti coloro per i quali non si è mai fatto e mai si farà abbastanza. A questi uomini e donne malati vogliamo dire, che non passa inosservata la loro grande dignità nella quotidiana sofferenza, il loro silenzio eloquente, la loro vita comunque sociale proprio perché inserita nel giro delle contraddizioni che caratterizzano la vita civile degli uomini. Il nostro primo pensiero, dunque, a voi, perché è giusto non dimenticare, ascoltare, lasciarsi provocare, dare spazio alle vostre voci mute… ma la sofferenza umana, in tutte le sue espressioni, non è mai muta. Di questo, ne è convinta anche la nostra società isolana che, forse, anche questo anno penserà, dirà, farà qualcosa anche per voi, affinché possa essere sempre vero e valido il principio che: Tutti siamo responsabili di tutti!
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