via Alibertini

È una piccola, ma importante via, l’unica che mette in comunicazione via Regina Margherita con via Galliano. Un tempo, come abbiamo visto, era considerata un vicolo della Zorobabele (ora Galliano), poi, nel 1896, nel momento più importante per la determinazione della toponomastica cittadina, fu intestata ad Antonio Alibertini, eroe della difesa dell’isola contro l’attacco dei francesi del 1793. Poiché oggi questo cognome non esiste più alla Maddalena, penso che sia il caso di dare qualche storico perché non se ne perda la memoria. Antonio era corso, della pieve di Niolu, ed era venuto all’isola in cerca di migliore sorte; si era sposato con una maddalenina e da subito si era imbarcato su una gondola guardacoste, la Sardina, che faceva il servizio di controllo nelle Bocche per arginare il contrabbando fra Bonifacio e la Gallura: aveva, quindi, contribuito ad arrestare suoi ex connazionali e partecipare alla divisione delle prede. Il suo mestiere, che troveremo perpetuato nei discendenti, era quello di fabbro e in questa veste prese su di sé il compito di preparare la forgia sulla quale venivano arroventate le palle dei cannoni durante la difesa contro i francesi del 1793. Il suo comportamento fu giudicato meritevole di un riconoscimento ufficiale: infatti, gli fu assegnata una medaglia d’argento e un trattenimento annuo di 150 lire. Nel 1896 il consiglio comunale gli intestava la via nella quale era vissuto ed era morto, giustificando la decisione con l’eroismo che gli aveva consentito di guardare “in faccia alla morte senza temerla e fu valorosissimo” e di lanciare contro il nemico “una pioggia” di palle infuocate. In quel momento il consiglio era presieduto da un suo discendente, il cavalier Luigi Alibertini, per decenni protagonista di spicco della vita cittadina: come polemico e baddinosu consigliere comunale, come acceso anticlericale, come abile e deciso amministratore nella veste di assessore e di sindaco.