Il Vento
Il Vento
PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA.
direttore: Tommaso Panu
Redazione: Sandro Serreri, Claudio Ronchi.
Grafica: Mario Terrazzoni.
N° 93 del 1 Gennaio 2004 - pagina n° 3 -

1 Gennaio 2004
Università della Terza Età
Presto ai nastri di partenza
È trascorso circa un mese da quando un esiguo gruppo di cittadini discuteva della possibilità di attivare anche a La Maddalena una Università della Terza Età. La Sardegna non é nuova a questa esperienza: per quanto riguarda la Gallura, Olbia e Tempio sono già all’avanguardia; da alcuni anni, infatti, sono attivi numerosi corsi che vedono avvicendarsi nelle due cittadine nomi illustri di docenti universitari e non, ai quali gli studenti hanno risposto numerosi ed entusiasti. A Tempio gli iscritti sono circa 170 ad Olbia 450. L’unico requisito, se così vogliamo chiamarlo, necessario all’iscrizione é l’aver superato i 39 anni. La costituzione di una Università della Terza Età prevede che i soci fondatori costituiscano, di fronte al notaio una libera associazione culturale e, per quanto riguarda La Maddalena che sta per intraprendere questa esperienza, la domanda di costituzione per poter accedere ai fondi del 2004, va inoltrata entro il 28 febbraio. All’inizio sembrava difficile che anche nella nostra isola potesse attecchire un progetto tanto nuovo; inoltre poiché si pensava che per poter raggiungere un numero cospicuo di adesioni si sarebbe dovuto attingere ad un bacino di utenti che non fosse propriamente il nostro, tenendo conto dell’insularità, ci si é accorti dell’impossibilità che ciò potesse avvenire, dando forse per scontato che la risposta dei maddalenini sarebbe stata esigua. Al contrario, il risultato é stato oltre le aspettative, la voglia di migliorare, il desiderio di respirare una ventata che non fosse solo quella del ponente ma anche di cultura e di novità, ha visto una fortissima adesione. Tutto questo é stato anticipato da una capillare campagna di informazione e di chiarimento con la diffusione, tra i cittadini, di una scheda esplicativa e di adesione, con l’intento di indagare anche sulle preferenze dell’utenza. La verifica dei consensi é avvenuta in una assemblea che é stata decisiva e chiarificatrice; indetta da alcuni tra gli organizzatori, tra cui l’assessore Giacomo Grondona, il prof. Antonio Frau, l’avv. Gavino Canopoli, Lucia Spanu, ha visto la partecipazione di un numero veramente sorprendente di persone che si sono poi trasformate in circa 170 iscritti. I corsi più richiesti sono stati: Storia della Sardegna, Storia dell’Arte e Archeologia; le preferenze per i laboratori sono andate all’Informatica, alla Lingua inglese e alle Tecniche decorative. Oltre alla soddisfazione per un risultato tanto significativo, perché legato ad una iniziativa di importante rilievo e contenuto culturale, é doveroso rilevare che la tradizionale, e non so fino a che punto reale apatia degli isolani, ha mostrato, in questa occasione, di non esistere.
Alessandra Deleuchi
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1 Gennaio 2004
Invito alla Poesia
a cura di Gianfranco Impagliazzo
Risveglio

di Gennaro Avellino

  • Se, oltre la cortina,
  • con ancora l’estrema patina
  • di lieti sogni
  • sugli occhi
  • e sull’anima,
  • frughi la nuova luce
  • che nulla di nuovo
  • ti dà,
  • ricorda allora
  • che il germe dei sogni
  • bisogna salvarlo
  • per innestarlo
  • in ogni cosa
  • avvilita,
  • sì che vago verde
  • appaia vero verde,
  • e venefico fumo
  • arcano incenso
  • che alto si perde.

Il risveglio da un piacevole sogno mattutino può diventare trauma se confrontato alla monotonia del vivere quotidiano: pur “frugando” nel reale, il poeta non riesce a scorgere novità nel rinnovarsi ciclico delle giornate umane. Esiste comunque un’ancora di salvezza, quel “germe dei sogni” infantili ( di pascoliana memoria ), che ci permette di superare l’avvilimento, facendoci gioco del reale e dando il giusto colore, calore e senso della vita a tutto ciò che ci circonda. Il “vero verde” e “l’arcano incenso”, riconquistati attraverso l’innesto del “germe dei sogni”, sono i simboli di questo superamento del male di vivere. La lirica è ben strutturata in ipotesi iniziale e tesi gnomica, cui fa seguito la conseguenza positiva dell’invito alla riflessione.
Archivio rubrica: Invito ala Poesia
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1 Gennaio 2004
Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
Il vecchio sacrista (Antonio Bordignon)
“Era venuto qua con l’intendimento di costituirsi un gruzzoletto e tornar via, e invece ci rimase più di 40 anni. Non che fosse venuto meno il desiderio di possedere del terreno tutto suo, ma nonostante il regime di una eccessiva parsimonia, i risparmi erano pochi e quei pochi si assottigliavano o si esaurivano nelle brevi visite che soleva fare, a lunghi intervalli, al suo paesetto della Venezia Euganea. Le spese di viaggio, i regalucci da portare e qualche modesto sussidio finivano per ridurlo quasi alle condizioni di prima; ma non per questo cessava d’apparire tranquillo, come se quelle visite gli avessero ritemprato l’animo al raggiungimento del suo scopo … Egli era sacrista della chiesa parrocchiale e attendeva alle sua mansioni con premura meticolosa che era forse anche l’effetto della sua fede religiosa, fede senza titubanze e senza transazioni come quella di tutte le anime semplici. Bastava osservarlo nell’adempimento delle funzioni religiose, nelle quali dava l’impressione di essere spiritualmente assorto come il credente durante la preghiera. Solo durante le prediche del Quaresimale gli accadeva qualche volta di distrarsi per vigilare il contegno dei ragazzi, che gli pareva non stessero nell’immobilità da lui voluta. Allora arrancava nella ressa per tenerli a freno e non di raro era causa di uno spostamento più avvertito del po’ di scalpiccio che intendeva reprimere. Se essi avevano lo scopo di farlo muovere, quello scopo lo raggiungevano in pieno per la sua ingenuità. Coi ragazzi del resto, era sempre scontroso; trattava a muso duro anche quelli che bazzicavano in sacrestia e solevano porgergli, ogni volta, aiuti indispensabili. Ce l’aveva con loro perché nei primi anni c’era stata come un’intesa a dargli noia, per godersi lo spasso dei suoi sproloqui. Vederli e perdere la pazienza era per lui un tutt’uno; quelli allora a scappare e lui a inseguirli con la canna … Incapace di serbare rancore, non mancava di conceder loro, dopo un brontolio, l’accesso al campanile, quando v’era da scampanare. Così del resto egli se li rese benevoli e disposti ad ubbidirgli. Alto, ossuto, faccia sempre uguale, impenetrabile, era noto anche per l’ibridismo del linguaggio, per la singolarità del saluto nel sollevare la falda anteriore dell’annoso cappello, per il modo di camminare con un passo chilometrico e per quell’erigersi a zelatore della morale, che coi i bambini non sarebbe riuscita inopportuna se l’avesse limitata ad un breve rimprovero”.
(1 – continua)
Tratto da: “Il vecchio sacrista”, di Martino Branca. Pubblicato su ‘Il Giornale d’Italia’ del 21 gennaio 1934.
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1 Gennaio 2004
Lo sport ci parla ...
a cura di Salvatore Faggiani
Volti felici, aria natalizia, forti emozioni. Così si presenta il salone consiliare in occasione della rituale cerimonia di consegna del premio «al merito sportivo» da parte del Panathlon Club di La Maddalena. Quest’anno, però, l’atmosfera è diversa: si celebra infatti il ventennale del Club panathleta maddalenino, costituito con atto notarile il 3 dicembre 1983. Con la consueta sensibilità il Panathlon Club isolano ha voluto premiare, in questa particolare ricorrenza, l’Ilva calcio che proprio quest’anno compie cento anni della sua storia. Un connubio perfetto, ricco di emozioni, che ha raggiunto l’apice nel momento della consegna della gloriosa bandiera dell’Ilvarsenal alle «vecchie glorie» della squadra isolana. Un pezzo storico, nascosto per venti anni, che rappresenta non solo la memoria della gloriosa società maddalenina ma anche quella storica dell’Isola. Flash, lacrime di gioia e commozione hanno accompagnato questo momento e la consegna del premio al merito sportivo da parte del Presidente del Club Panathleta Pierluigi Cianchetti al Vice Presidente dell’Ilva Silvio Ornano. Una bella festa che racchiude venti anni di lodevole impegno del Club non solo a favore dello sport come promozione educativa dei nostri giovani ma anche in altre numerose iniziative sociali e umane con particolare riguardo ai diversamente abili ed ai più deboli. Con lo spirito che contraddistingue l’Associazione, nata a Venezia nel 1951, anche il Panathlon Club locale ha posto il proprio interesse intorno ai fenomeni, agli interessi e ai problemi che gravitano attorno allo sport, in particolare alle strutture e agli impianti sportivi, note dolenti della nostra comunità. Si è sempre ispirato al Fair Play, creando un premio in merito, e ha operato, in sintonia con l’Associazione, contro il doping, vero e proprio cancro dello sport nazionale ed internazionale. Concludo elencando alcuni diritti riportati nella «Carta dei diritti del ragazzo nello sport», con l’augurio che vengano tenuti in considerazione da coloro che hanno il dovere di salvaguardare questi diritti: diritto di divertirmi e di giocare, diritto di fare dello sport, diritto di beneficiare di un ambiente sano, diritto di essere trattato con dignità. Mi fermo qui. C’è ne abbastanza per programmare, lavorare e intervenire a favore dei nostri giovani.
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