Il Vento
Il Vento
PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA.
direttore: Tommaso Panu
Redazione: Sandro Serreri, Claudio Ronchi.
Grafica: Mario Terrazzoni.
Anno VI - N° 118 del 1 Febbraio 2005 - pag. n° 7

1 Febbraio 2005
Intervista al prof. Di Fraia
Importanti scoperte archeologiche

I ritrovamente archeologici
di Spalmatore

  • Tomaso Di Fraia, maddalenino, docente di Archeologia dell’Età dei Metalli presso là di Pisa, negli ultimi anni ha compiuto importanti studi sugli insediamenti umani nel nostro Arcipelago, in età neolitica, del bronzo e del rame.
  • Professore, quali sono le ultime scoperte da lei effettuale nel nostro Arcipelago?
  • “Recentemente, in località Spalmatore, abbiamo compiuto un rinvenimento davvero interessante: un muro, lungo circa 400 m, costruito con una tecnica rudimentale, diversa dai normali muri a secco: in esso si alternano spuntoni di rocce naturali e massi posti spesso verticalmente. Questo muro ha una funzione poco spiegabile: non è una struttura difensiva o di recinzione per animali; esso serviva a delimitare un’area, per un motivo a noi sconosciuto. Possiamo pensare a un temenos, cioè un’area di valore sacro, ma siamo sempre nel campo delle ipotesi. Resta il fatto che questi muri non racchiudono nulla di economicamente importante, ma soltanto rocce. Poco lontano è poi presente un circolo megalitico, costruito con pietre fitte nel terreno. Tutto fa’ ritenere che anch’esso sia un complesso preistorico”.
  • Quale funzione poteva avere questa struttura?
  • “Anche questo è un quesito di non facile risposta. È possibile che fosse un qualche punto di riferimento visibile dal mare. Poteva avere una funzione sacrale o servire per ricorrenze particolari. Non dimentichiamo che ciò che vediamo oggi è diverso da ciò che era presente nel periodo preistorico. Vi potevano essere infatti sovrastrutture oggi scomparse e il sito poteva essere visivamente diverso”.
  • Vi sono altre evidenze archeologiche nell’Arcipelago?
  • “Certamente sì. Intanto dei supposti dolmen, ancora da scoprire e analizzare. E poi alcuni siti a Caprera: una radura a forma di esedra con una struttura muraria e un perimetro quadrangolare; inoltre un muro, anch’esso assai lungo, con caratteristiche simili a quello di Spalmatore. E poiché, sempre a Caprera vi sono segnalamenti di ripari sotto roccia con ritrovamenti neolitici di ossidiana, non possiamo non pensare a un collegamento fra le diverse scoperte. Certo è che anche quelle di Caprera non sono strutture moderne”.
  • Come si può intervenire per proteggere queste aree così importanti?
  • “Beh, intanto è necessario che tutti gli enti preposti, quali il Comune, il Parco, la Soprintendenza Archeologica, si rendano conto della necessità di intervenire con un serio programma di salvaguardia dei siti. Queste situazioni vanno affrontate con rapidità, senza leggerezze, sottovalutazioni e inutili e perniciosi ritardi. Solo dopo si potranno attuare studi più approfonditi e scientificamente ineccepibili”.
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Gian Luca Moro
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1 Febbraio 2005
Intervista a Claudio Ciucci
La protezione civile

Claudio Ciucci

Opera nella nostra città ormai da quattordici anni ed è fra i decani dei gruppi associazionistici maddalenini. Parliamo della Protezione Civile, guidata con grande entusiasmo da Claudio Ciucci. Proprio con lui tracciamo un breve profilo della sua associazione e delle sue attività. “Attualmente – inizia Ciucci – contiamo su un buon numero di iscritti, mentre sono una ventina le persone attive. Le nostre attività sono molteplici: oltre tutte quelle sostitutive in mancanza dei vigili del fuoco, quelle sanitarie (per le quali abbiamo ottenuto anche il riconoscimento), le raccolte in occasioni di gravi calamità naturali, come il recente maremoto nel sud – est asiatico e, proprio in presenza di questi gravi disastri, la nostra partecipazione ai soccorsi. Attualmente siamo ospitati in un locale, di proprietà della Marina Militare, in via Giotto a Moneta; è una sistemazione certamente precaria per le nostre necessità, che pretenderebbero un grande spazio sia esterno, per i mezzi di trasporto, che interno, per le raccolte di cibo o vestiario. Nella nostra sede di Moneta ospitiamo il Centro Servizi del Volontariato, detto Sardegna Solidale, che si occupa di supportare tutte le associazioni e del quale, a La Maddalena, non si appieno compreso l’importanza e le prospettive anche economiche. Dal 3 febbraio avremo per un anno il supporto di tre ragazzi del Servizio Civile (in pratica ciò che ha sostituito gli obiettori di coscienza) e col tempo speriamo di ottenerne un numero superiore; sarà un’esperienza importante specie per i giovani, che speriamo si avvicinino al mondo del volontariato”. Già, il volontariato. Ma com’è la sua reale situazione a La Maddalena? “Quello maddalenino è un volontariato un po’ atipico – prosegue Ciucci. “E’ chiuso a riccio e manca il confronto fra i diversi gruppi. Ci sono certamente molti sportelli di associazioni nazionali ma, le forme di associazionismo nate localmente non sono numerose. Ricordo alcuni anni fa le giornate del volontariato che ebbero un buon successo, ma da alcuni anni abbiamo difficoltà ad organizzarlo. Io credo che ci sia un grande spazio per questa forma così importante di amore verso gli altri, ma prima è bene che tutti capiscano davvero cosa esso sia. È un qualcosa che sta cambiando, che si sta evolvendo, che chiede sempre più specializzazioni, corsi di formazione. Per questo credo sia auspicabile pensare alla istituzione di una Consulta del Volontariato, con tutti i supporti che potrebbe dare. La cosa più importante, comunque, è che il volontariato continui ad essere di pungolo per le istituzioni e che abbia il coraggio di fare un passo indietro quando è necessario”.
Gian Luca Moro
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1 Febbraio 2005
Statua della Libertà
Granito non maddalenino

La statua della libertà

Cade una delle convinzioni che avevano reso orgogliosa la lunga tradizione del granito a La Maddalena. Il basamento esterno della Statua della Libertà, una delle opere simbolo più famose al mondo, non è fatto del granito maddalenino di Cava Francese. Al contrario di quanto si è sempre creduto, i grossi blocchi di granito che costituiscono il basamento della statua simbolo dell’America libera e democratica, provengono dalle cave di granito del Connecticut e più precisamente da Leete’s Island, distretto di Guilford. È Jonh Beattie, il proprietario, a firmare il contratto che lo impegna, tra il 1884 e il 1886, a fornire quattro grossi blocchi di granito, del peso di sette tonnellate ciascuno, per “il piedistallo della Statua della Libertà”. Lo dice il volume Flesh and Stone, che il maddalenino Tommaso Gamboni, esperto di mineralogia, ha recuperato dall’America, dopo lunghe ricerche. Sino ad oggi, è sempre stata convinzione che il granito fosse stato estratto dalla cava maddalenina di proprietà della famiglia Grondona, ma dalla ricerca effettuata presso gli archivi dei proprietari, non risulta nessun documento, nessuna carta, che faccia pensare o attesti l’effettiva estrazione o trasporto di materiale da La Maddalena per la Francia e, poi, per l’America. Il grande salto, la Cava di Cala Francese, quello che la portò ad esportare il granito praticamente in tutto il mondo, lo fece nel 1901, dopo che la famiglia Grondona in società con i Marcenaro, costituirono la Società Esportazioni Graniti Sardi. Fu solo da questo momento che si poterono permettere grandi estrazioni e grandi esportazioni e quindi la realizzazione di varie opere, ma la statua della Libertà era stata realizzata ed installata su Liberty Island già prima di quella data. Era il 1986 quando Pasqualino Serra, ex sindaco e, a quel tempo, presidente dell’Asso Cave Sardegna, si preparava alla commemorazione del centenario della Statua della Libertà, insieme all’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga. “È stato prima di quell’occasione – ha recentemente dichiarato Serra - che mi preoccupai di verificare la provenienza del granito. Andai a New York, presi il traghetto per l’isolotto a quattro chilometri da Manhattan, Liberty Island, e dopo una lunga attesa, guardai da vicino il basamento della statua. Vidi che quel granito non solo non era maddalenino, ma, per il colore, neppure sardo”.
Alessandra Deleuchi
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1 Febbraio 2005
Granito nel mondo
Cava francese
Le cave di granito di Nido d’Aquila e Cala francese, incominciano ad essere coltivate a partire dal 1860. Della Cava Francese con attività estrattiva si parla già nel 1874, ma è solo a partire dal 1887 che nascono i rapporti con il Genio Militare Marittimo, per forniture di granito lavorato. Poi, ha inizio l’era delle grandi costruzioni. È il1901, e tante sono le strade e i palazzi di Genova e di altre città della penisola, realizzati con questo granito, per andare verso opere più imponenti. Dal bacino di carenaggio di Malta, Venezia e Taranto, al porto di Alessandria d’Egitto a quello di Tripoli Italiana, di Porto Said e di Genova per arrivare a tutta una serie di monumenti commemorativi, come quello di Ismailia che ricorda la difesa del Canale di Suez. Sono dello stesso granito, la Colonna Garibaldi, la tomba di Clelia e quella di Marsala a La Maddalena e il monumento di Guzmao in Brasile. Migliaia gli scalpellini impegnati e provenienti dal resto della Sardegna e, con il tempo, dalla Toscana e dalla Liguria.
Alessandra Deleuchi
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Invito alla Poesia
Scopo della rubrica è quello di promuovere e valorizzare l’espressione poetica in lingua italiana dei nostri concittadini. Tutti coloro che siano dotati di “una qualche vena poetica” possono inviare una loro composizione, indirizzandola a:

Gianfranco Impagliazzo via Terralugiana 64 07024 La Maddalena (SS)

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