Omaggio alle erbacce

Normalmente definiamo erbacce tutte quelle piantine che magari ammiriamo in un paesaggio naturale e che, invece, ci danno fastidio quando crescono al di fuori del nostro controllo nei giardini e nell’ambiente urbano. E’ giusto che sia così perché là dove abbiamo creato le condizioni per la circolazione di veicoli e pedoni, abbiamo naturalmente escluso la vegetazione spontanea che impedirebbe la nostra organizzazione dello spazio e creerebbe intralcio. Bene: percorriamo allora solo alcune vie cittadine e vediamo cosa succede, ad esempio, nelle scalinette di via Albini o in via Vincenzo Sulis. Non vi spaventate se, sul momento, vi pare di non ricordarle: la prima è quella che da via Galliano - dove un tempo si piazzava il mercatino - va verso il cancello dell’Artiglieria; la seconda è quella che parte da via Ilva, a destra, dopo via Regina Margherita e che nella parte finale, verso via Alibertini, si restringe in una viuzza coperta con vecchie lastre di granito; altri, forse, considererebbero questo angolo come caratteristico, da curare e esaltare, noi invece accettiamo che resti in totale abbandono. In queste due aree urbane la parietaria cresce indisturbata, occupa gli interstizi fra le lastre, copre i gradini costituendo un insidioso tappeto dove è facile scivolare (e infatti una signora di mia conoscenza vi si è fratturata una spalla in una rovinosa caduta). A guardare bene, poi, ci si accorge della presenza di escrementi dei cani della zona. Prima o poi faranno pulizia, direte voi: no, tutto rimane invariato, affidato ai cicli delle stagioni. Ma allora l’elogio alle erbacce? Lo dedico alle stesse piante che invece offrono un grande servizio nelle zone che si allontanano dalla città e non sono ancora campagna: sono quelle che hanno preso a cuore queste nostre sfortunate strade e amorevolmente cercano di sopperire alla eterna mancanza di pulizia. Volete percorrere la via del Cimitero per rendervene conto? Superate le case di Cardaliò e vedrete il bordo strada ricoperto di provvidenziale agretta che dispone i suoi lunghi, regolari cuscinetti di foglie morbide e di fiori gialli a coprire residui di piatti e bicchieri di carta, fazzolettini, bottiglie lasciate da tempo immemorabile e che il tempo, appunto, non riesce a eliminare. Caro nuovo anno, insieme ai propositi portaci anche qualche bella azione pratica: convinci chi può che le erbe devono crescere nel loro ambiente naturale, giusto perché non si debbano definire erbacce.