Il Vento
Il Vento
PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA.
direttore: Tommaso Panu
Redazione: Sandro Serreri, Claudio Ronchi.
Grafica: Mario Terrazzoni.
N° 98 del 15 Marzo 2004 - pagina n° 8 -

Radio Arcipelago 90,20 Mhz
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Programmi Giornalieri *
Ufficio delle letture ore 07.30
Lodi mattutine ore 08.40
Santa Messa ore 09.00
Rassegna Stampa ore 09.30
Rassegna Stampa ore 11.00
Rassegna Stampa ore 12.30
Notiziario ore 17.15
Santa Messa ore 18.00
Notiziario ore 18.40
Notiziario ore 20.10
* Il sabato e la domenica il Notiziario e la Rassegna Stampa non vengono trasmesssi.
Programmi Settimanali *
Lunedì 10.15 Microfono Aperto
Lunedì 17.00 Informazione previdenziale
Lunedì 19.30 Lunedì Sport
Martedì 10.15 Lunedì Sport (replica)
Martedì 17.00 Sulla Gallura e sull'Anglona
Mercoledì 10.15 Sulla Gallura e sull'Anglona
Mercoledì 16.45 Invito alla Musica
Giovedì 10.15 Invito alla Musica
Giovedì 11.45 Catechesi per adulti
Giovedì 16.30 Rassegna stampa cattolica
Venerdì 10.15 Rassegna stampa cattolica
Venerdì 17.00 Informazione previdenziale
Venerdì 19.30 Anteprima Sport
Sabato 09.30 Anteprima Sport
Sabato 10.00 L'Asterisco
Sabato 11.30 Microfono Aperto
Domenica 10.00 L'Asterisco
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15 Marzo 2004
Pagine di Catechesi
domande a don Sandro Serreri
  • D.Dopo figli unici (vedi Il vento, n. 96) e padri (vedi Il Vento, n. 97), tocca agli insegnanti. Essendo anche un insegnante, le domandiamo: Questo ruolo è cambiato?
  • R.Insegnanti… in cerca di autore! In crisi d’identità? Senza ombra di dubbio. Il nostro ruolo è cambiato, e come! Il ruolo dell’insegnante è cambiato, perché è mutata la società dentro la quale si deve muovere ed esprimere. Infatti, anche il lavoro dell’insegnante deve rispondere alle esigenze che l’attuale società impone a tutte le “agenzie educative” (famiglia, scuola, squadre sportive…). Gli insegnanti, non da meno di genitori ed allenatori, si devono sottomettere alle nuove logiche pedagogiche e didattiche, anche se con qualche resistenza, soprattutto da parti di quanti hanno messo i migliori anni della propria professione a servizio di una idea-modello di scuola, di trasmissione della conoscenza, che era molto diverso rispetto a quello odierno. Piegarsi alle nuove tendenze culturali non è facile, ma certamente doveroso, anche perché, comunque, il ruolo resta con tutta la sua carica di riconoscimento sociale e istituzionale. Infatti, non è tanto il ruolo ad essere stato messo in discussione, specialmente in questi ultimi anni, quanto i metodi, la prassi, la didattica. Per questo, l’insegnante, più di qualsiasi altra professione, ha dimostrato una grande capacità di adattamento, di revisione, di elasticità mentale, impegnandosi seriamente a porsi al passo con le nuove esigenze per poter restare, sempre e comunque, all’altezza della situazione. Perciò, si può dire che non è mancata alla professione dell’insegnante, oltre all’intelligenza, una certa sapienza del cuore affinché non venisse a mancare il ponte di passaggio tra la famiglia e la società, tra il privato e il pubblico. Oggi l’insegnante sa quanto sia difficile, complesso, essere catena di trasmissione tra la moralità della famiglia e l’etica della società civile. Ma di fronte alle nuove sfide – dobbiamo ammetterlo – sono pochi coloro che rinunciano e si ritirano. Poche, a dire il vero, sono le gratificazioni che si ricevono durante anche tanti anni d’insegnamento, a partire dallo stipendio sino alle difficoltà di rapporto di collaborazione con le famiglie. Comunque, restando l’alunno, il discente, al centro e primo testimone e fruitore del lavoro intellettuale dell’insegnante, spesso e volentieri si mettono da parte delusioni e amarezze. Certo, bisogna riconoscere che in una scuola sempre più “impresa” e sempre meno fucina di formazione culturale per il domani, è sempre più impegnativo farsi riconoscere come anello essenziale della catena tra la persona-individuo e la società-aperta. Le critiche, se volessi, non mancherebbero. Dal mio osservatorio (in questo momento molto privilegiato) devo ammettere di vedere, nonostante tutto, una grande passione per quel uomo che sta per diventare cittadino ed entrare a pieno titolo nella società dove gli verrà richiesto di edificare anche il suo lavoro, la sua casa, la sua famiglia, le sue inter-relazioni. Posso dire, senza correre il rischio di sbagliarmi, che le sfide che sono state lanciate all’importante professione dell’insegnante sono state raccolte e che la maggior parte di questi sta rispondendo con serietà e, dunque, credibilità, perché prima di tutto – prima dell’”impresa”, dell’omologazione, delle ideologie basse – viene l’uomo-studente con tutti i suoi diritti e doveri, con tutta la sua tensione verso quel domani che vogliamo aiutarlo a edificare oggi.
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15 Marzo 2004
Piante, storie e tradizioni
a cura di Giovanna Sotgiu
Aglio (nome scient. Allium sativum, nome locale agliu)
Originario dell’Asia centrale ha trovato grande apprezzamento in ogni parte del mondo, dove è ormai conosciuto e coltivato. E’ entrato nelle abitudini culinarie di ogni paese per insaporire cibi cotti e crudi: minestre, salse, insalate, carni, pesce. Nella cucina locale è tradizionalmente usato per un saporito piatto nato dalla necessità di conservare il pesce di piccola taglia. Infatti, totani e certi pesci (quali, ad esempio, i mustelli) potevano essere salati e seccati in modo da poterli consumare a distanza di qualche mese; tonni e palombi venivano bolliti in acqua aromatizzata con aceto e alloro e, una volta asciugati, conservati nell’olio; per i pesci di piccola taglia, invece, l’unico sistema di conservazione era l’agliata ancora oggi molto in uso: si procede alla frittura di tutti i pesci da conservare, poi si fanno dorare diversi spicchi d’aglio in una padella con dell’olio (qualcuno dice che si deve usare quello della frittura, ma ho il sospetto che la scelta sia determinata da una ragione di risparmio alla quale un tempo si stava molto attenti); quindi si aggiunge l’aceto, un po’ di zucchero e la salsa di pomodoro facendo cuocere per una ventina di minuti. Questo sugo acidulo viene quindi versato sui pesci in modo da essere ben assorbito. In ogni casa si conservava la corona di aglio, non solo per la praticità di averlo a portata di mano: ad esso infatti veniva attribuito il potere di allontanare gli spiriti maligni e di proteggere dai vermi intestinali. Se, malgrado tutto, questi si fossero annidati nelle persone di famiglia, soprattutto nei bambini, bisognava ricorrere alla cura del latte nel quale si dovevano mischiare degli spicchi d’aglio grattugiati: la bevanda ottenuta, somministrata al mattino a digiuno, serviva anche per la pericolosa tenia (o verme solitario). Bisogna dire, però, che a questo sistema se ne aggiungeva, a volte, un altro più legato alle pratiche magicho-religiose: sulla testa del bambino che ospitava gli ossiuri si metteva un piatto con un po’ d’acqua; in questa si gettavano tanti pezzetti di filo bianco che, tagliati dal “rocchetto” si attorcigliavano su se stessi richiamando l’aspetto dei vermi che dovevano scacciare, e, contemporaneamente, si recitavano le parole magiche. Per eliminare il dolore causato dalle punture di vespe o di altri insetti, si sfregava uno spicchio d’aglio sulla zona interessata, dopo averne estratto il pungiglione, facendo attenzione a non toccare la pelle sana che ne sarebbe stata irritata. Nello stesso modo si tentava di eliminare duroni e verruche: qualcuno aggiungeva, però, la raccomandazione che la “cura” si svolgesse al chiaro di luna.
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Anagrafe Parrocchiale

Funerali

Santa Maria Maddalena

Anniversari di Morte

  • Sebastiana Pirina ved.Frau
  • 16.07.1915 - 16.03.2003
  • Michelina Carboni ved.Macrì
  • 29.09.1915 - 16.03.2003
  • Antonio Costantino Carbini
  • 24.10.1917 - 17.03.2003
  • Costantino Acciaro
  • 07.09.1910 - 19.03.2003
  • Candida Maddalena Rau ved.Onorato
  • 28.04.1921 - 21.03.2003
  • Gina Tonelli ved.Abis
  • 17.07.1919 - 27.03.2003
  • Salvatore De Luca 27.09.1934 - 29.03.2003
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