PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA - LA MADDALENA (SS)
Il Vento
Il Vento
"Il Vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va"(Gv.3,8)
(Supplemento di "Gallura e Anglona", periodico della Diocesi di Tempio-Ampurias: direttore Tomaso Panu)
Anno VI - numero 117 del 15 Gennaio 2005

15 Gennaio 2005
A Caprera si suonava e si cantava
I dischi di Garibaldi a Radio Arcipelago
Eccezionale programma quello che Radio Arcipelago manderà in onda venerdì 21 gennaio alle ore 15,30. Su autorizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Soprintendenza per i Beni Architettonici, il Paesaggio e il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico per le Province di Sassari e Nuoro – sarà infatti possibile riascoltare la manifestazione svoltasi nel compendio garibaldino di Caprera il 26 settembre scorso, nel corso della quale si è svolto un concerto con le musiche tratte dai dischi dell’organetto di Garibaldi. Il concerto fu preceduto da una interessantissima presentazione tenuta dalla dottoressa Wally Paris.
I presenti, una settantina, ebbero modo di ascoltare la stessa musica che Garibaldi faceva risuonare a Caprera dove, oltre a preparare l’unità d’Italia, si suonava anche, si cantava (Garibaldi aveva una bella voce baritonale) e si ballava (mazurke, polke, tanghi e lo scottis). Nel Museo Garibaldino di Caprera si conservano ancora ben 51 dischi d’epoca: parte dei quali si potranno ascoltare a Radio Arcipelago venerdì 21 gennaio alle ore 15,30 sui 90 Mhz della modulazione di frequenza.
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15 Gennaio 2005
Meditazione, sulla II domenica del T.O. Anno A
Ordinario: così si chiama il tempo liturgico che stiamo vivendo in questi giorni. Tempo ordinario: e cioè tempo che non è segnato da grandi feste, ma scorre regolare, ritmato soltanto dalla festa settimanale della Domenica. Così è pure gran parte della nostra vita: ordinaria. E cioè normale, molto spesso senza grandi novità, tutto sommato regolare. Ogni settimana ripetiamo sostanzialmente le stesse cose: la scuola, il lavoro, il tempo libero; le gioie, le fatiche, le attese... Una vita ordinaria è spesso la nostra: così ordinaria che a volte ci pesa, tanto che vorremmo cambiare, fuggire, trovare qualcosa di nuovo, di diverso. Perché ci capita spesso che l'ordinario diventi noioso, ripetitivo, insopportabile, al punto da desiderare radicalmente altro... Anche per Giovanni il Battista la vita pareva molto ordinaria: aveva predicato il suo Vangelo di conversione, aveva battezzato molta gente sulle rive del fiume Giordano, aveva atteso e invocato la venuta del Messia. E ora tutto questo gli pareva molto ordinario; e forse troppo ordinario, perché il Messia tardava a venire, e metteva a dura prova la sua pazienza... A Giovanni tutto questo pareva proprio troppo ordinario: lo stesso Gesù di Nazareth, all'inizio, gli era parso troppo ordinario, al punto di non riconoscerlo per quello che davvero era. "Io non lo conoscevo" ripete Giovanni nel Vangelo di questa Domenica (Gv 1,29-34). Soltanto all'inizio, però: perché d'un tratto Giovanni apre gli occhi, e riconosce in quel Gesù, così ordinario e normale, il Figlio di Dio: "e io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio". D'un tratto Giovanni apre gli occhi e riconosce nell'ordinaria storia degli uomini la straordinaria presenza di Dio. Così può essere anche per noi, in questo "tempo ordinario" che inizia, in questa vita ordinaria che continua: anche a noi può accadere di incontrare Dio nell'ordinario. Perché il Signore non ci chiede di fare cose straordinarie per vedere il suo volto: "sacrificio e offerta non gradisci" - preghiamo nel salmo 39 - "non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa; ma questo di me è scritto sul rotolo del libro, che io faccia il tuo volere". Soltanto questo è scritto, soltanto questo è necessario: fare il suo volere. E cioè: faticare ogni giorno, nell'ordinario, ma con occhi attenti, per scoprire lì lo Spirito di Dio, al modo di Giovanni, che lo ha scoperto in Gesù di Nazareth. E allora sì che saremo santi, come San Paolo chiamava i cristiani del suo tempo (cfr 1Cor 1,1-3): santi, gente che splende di bellezza e di bontà. Diventeremo capaci di amare questo tempo così ordinario, e in questo modo impareremo ad amare e a gustare tutta la nostra vita. Scopriremo che non serve essere dei "superman" per vivere bene: basta aprire gli occhi sulla presenza di Dio che già oggi ci sostiene. Proprio come Gesù: che non era certo un "superman", ma che ha giocato davvero bene la sua vita. Fino alla fine, fedele alla buona volontà del Padre.

Don Elio Dotto

Insegnante di religione - Insegnante di teologia pastorale presso l'ISSR di Fossano - Vice-Direttore Ufficio per l'Educazione, la Scuola e l'Università - Vicario Parrocchiale a S.Rocco Castagnaretta (CN)-
Archivio Rubrica: Meditazioni
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15 Gennaio 2005
Dal 10 al 17 gennaio
San Simplicio nell'Arcipelago
Nell’Arcipelago è giunta col traghetto Isola di Caprera delle ore 17, il 10 gennaio scorso, per la prima volta a memoria d’uomo. Si tratta della statua e delle reliquie di San Simplicio, patrono della Gallura e di Olbia, portata a visitare alcune delle parrocchie diocesane in occasione dell’anno Giubilare Simpliciano per i 1700 anni dal martirio, indetto nello scorso mese di settembre dal vescovo Atzei. San Simplicio, accolto al traghetto dai tre parroci isolani (don Degortes, don Domanski, e don Di Domenico) e da un nutrito gruppo di fedeli, era accompagnato da don Theron Casula, vice parroco di Olbia, e da un gruppo di fedeli di Arzachena dove per alcuni giorni ha sostato. A La Maddalena ha fatto tappa per due giorni nella chiesa di Moneta, per due giorni nella chiesa militare, poi all’ospedale civile ed infine in quella di S. Maria Maddalena, complessivamente per una settimana, dal 10 al 17 gennaio. Partirà per Palau il 17 gennaio (dove rimarrà dal 17 al 20) poi proseguirà per Bassacutena-Luogosanto (20-24 gennaio), e per Tempio (24 gennaio-4 febbraio). Infine proseguirà per l’Anglona.
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15 Gennaio 2005
Succede in Francia
Islamici convertiti
Il dato, particolare e controcorrente (Jesus, novembre 2004 p. 44), dice che in Francia il 6% dei battezzati sono persone che provengono dall’Islam: convertiti secondo i cattolici, apostati secondo i mussulmani. Certamente non conseguenza di costrizione, morale né tantomeno fisica, è il frutto di libere scelte ovviamente aiutate se non incoraggiate dai cattolici e dai sacerdoti francesi. Scelte tuttavia difficili, sebbene maturate in una società particolarmente laica come quella francese, che si scontrano con le reazioni, spesso anche dure, delle famiglie d’origine. E pare ci sia in Francia chi, il consistente arrivo di famiglie musulmane lo veda piuttosto che un pericolo per la religione cristiana, come invece una interessante opportunità di evangelizzazione, oltretutto senza eccessivi rischi e con le garanzie di uno stato di diritto, cosa delle quali sono spesso carenti i paesi d’origine degli immigrati. Non si hanno al momento dati che riguardano a questo proposito l’Italia, né tantomeno la diocesi di Tempio-Ampurias, né ancora le singole comunità galluresi ed anglonesi nelle quali da tempo sono presenti piccole comunità islamiche. Ma il significativo dato francese può far meditare un po’ tutti, anche noi, cristiani dell’Arcipelago. C.R.
C.R.
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