Il Vento
Il Vento
PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA.
direttore: Tommaso Panu
Redazione: Sandro Serreri, Claudio Ronchi.
Grafica: Mario Terrazzoni.
N° 98 del 15 Marzo 2004 - pagina n° 3 -

15 Marzo 2004
In primavera le elezioni regionale
Il Governatore della Sardegna
Nel prossimo mese di giugno si terranno le elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale della Sardegna. L’attuale amministrazione di Centro-Destra è stata caratterizzata da una continua instabilità (si sono succeduti alla presidenza della Regione: Mario Floris, Mauro Pili ed Italo Masala). Non meno instabile era stata la precedente amministrazione di Centro-Sinistra, guidata da Federico Palomba, il quale in cinque anni dovette fronteggiare 6 crisi e presiedere ben 6 giunte diverse. Una maggiore stabilità alla nuova Giunta Regionale dovrebbe essere invece garantita dalla legge elettorale delle Regioni a Statuto Ordinario, che, in mancanza di una propria legge elettorale (la Sardegna è Regione a Statuto Speciale), per la prima volta verrà applicata in Sardegna. Come dunque verrà eletto il nuovo presidente della Regione Sarda, il cosiddetto Governatore? Tra i candidati alla carica di Presidente della Regione risulterà eletto colui che riporterà il maggior numero di preferenze (anche una in più), indipendentemente dai voti conseguiti dalle liste a lui collegate. Il Consiglio Regionale invece (composto da 80 consiglieri), sarà eletto nel seguente modo: 64 seggi verranno assegnati alle liste, in proporzione ai voti conseguiti; gli altri 16 seggi, il cosiddetto ‘listino’, saranno invece ricoperti da 16 persone, non sottoposte al vaglio elettorale. Il ‘listino’ del candidato alla carica di Presidente della Regione (Governatore), costituirà il suo premio di maggioranza e dovrebbe consentirgli di governare tranquillamente (il Governatore dovrà avere almeno una maggioranza del 55% dei consiglieri regionale), essendo composto, presumibilmente, da persone di sua fiducia.
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15 Marzo 2004
Cinghiali a Caprera
Caccia Grossa
Fra le prelibatezze culinarie del martedì grasso c’era un gustoso spezzatino di carne di cinghiali di Caprera, offerto dalla compagnia dei cacciatori locali. Sono caduti in duecento, più o meno, durante la campagna di abbattimento selettivo di gennaio e febbraio, su direttiva del Parco Nazionale e del Ministero dell’Ambiente. Sette giorni di caccia grossa con cani al guinzaglio, che hanno visto la partecipazione di un’ottantina di doppiette. L’abbattimento non ha ovviamente eliminato l’intera popolazione di cinghiali presenti nell’isola, ma ha permesso di abbattere gli individui più deboli e meno refrattari alla presenza dell’uomo, quelli che non si nascondono nelle asperità della foltissima vegetazione che ricopre il territorio. Diventati quasi un souvenir, questi animali creavano però difficoltà alla fruizione delle pinete. Secondo alcuni cacciatori, a Caprera ci sarebbero 500 esemplari, per altri quasi mille. Possibile eliminarli tutti? I cacciatori sostengono che eliminandone in modo selettivo un centinaio all’anno, si potrebbe arrivare ad una soluzione di compromesso sulle esigenze di un ambiente che fino a circa vent’anni fa non aveva conosciuto presenza alcuna di cinghiali, e sta pagando pegno in termini di sconvolgimento del sottobosco e sparizione di parecchie altre specie animali, come i conigli. Il biologo Marco Galletti dell’Università di Sassari, membro del Consiglio Direttivo del Parco, nega che l’abbattimento sia il miglior sistema di controllo della popolazione: “In termini biologici, per evitare l’eccessiva proliferazione, è meglio la cattura selettiva con gabbie ed il trasferimento degli animali fuori dall’Isola”. Replica Luciano Gisellu membro della Giunta Esecutiva: ”Abbiamo già discusso sul problema. Devono essere prese delle misure concrete”.
Franco Nardini
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15 Marzo 2004
Chi ricorda questa storia?
Questo cippo (foto a destra), posto da tempo immemorabile nel giardino della bella palazzina umbertina di lungomare Ammiraglio Mirabello (foto sopra), nella zona adiacente i semafori, porta un nome: Rosa Maria. Si dice che molti anni fa, probabilmente prima dell’ ultima guerra, una bimba di pochi anni, figlia di un comandante della Regia Marina, stesse giocando nel bel giardino della villa. Improvvisamente si udì, fortissimo, il fragore di una esplosione. Era scoppiata la caldaia di un rimorchiatore ormeggiato non lontano.

Il cippo

Un pannello di ferro, proiettato in alto dalla deflagrazione, fatalmente e pesantemente piombò addosso alla bimba che ignara giocava, schiacciandola. La piccola Rosa Maria morì sul colpo. Volendo ricordare e ricostruire questa tragedia che oltre a gettare nella disperazione i genitori della bimba, destò grande impressione e dolore a La Maddalena, invitiamo coloro che ne hanno ricordo, direttamente o per averne sentito il racconto, di fornircene i particolari, correggendo eventuali inesattezze ed arricchendo la storia; la piccola, breve, tragica storia di Rosa Maria.
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15 Marzo 2004
Dialetto Maddalenino:
a cura di Ramon Del Monaco
Secondo noi si dice così
In molti si parla ‘del’ maddalenino, in pochi si parla e si scrive ‘in’ maddalenino, e, a volte, probabilmente, non in maniera corretta. Con questa rubrica vogliamo contribuire, non solo a perpetuare la ‘parlata isolana’ ma anche ad una più corretta scrittura e pronuncia, con esempi e proposte su come si dice, come si scrive, con alcuni modi di dire, secondo noi, corretti. Sono graditissimi, da parte dei lettori: segnalazioni, il rilievo di eventuali errori, considerazioni e proposte. La rubrica dunque, è aperta al contributo di tutti.
  • Arabo:
  • Musciammu: da muscia’ffah = filetto di delfino essiccato e affumicato;
  • magazzenu: da maghxzen = magazzino;
  • Zimminu: da samin = zuppa di pesce;
  • Al chermisi: da al Kermis (scarlatto) = liquore rosso;
  • Ammiragliu: da Emir = capo, principe e Alay = reggimento;
  • Ammurrà: da ramma/marra = dare in secco, trascinare a terra;
  • Arzédda: da arsellah = arsella, tellina;
  • Riccióla: da arisciula = ricciola;
  • Risgintà: da rascia, innaffiare, aspergere = risciacquare;
  • Arrunzà: radda/dazza, respingere = spingere, ammucchiare;
  • Cammallà: da hammal, portar pesi, caricare,
  • Camallu, colui che porta carichi, facchino;
  • Matrassu: da matrah = materasso;
  • A bizzeffi: da bizzef = in abbondanza;
  • Filucca: da Fulkab = tipo di imbarcazione, feluca;
  • Gattu mammoni: da Caid Mahimun, pirata barbaresco del 1200.
  •  
  • Turco:
  • Macramè: da makramà, asciugamano, lavoraz. Del pizzo a frange;
  • Caciuccu: da Kurkut = minutaglia, zuppa di pesce (voc. Livornese).
  •  
  • Barbarismi:
  • Rauba: per i Goti significava bottino, roba predata in genere;
  • Brandali: treppiede , dal francese ant. Brant e prima dal Franco Brand = cosa che brucia, tizzone;
  • Scusali: grembiule, dal germ.. Schos = grembo.
  • Fiammanghilla: piatto ovale di portata, vassoio (fiammingo), di Fiandra.
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