N° 97 del 1 Marzo 2004 - pagina n°
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1 Marzo 2004
Il vescovo sulla sanità
Garantire i servizi essenzialiSabato 14 febbraio il vescovo mons. Paolo Atzei è giunto a La Maddalena per celebrare la ‘Giornata del Malato’, l’ormai tradizionale appuntamento con i ricoverati dell’ospedale Paolo Merlo e con i malati tutti di La Maddalena. Dopo aver amministrato una trentina di cresime nella parrocchia militare, il vescovo nel pomeriggio ha celebrato Messa nel nosocomio cittadino, ha visitato i pazienti nelle corsie, poi ha celebrato Messa nella chiesa di Santa Maria Maddalena, Messa trasmessa in diretta da Radio Arcipelago. Al termine del rito ha risposto ad alcune nostre domande. Padre Paolo a La Maddalena ed in Gallura si vive con difficoltà il problema ‘sanità’…
Si, anch’io sono rimasto perplesso dopo aver parlato, proprio in questi giorni, con la direzione sanitaria della ASL di Olbia e con le direzioni degli ospedali galluresi e mi sono chiesto il motivo della minor attenzione, in alcune strutture periferiche, rispetto ad Olbia. Questo si nota a Tempio e si nota a La Maddalena. Credo tuttavia non ci sia aria di smobilitazione, né da parte della Asl né da parte della Regione e sia loro intendimento garantire perlomeno le strutture già presenti. Per quanto riguarda La Maddalena ho potuto vedere che sono iniziati alcuni lavori di ristrutturazione.
Una società civile, per quanto riguarda la salute dei cittadini, può guardare ai bilanci, solo ai bilanci delle ASL?
No, assolutamente. Il fatto di aver ridotto le ASL a pure aziende, dove la categoria principe è quella dell’economia o dell’economicismo, configura certamente, da una parte, che anche noi siamo figli di una certa cultura americana. La nostra cultura invece ci impone di rispettare profondamente il primato della persona e di garantirle i servizi sanitari essenziali. Di fronte a questi non c’è economia che tenga! Si può e si deve tagliare da altre parti ma non certamente da settori vitali che dicono il grado di civiltà di una società.
Questo è l’appello del Vescovo?
Assolutamente! Lo ripeto sempre alle persone proposte al settore sanitario, lo ripeterò ad alta voce in tutti i posti, perché non vorrei che ribaltassimo, senza accorgercene, un tipo di cultura, passando dalla cultura del personalismo cristiano delle attenzioni solidali profonde a quella che è la cultura dell’economicismo di stampo nord americano!
C.R.
1 Marzo 2004
Meditazione sulla I domenica di Quaresima, Anno C
a cura di don Sandro Serreri
“Non di solo pane vivrà l’uomo. (…) Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai. (…) Non tenterai il Signore Dio tuo” (Lc 4, 4.8.12; cfr. Dt 8, 3; Dt 6, 13; Dt 6, 16).
Gesù tentato ci offre il programma per la Quaresima. All’uomo impegnato solo ad accumulare beni materiali consiglia di rivedere questi assoluti e di ridare il primato allo spirito: “Non di solo pane vivrà l’uomo”. All’uomo che si prostra e adora il dio denaro, successo, vanità, rivolge l’invito a volgere lo sguardo al solo, unico, vero Dio: “Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai”. All’uomo che vuole estendere il suo dominio anche su Dio, ricorda che non è bene forzare la sua mano: “Non tenterai il Signore Dio tuo”. Oggi, molto più di ieri, l’uomo subisce il fascino di così tante tentazioni, che gli è veramente difficile non cadere, non lasciarsi sedurre. Molti beni effimeri ormai sono alla portata un po’ di tutti. Nella corsa verso il successo e la ricchezza vediamo tanti concorrenti. Il sacrificio non è più una virtù, ma una debolezza, perché oggi basta poco per raggiungere certe mete. L’uomo, che sin dalla notte della storia è sempre stato tentato di liberarsi da Dio, oggi si illude di averlo ucciso, ma si ritrova schiavo di altri signori. Questo uomo, che sembra sempre più affaticarsi nel concentrare tutti i poteri della vita nelle sue sole mani, si scopre smarrito e solo, disorientato ed inquieto, vuoto e spento. Eppure, la sua ricchezza, scienza, tecnologia, lo fa capace di soddisfare ogni desiderio, anche quello di poter vivere “di solo pane”; di prostrarsi e adorare tutti gli dei della terra tranne il Signore Dio; di tentare Dio tentando di sottometterlo al suo volere. Davanti a questo uomo, così forte, ma anche così fragile, si fa avanti l’”uomo religioso”, il credente, il ricercatore di Dio, il pellegrino nella fede, l’adoratore eucaristico, l’ascoltatore della Parola, il penitente riconciliato. Ecco l’uomo quaresimale, che sfida con le preghiere, le opere di carità, i segreti digiuni, le seduzioni di una pseudo cultura pubblicitaria che crea dal nulla un mondo di falsi bisogni. Dovremmo essere noi questo uomo in cammino lungo i sentieri ove è possibile imbattersi in ogni sorta di insidia, di inganno, di tranello, di trappola. Gesù ha superato e vinto ogni tentazione, perché il suo sguardo era fisso sul Padre. Allora, forse, anche per noi varrà lo stesso segreto: guardare verso il Signore. Si tratta, in altre parole, di rimotivare il nostro discepolato, il voler seguire Gesù. Porsi e rispondere alla domanda: chi voglio servire nella e con la mia vita? aiuterà molti di noi a non cadere in tentazione, a non rendere vana la grazia di Dio, a non ingannare noi stessi credendo di poter ingannare Dio. Dunque: il pane va bene, ma non basta; occuparsi anche dei beni della terra è giusto, ma adorando solo il Signore Dio; scoprire e raggiungere nuovi traguardi è necessario, ma senza volersi sostituire a Dio. La Quaresima sia tempo propizio per chiarire meglio la nostra posizione davanti a Dio e vedere sin dove siamo giunti seguendo, ascoltando ed imitando il Signore Gesù.
1 Marzo 2004
Denuncia di Giuseppe Deligia
Indagine sull'Ospedale

- Giuseppe Deligia (Progetto Nuovo Arcipelago,UDEUR), in qualità di componente della Commissione Consiliare dei Servizi Socio-Assistenziali, ha recentemente avuto modo di esaminare il nuovo progetto di ristrutturazione dell’Ospedale Paolo Merlo. Che impressione le ha fatto?
Credo sia molto importante riflettere su ciò che sta succedendo nel nostro ospedale.
- Perché?
- In passato, a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, per sette anni, l’ospedale è stato trasferito ed ospitato presso l’ospedale militare. Il motivo fu quello della sua ristrutturazione. Poi abbiamo avuto altre tre ristrutturazioni. Una delle quali in corso.
- Perché allora c’è un nuovo progetto di ristrutturazione?
- La ristrutturazione delle sale di degenza è stata ultimata nel 2002, poco più di un fa. Ora noi stiamo esaminando un progetto di ristrutturazione di molti siti, comprese le sale di degenza che sono state ristrutturate recentemente. Per tutto questo c’è uno stanziamento di circa due miliardi di vecchie lire. Io ho chiesto che la Commissione Consiliare Comunale faccia un esame di quanto è stato speso in trent’anni a La Maddalena, e quali sono stati i risultati conseguiti. L’attuale ristrutturazione è finalizzata a sistemare i servizi igienici all’interno delle sale di degenza. Noi però abbiamo ultimato i lavori poco più di un anno fa, spendendo miliardi, e adesso ci siamo accorti che in queste sale di degenza mancano i servizi igienici, che invece sono nei corridoi.
- La cosa sembra grave, cosa intende fare?
Credo che sia necessario a questo punto andare a vedere chi ha progettato, chi ha finanziato, chi autorizzato questi lavori, e quali risultati ci sono stati. Se questa verifica non la farà la Commissione Consiliare lo farò io come consigliere comunale, chiedendo a chi di dovere di fare un’indagine per verificare costi-benefici di questo ospedale di La Maddalena.
C.R.
1 Marzo 2004
L'editoriale
di don Sandro Serreri
Tutti malati di cellulare
All’ultima generazione di cellulari manca solo che si trasformino in robot pronti a soddisfare ogni nostro desiderio. Infatti, dalla semplice telefonata si è passati ai messaggi, alle suonerie, ai giochi, alle foto, a internet, al video. Il cellulare dovrebbe essere lo strumento per comunicare con chiunque e ovunque ed invece è diventato tutto tranne questo. Con il cellulare non si comunica, ma si gioca. I nostri adolescenti non ne possono fare a meno. Lo hanno quasi tutti. Praticamente, il cellulare li accompagna dappertutto. Li vedi passeggiare e parlare con in mano l’immancabile cellulare. Anche durante le lezioni è lì, sul banco. E questo suona o vibra nei momenti meno opportuni. Aspettano con ansia che suoni e se resta muto qualche adolescente inizia a domandarsi angosciato: perché nessuno mi chiama o mi manda un messaggio? Se ciò non accade, può generarsi persino una frustrazione, sentimenti di fallimento, di insuccesso, di vuoto. Qualche adolescente sentendosi non chiamato potrebbe avere anche un calo di autostima. Ne può scaturire persino una malattia che potrebbe portarlo a dover ricorrere a qualche seduta dallo psicoterapeuta. Eppure, nonostante l’enorme diffusione del cellulare, i sociologi avvertono che sta diminuendo la comunicazione inter-personale. Ecco, allora, la prima grande contraddizione di questo strumento che era nato proprio per facilitare la comunicazione. I sondaggi rivelano che i nostri giovani, principali fruitori del cellulare, non conoscono bene l’inglese, girano poco il mondo (al contrario dei coetanei stranieri), rimangono in casa fino a trenta anni, sono sempre più confusi e smarriti e hanno serie difficoltà a diventare adulti responsabili. Tra l’altro, alla diffusione dei cellulari non è corrisposta (come negli altri Paesi occidentali) quella del computer e dell’utilizzo di internet. Però, questo non impedisce al telefonino di continuare ad essere un regalo chiesto insistentemente dagli adolescenti che ne sono ancora privi. Quanto sinora scritto ci consente di poter dire che oggi non è possibile disegnare il profilo di un adolescente senza inserire anche il cellulare. Comunque, non da meno sono molti adulti, che fanno un così eccessivo uso del telefonino da essere diventato, anche per loro, una specie di malattia. Numerosi medici specialisti segnalano, che tenerlo vicino al cuore e al padiglione auricolare può danneggiare il battito cardiaco e, per via dell’emissione di radiazioni, compromettere seriamente l’udito. Anche il cellulare se abusato può nuocere alla nostra salute, fisica e psichica. Noi adulti, alla pari dei nostri adolescenti, non ne possiamo fare a meno. Sembriamo tutti come quei medici chirurghi salvavita che devono essere reperibili in ogni momento e luogo o come quegli uomini di governo che hanno le sorti di un intero popolo. Ma non lo siamo, né l’uno né l’altro. Dunque, anche il telefonino va utilizzato, almeno da noi adulti, con equilibrio, discrezione, necessità. Se è vero che siamo tutti malati di… cellulare, è anche altrettanto vero che da questa malattia si può e si deve guarire. L’abuso del cellulare ci a condotto a non saper scrivere una lettera, a un linguaggio povero, a rapporti virtuali. C’è una cura per tutto questo? Usarlo quanto occorre, spegnerlo quando si è a colloquio con una o più persone, negarlo agli adolescenti che vanno a scuola, lasciarlo a casa quando ci si reca in chiesa o ad una cena a casa di amici o al ristorante. Dunque, non buttarlo, ma negarselo in certi momenti della giornata e luoghi. Credetemi, è questa la cura migliore.