Il Vento
Il Vento
PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA.
direttore: Tommaso Panu
Redazione: Sandro Serreri, Claudio Ronchi.
Grafica: Mario Terrazzoni.
Anno VI - N° 116 del 1 Gennaio 2005 - pag. n° 6

1 Gennaio 2005
Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
Palazzo Robers
Due contratti di locazione conservati nell’Archivio Parrocchiale, rispettivamente datati 23 settembre 1867 e 24 agosto 1872 pongono alcuni interrogativi (certamente non di importanza epocale!) su quello che dagli studiosi isolani e comunemente viene chiamato palazzo Roberts, il bel palazzotto posto all’ingresso di Cala Gavetta, sul lato di levante, che per diversi decenni del Novecento fu sede della pretura, poi del dazio e degli uffici di mons. Capula (c’era anche al piano superiore una piccola sala convegni) e alla fine degli anni Settanta venne acquistato dal Banco di Sardegna che ne fece una propria agenzia. Daniel Roberts, capitano di vascello della Marina Militare Inglese, fece scalo a La Maddalena per la prima volta nel 1834, circa trent’anni dopo la presenza del suo più illustre connazionale Nelson (anche se, avendo militato in quegli anni nella flotta del grande ammiraglio britannico ed avendo partecipato alla battaglia di Trafalgar, si presuppone che Roberts, sebbene giovanissimo, possa essere stato nell’Arcipelago già tra il 1803 ed il 1805). Pare fossero con lui Roberts, nel 1834, il baronetto Hyde Parker e l’avvocato Edward West. Daniel Robers decise di stabilirsi a La Maddalena dove fece amicizia con la famiglia Susini e dove acquistò alcuni appezzamenti di terreno e mise su una agenzia della compagnia di navigazione Rubattino della quale pare fosse socio. Oltre all’avvocato West abitavano a La Maddalena in quegli anni almeno altri tre inglesi: i coniugi Collins e Webber. Robers partecipò attivamente alla vita della comunità maddalenina che, tra una campagna e l’altra, annoverava anche la presenza a Caprera di Garibaldi (col quale Robers ebbe legami di amicizia), intrattenendo rapporti con i notabili dell’epoca e con i militari del modesto presidio. Gin Racheli nel suo libro su La Maddalena scrive che Roberts “era uomo dai vastissimi interessi sociali, economici e culturali; fu amico dei maggiori poeti inglesi Shelley e Byron” e fu molto amico dei maddalenini , molti dei quali vennero da lui aiutati, che “ne fecero un concittadino stimatissimo, anzi, amato” tanto da essere anche definito “padre dei poverelli”. Daniel Robers morì a La Maddalena il 18 febbraio 1869 all’età di ottant’anni, lasciando i suoi beni a Daniele Susini, un ragazzo figlio Pietro Susini, suo amico.
(1 – continua) Claudio Ronchi
Archivio rubrica: Storia della Parrocchia
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1 Gennaio 2005
Coro San Giovanni Bosco
Canto domenicale e non solo
Fra le realtà associazionistiche di ispirazione cattolica presenti nella nostra città, rivestono un ruolo importante, quale quello di animatori delle messe, i cori parrocchiali. Di più recente formazione è il coro San Giovanni Bosco: delle sue attività e dei suoi impegni, parliamo con il responsabile Gianni Deriu. “Il nostro coro ha un’origine lontana – comincia Deriu; infatti esso non è nato come realtà corale. Negli anni ’80 un gruppo di giovani, guidati da don Raimondo Satta, curò la preparazione di alcuni recitals. Nel tempo si è deciso di non gettare via quelle esperienze maturate e di dare vita ad un vero coro parrocchiale, che ha assunto l’attuale nome da alcuni anni. Attualmente siamo circa trenta persone, di diverse età. La principale attività è animare la messa domenicale delle 10,30. A volte siamo stati chiamati anche per messe o cerimonie particolari, come per le celebrazioni della Trinita e per quelle di Santa Maria Maddalena. Ma le nostre sono attività legate non solo al canto: nel corso degli anni ci siamo occupati, per esempio, di preparare i presepi. Importante è soprattutto il ruolo sociale che il coro riveste. Ci incontriamo due volte la settimana per preparare i canti: ci riuniamo nell’oratorio di via Morosini a Due Strade, un oratorio che, col tempo, siamo riusciti a migliorare anche dal punto di vista strutturale. Gli incontri sono un’occasione per discutere e per fare gruppo”. Entriamo nel dettaglio più tecnico: la preparazione musicale e la scelta dei repertori. “Il nostro è un coro aperto a tutti, senza eccessive pretese dal punto di vista canoro. Non ci sono prove di canto, non ci sono quote associative. Le offerte che, a volte, ci vengono date, le usiamo per comprare amplificatori, musicassette o nuovi repertori. Certo anche a noi piace fare bella figura e ci prepariamo con impegno. Un limite, forse, è che nessuno di noi ha una preparazione musicale professionale, che sarebbe talvolta necessaria per chiarire eventuali dubbi riguardanti l’interpretazione del canto. Il nostro è un repertorio vario, certo vicino alla musica moderna o modernamente interpretata. Un esempio può essere la musica dei Gen Verdi e dei Gen Rossi, gruppi musicali vicini al movimento dei focolarini”. Concludiamo con un cenno al ruolo della musica nelle funzioni religiose. “Sant’Agostino diceva che cantando si prega due volte – continua Deriu – ed io sono d’accordo con lui. Il canto ha un ruolo centrale nella liturgia e deve essere capace di coinvolgere l’assemblea, cosa che forse nella nostra città non siamo ancora riusciti a fare compiutamente”.
Gian Luca Moro
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1 Gennaio 2005
Gli scavi di Olbia
L'archeologo maddalenino

L'archeologo
Roubens D'Oriano

Era il 1999 e ad Olbia, dopo non poche polemiche erano appena iniziati i lavori di scavo del tunnel della zona portuale. Improvvisamente cominciarono ad affiorare alcuni reperti, che anticiparono uno tra i più importanti ritrovamenti archeologi: l’antico porto di Olbia. Custodite nella terra melmosa per oltre un millennio riapparvero a più riprese ben 124 relitti di navi, insieme a notevoli quantità di ceramiche, per un totale di oltre 600 casse di materiali altamente interessanti. A dirigere e curare in prima persona tutte le operazione è stato ed è tuttora un maddalenino, l’archeologo Roubens D’Oriano, della Soprintendenza di Sassari, figlio del compianto insegnate, giornalista e poeta Mario D’Oriano. I reperti ritrovati, stratificati in epoche, rappresentano oltre una decina di secoli di storia di Olbia ma in particolare sono importanti due relitti appartenenti all’epoca di Nerone, alcuni risalenti all’epoca delle invasioni barbariche ed altri al periodo giudicale. Particolarmente importante il ritrovamento di tre alberi di nave, uno dei quali lungo otto metri, appartenuto ad una nave romana del 1° secolo d.C., mai rinvenuto in condizioni così ottimali.
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Radio Arcipelago 90.20 Mhz

è sempre più ascoltata a La Maddalena e nella Riviera di Gallura.

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