Anno VI - numero 116 del 1 Gennaio 2005
BUON ANNO NUOVO
BUON 2005
1 Gennaio 2005
Meditazione sulla solennità
di Maria ss. Madre di Dio
a cura di don Sandro Serreri
“Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nata da donna” (Gal 4, 4).
L’apostolo Paolo, che nella Lettera al discepolo Tito, aveva annunciato che era “apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini” (Tt 2, 11), alla Comunità dei Galati scrive e ricorda che il Figlio di Dio è “nato da donna” inserendo così Maria, Madre di Dio, nella “grazia di Dio”, il Natale del Salvatore. Maria di Nazareth, dunque, intimamente unita e presente all’ingresso e permanenza nella storia dell’umanità dell’Emmanuele, di Dio-con-noi. Ecco, perché, la maternità di Maria viene celebrata all’inizio di ogni anno nuovo, dentro il Tempo del Natale del Signore. Alla nascita nella carne e nel tempo del Figlio di Dio viene associata la Vergine Maria in modo così inseparabile, che la Chiesa sente il bisogno, dentro le liturgie natalizie, di celebrare Maria invocandola sotto il suo titolo più alto: Madre di Dio. Ella, “Vergine Madre, figlia del suo figlio”, nel cui ventre “si raccese l’amore, / per lo cui caldo ne l’etterna pace” (Dante, Paradiso, Canto XXXIII), viene posta quale custode e guida del cammino di quanti, iniziando l’anno nuovo, desiderano viverlo alla presenza di Dio con fede e speranza. Per questo, cantiamo: “Sub tuum proesidium confugimus, sancta Dei Genetrix”. E’ sapienza tutta spirituale metterci sotto la stella di Maria muovendo i nostri primi passi verso l’ignoto anno nuovo. Nessuno di noi conosce ciò che questo farà vivere ad ognuno di noi, nel bene e nel male. Non ci è dato di sapere quel che incontreremo. Siamo, però, coscienti che anche quest’anno non ci verranno risparmiate ansie e lacrime, malattie e sofferenze, insieme a successi e gioie, gratificazioni e felicità, amicizia e solidarietà. A Maria, maris stella, felix coeli porta, Regina pacis, perciò, affidiamo le nostre gioie e speranze, sicuri che Ella non farà mancare la sua materna protezione su ognuno di noi, specie su chi si troverà nell’affanno e nella tribolazione. A Maria, Madre di Dio, affidiamo l’attesa, colma di preghiera, del nuovo Vescovo diocesano e dell’ordinazione sacerdotale di don Roberto. E nell’attesa, Maria aiuti la nostra Comunità parrocchiale a uscire dall’apatia e dal sonno nella quale sembra essere caduta. Nessuno di noi può nascondere il fatto che la nostra Parrocchia sta mostrando chiari segni di stanchezza, di chiusura, di disinteresse. Infatti, sta diminuendo il numero dei praticanti, sta venendo meno la generosità, si è meno disponibili, si resta freddi e distaccati davanti a proposte ed iniziative, le giovani famiglie sembrano non avere fiducia nel cammino catechistico offerto ai loro figli, i gruppi e le associazioni appaiono distaccati dalla vita ordinaria della Comunità, il Vangelo lascia indifferenti anche molti praticanti, i sacramenti non recano molti frutti. Ecco, allora, la necessità di annunciare che è “apparsa la grazia di Dio”, il Signore Gesù, “nato da donna”, Maria di Nazareth. Ci trovi – questo l’augurio! – il nuovo Vescovo in cammino, svegli, fiduciosi, impegnati, coerenti, avendo Maria come maris stella, sempre.
1 Gennaio 2005
Suonata per la prima volta da un mandolino?
Tu scendi dalle stelle ha 250 anni
Ancora in pieno clima natalizio vogliamo celebrare i 250 anni del più dolce ed affettuoso dei canti natalizi: Tu scendi dalle stelle. Fu infatti nel dicembre del 1754 che don Alfonso Maria de’ Liquori (poi divenuto santo), sacerdote napoletano, essendosi recato a Nola per predicare la Novena di Natale, poco prima dell’inizio della funzione improvvisò con l’organo le note e scrisse su di un foglietto le parole di quello che ancor oggi è il più tenero tra i canti che più volentieri si intonano in questo periodo. Quella semplice eppur struggente melodia si diffuse rapidamente nel napoletano per poi essere conosciuta, in pochi anni, in tutta la penisola e lo stesso Giuseppe Verdi pare l’apprezzasse e cantasse. Quando nacque ‘Tu scendi dalle stelle’ non era ancora cominciata la storia di La Maddalena (quella ufficiale è del 1767) ma è da ritenere che già tra la fine del settecento ed i primi dell’Ottocento quelle note possano essere giunte nell’Arcipelago, sia attraverso qualcuno dei militari della guarnigione o più verosimilmente portato da uno dei tanti pescatori napoletani e campani che in quei decenni, o stagionalmente o stabilmente, furono presenti a La Maddalena. Ed è presumibile (considerato che il primo pianoforte dell’Isola fu quello dell’inglese ed anglicano Daniel Robers circa a metà Ottocento e che il primo organo della chiesa risale alla seconda metà dell’Ottocento) che a suonare per la prima volta le note di ‘Tu scendi dalle stelle‘ a La Maddalena sia stato un mandolino napoletano oppure un organetto. Comunque sia ancor oggi, a distanza di 250 anni, con fedeli giunti da ogni parte d’Italia e con sacerdoti provenienti dai più diversi paesi del mondo (americani, polacchi, nigeriani, burundesi, sudanesi, lettoni, indiani ecc.) nelle chiese dell’Arcipelago risuonano le dolci note: Tu scendi dalle stelle, o Re del Cielo,/ e vieni in una grotta, al freddo, al gelo,/ Oh Bambino mio divino,/ io ti vedo qui a tremar./ O Dio beato,/ ah quanto ti costò l’avermi amato!
C.R.