Anno VI - N° 118 del 1 Febbraio 2005 - pag. n° 4
1 Febbraio 2005
Proroga di tre mesi
L'Arsenale può attendere

Una veduta dell'Arsenale M.M.
L'Agenzia Industrie Difesa ha prorogato di altri tre mesi la gestione dell'Arsenale Militare di Moneta, che avrebbe dovuto cessare il 31 dicembre scorso. Di conseguenza, si allungano i tempi per avviare la riqualificazione dello stabilimento, prevista per l'inizio del 2005 dalla stessa Agenzia. La proroga della gestione sarebbe stata motivata dal fatto che la commissione tecnica, incaricata di esaminare i piani dell'imprenditoria privata finalizzati al rilancio industriale, intenderebbe procedere a più accurati approfondimenti sui progetti sino ad ora presentati. Tre in definitiva sembrano essere gli studi tecnici in pool position: quello della società franco-italiana Giee, quello dell'imprenditore americano Tom Barrak e quello della cordata di cui farebbe parte anche il principe Karim Aga Khan. Sembrerebbe però che il progetto presentato dal finanziere statunitense abbia avuto un'imprevista battuta d'arresto. "L'imprenditore americano - ha affermato Giacomo Grondona, ex assessore alle problematiche militari della giunta Giudice - aveva interesse ad allargare oltre i confini dell'Arcipelago i suoi progetti. Secondo alcune informazioni in mio possesso so che i piani complementari di Barrak si sono arenati, almeno per ora, a causa della legge salvacoste regionale". In effetti quando Tom Barrak venne a La Maddalena, nella primavera scorsa, rimase favorevolmente impressionato dalla vita cittadina. "Una città viva", disse nell'occasione. Evidentemente l'imprenditore intendeva abbinare altri investimenti di tipo immobiliare a quelli sulla riqualificazione dell'Arsenale. Investimenti che sarebbero stati congelati dalle disposizioni volute dal neo presidente della Regione Renato Soru. E mentre del progetto Aga Khan si conosce poco, ma sarebbe sponsorizzato da alti funzionari della Difesa, quello della società Giee, 90 milioni di euro di investimenti, cantieristica navale e rimessaggio di medi e grandi yacht, resta l'unico, sinora di cui si è parlato come realizzabile. Conferma lo stesso ex assessore: "Per quanto mi consta il progetto della Giee è l'unico attualmente sul tavolo delle trattative con l'Agenzia ". Ed effettivamente, a seguito di questi contrattempi che la commissione presieduta da Giovanni Scerck, presidente dell’Agenzia, ha preso tempo, rimandando di tre mesi la decisione definitiva. Ammesso che sia un periodo di tempo sufficiente.
Franco Nardini
1 Febbraio 2005
Audizione al Senato
Tumori, arsenale, sommergibili
Il dott. Efisio Scarteddu, direttore generale della Asl di Olbia ed il dott. Antonio Saba, direttore del servizio igiene pubblica della stessa Asl, il 20 gennaio scorso sono stati ascoltati a Roma al Senato dalla 13° commissione territorio, ambiente, beni ambientali, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla situazione ambientale di La Maddalena. Dal resoconto sommario della seduta, pubblicato sul sito internet del Senato, riportiamo quanto affermato sull’argomento tumori.
“Il dottor Scarteddu … si sofferma quindi sui dati epidemiologici di cui dispone la ASL da lui diretta e fa presente che, per quanto riguarda il complesso delle patologie tumorali, il tasso standardizzato della popolazione maschile residente alla Maddalena è soltanto lievemente superiore a quello della popolazione maschile residente nel territorio della ASL, ma nettamente inferiore al tasso medio nazionale. E’ comunque intenzione della ASL di Olbia effettuare una accurata rilevazione di tutti i casi di patologie tumorali maligne registrati nell’area tra il 1992 e il 2003, sottoponendo alle persone ammalate un questionario, onde verificare la possibile sussistenza di correlazioni con particolari situazioni ambientali.
Il dottor Saba si sofferma sui dati epidemiologici cui ha accennato il dottor Scarteddu, ribadendo che per poter affermare la sussistenza di eventuali correlazioni tra particolari situazioni ambientali e l’insorgenza di patologie tumorali occorre effettuare a tappeto un programma di caso-controllo. Ad ogni modo, per il momento, non è emerso nulla di particolarmente significativo, in quanto i tassi standardizzati italiani relativi alle patologie in questione, per quanto riguarda la popolazione maschile, sono decisamente più alti di quelli relativi ai cittadini residenti alla Maddalena, anche se questi ultimi sono lievemente più alti di quelli della restante popolazione della ASL di Olbia e della provincia di Sassari. Peraltro, per quanto riguarda le patologie legate all’esposizione alle fibre di asbesto, si potrebbe supporre che esse possano essere correlate alla presenza di tali fibre nell’arsenale militare della Maddalena, mentre per quanto concerne i melanomi, si deve tener conto dell’elevata esposizione della popolazione ai raggi solari.Il Servizio di igiene pubblica della ASL di Olbia sta comunque verificando tutte le cartelle cliniche dei casi rilevanti registratisi negli ultimi tre anni, anche se, in generale, le incidenze di patologie tumorali sembrano essere assolutamente nella norma. Il dottor Saba sottolinea che per poter affermare che sussiste un aumento della situazione di rischio occorre essere in possesso di un sufficiente quadro di certezze, nonché di un’attenta valutazione delle correlazioni tra cause ed effetti. In ogni caso, la rete di monitoraggio si è dimostrata disponibile nei confronti della popolazione circa la diffusione di dati che sono incoraggianti e si è attivata anche in relazione ad uno studio retrospettivo, grazie anche alla collaborazione dell’arsenale militare di La Maddalena. Attraverso gli archivi storici, poi, si potrà disporre di un confronto fra i dati rilevati rispetto alle attività professionali. Dopo aver ricordato che i test utilizzati sono quelli ufficiali, conferma che la rete di monitoraggio, nonostante il dato nazionale di incidenza dei tumori fosse di per sé più alto rispetto a quello locale, ha comunque svolto un approfondimento che ha i dati che sono stati in precedenza esposti. È chiaro altresì che la presenza nella zona di una base di sommergibili a propulsione nucleare può comportare una situazione di rischio, sebbene debba essere distinto quando un rischio è soltanto possibile da quando esso è plausibile”.
1 Febbraio 2005
Centenario della nascita (7° parte)
Mons. Salvatore Capula

Nonostante tutto, quella che il canonico Vico lasciò alla sua morte, dopo cinquant’anni di presenza, era una parrocchia in discrete condizioni, discretamente frequentata dai fedeli, discretamente organizzata nelle sue associazioni, nella quale, dall’inizio del Novecento avevano dato discreto apporto il vice parroco don Pietro Macciocco, i vari cappellani militari (don Liccioli e don Pilade Vattancoli in particolare) e soprattutto le suore vincenziane. Don Vico morì il 3 settembre 1933 ed immediatamente don Capula, giunto appena due mesi prima nell’Arcipelago, si vide assegnare la reggenza. Ventinovenne, si trovava un vice parroco (don Macciocco) che anagraficamente gli poteva essere padre, un sacrestano, Antonio Bordignon, giunto durante il servizio militare e qui rimasto presso il parroco predecessore, ed una non facile, sebbene saltuaria presenza, quella del turbolento don Giuseppe Millelire detto Mambrì. Don Capula abitava nella casa parrocchiale, allora vecchio edificio con stanze piccole e sacrificate. “Avevo 29 anni – scrive don Capula – ed ero inesperto e non avevo ancora la capacità di valutare il carattere degli uomini, né avevo pratica con gli inganni e delle trame che si nascondono dietro il velo dell’apparenza. Ma possedevo il vigore e l’entusiasmo della giovinezza, unite ad una fede incrollabile che mi spronava ad affrontare qualsiasi difficoltà e andare incontro a qualsiasi rischio. Quando l’anima possiede quella carica e quell’energia che derivano dalla convinzione della propria missione, allora non esistono ostacoli che possano impedire al vero cristiano di seguire la strada che Dio gli ha tracciato. Noi siamo come frecce che puntano dritte verso il bersaglio senza curarsi di ciò che sta intorno, perché gli occhi dell’esperto arciere hanno già deciso la sua direzione”. Don Capula, fin dalla prima visita era rimasto affascinato da La Maddalena “incantato dalla incomparabile bellezza dell’isola, dalla luce, dai suoi colori e dal suo mare. Quel piccolo mondo – scrisse circa sessant’anni più tardi – mi appariva bello come un Eden, un luogo benedetto, dove più evidente è la traccia dello spirito creatore”. Don Capula il 6 aprile 1934 vinse il concorso da parroco ed ebbe assegnata la parrocchia di Santa Maria Maddalena. Iniziò così quello che col passare dei decenni sempre più andò per lui a diventare un indissolubile legame, non solo con la parrocchia ma anche con l’Arcipelago tutto, una compenetrazione nell’Isola, nei suoi abitanti e nei suoi poteri, Isola nel quale egli esercitò tutto il proprio carisma spirituale e temporale prima, ed il potere poi. Ciò produsse grandi frutti e grandi errori.
(7° - continua) Claudio Ronchi