Il Vento
Il Vento
PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA.
direttore: Tommaso Panu
Redazione: Sandro Serreri, Claudio Ronchi.
Grafica: Mario Terrazzoni.
Anno VI - N° 119 del 15 Febbraio 2005 - pag. n° 6

15 Febbraio 2005
Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
Don Pietro Maciocco

don Maciocco

Il 23 gennaio scorso sono ricorsi i 130 anni dalla nascita di don Pietro Maciocco. Nato a Tempio il 23 gennaio 1875 da Efisio e Caterina Multineddu, non frequentò il seminario, ma come allora si usava fu preso in cura da un sacerdote sino all’ordinazione avvenuta a cavallo tra i due secoli. A La Maddalena, in qualità di vice parroco, approdò in età matura (quasi cinquantenne) nel 1923 ed andò ad abitare in via Ilva, insieme ad una sorella che gli faceva da perpetua. Sacerdote semplice e tranquillo, con pochi studi ma con una fede ed un cuore grande, in poco tempo si conquistò la piena fiducia dei parroci Antonio Vico prima e Salvatore Capula poi, coadiuvandoli con impegno nel catechismo, nella celebrazione delle Messe, battesimi e funerali. Agli inizi degli anni Trenta, con don Vico seguì con impegno la costruzione della chiesa di Due Strade (molti documenti e ricevute sono firmate proprio da don Maciocco) e spesso si recò a Moneta per celebrare. Fu cappellano del Fascio. Don Maciocco seguì con la preghiera le vocazioni di don Renato Volo, don Giuseppe Riva e don Carlo Curis. Morì d’infarto l’8 gennaio 1947 alle ore 17,15 accasciandosi in via Cissia mentre accompagnava in chiesa la salma di Giovanni Battista Aversano, deceduto il giorno prima. Don Pietro Maciocco è sepolto nel Civico Cimitero di La Maddalena, nella tomba Dadea. Sulla lapide, sotto la foto, è scritto: “Diede a piene mani la bontà del suo cuore”.
Archivio rubrica: Storia della Parrocchia
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15 Febbraio 2005
Radioattività (8° parte)
Come migliorare i controlli
  • Per garantire la tutela della nostra salute, conviene comportarsi come se a S. Stefano fosse presente una base di sottomarini nucleari: esistono due condizioni possibili, la normalità e l’incidente con rilascio. La tutela l’abbiamo con controlli efficaci nel primo caso e con un Piano di Emergenza efficace nel secondo caso. È possibile avere controlli efficaci? Si, risparmiando e migliorando quelli attuali, pensati 25 anni fa. Come ?
  • - un gruppo di specialisti (radio-protezionista, chimico, biologo, meteorologo) produce un nuovo “protocollo” (le regole dei controlli), meglio se in collaborazione con la US Navy ed il PMP ASL 1.
  • - i controlli si effettuano secondo legge, nel punto di immissione: sotto la poppa dei sottomarini si installano delle prese campioni, nient’altro che una tubazione interrata in plastica per ogni punto di ormeggio.
  • - in testa ai punti di ormeggio si installano le prese campioni per l’aria, nient’altro che altri tubi in plastica.
  • - si individuano i campioni biometrici (cozze o patelle) e si posizionano nei pressi degli ormeggi.
  • - si individuano i campioni ed i punti di prelievo per le matrici ambientali (alghe, sedimenti, pesci).
  • Su questi campioni di acqua e di aria si effettuano i controlli: per il monitoraggio continuo vanno benissimo le “centraline” a raggi gamma come le attuali, sicuramente da aggiornare. Il sistema attuale ? Costa troppo, non è efficace. Se pensiamo ai venti prevalenti ed alla distanza, che rendono impossibile la rilevazione, a che servono le centraline d’aria di Palau, del Centro Velico, di Piazza Comando, o la centralina d’acqua dell’Arsenale (ad 1 miglio)? Esistono oggi due condizioni, propizie se colte: con la nuova Provincia gallurese le competenze della ASL 1 di Sassari passano di mano e di provincia, e con la istituzione appena avvenuta dell’Agenzia Regionale dell’Ambiente ARPAS i controlli su S. Stefano passano dalla ASL all’ARPAS, che dovrà organizzarsi. Non esisterebbe alcun dubbio che questi controlli debbano essere organizzati e gestiti in loco, non a Sassari come finora: chi fa i controlli (perché no qualche maddalenino?) dovrebbe risiedere in loco, perché la reperibilità immediata è indispensabile nelle anomalie e negli incidenti. Non nascondiamo che finora i nostri amministratori, tutti, non se ne sono occupati. Se il prossimo Consiglio Comunale volesse occuparsene avrebbe il diritto di chiedere la localizzazione dei controlli della radioattività ambientale dell’ARPAS a La Maddalena, unico sito di reattori nucleari in Sardegna (ed in Italia), e contestualmente potrebbe chiedere un risparmio sui controlli: per migliorarli.
(8 - continua) Dr. Gian Carlo Fastame
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15 Febbraio 2005
Bioetica (1° parte)
La coppia sterile
Le nuove metodiche per la cura della sterilità hanno creato e tuttora sono al centro di un dibattito spesso acceso per diversi motivi di carattere etico, religioso o legislativo, ma il problema centrale potrebbe essere riassunto in alcuni punti: non sempre si è tenuta in debita considerazione la realtà di persone e i diritti del concepito primo fra tutti il diritto alla vita e poi alla famiglia. Molto spesso le stesse coppie (o i singoli, perché talvolta si chiede un figlio al di fuori della coppia) non percepiscono che non rispettano la propria dignità ed il proprio ruolo di genitori (le storie di utero in affitto, fecondazione eterologa, cioè con gameti provenienti da un individuo esterno alla coppia ne sono testimonianza). Sul legittimo desiderio della prole e della cura della sterilità si è affermato un mercato di dimensioni notevoli, fonte di guadagno sia per molti individui che di istituzioni. Benché i problemi di sterilità interessino un numero considerevole di coppie (circa il 15-20%), questi possono essere risolti con terapie che potremmo definire tradizionali, come le terapie ormonali o gli interventi chirurgici correttivi di alcuni difetti anatomici. Sono una piccola percentuale, dal 2 al 5% delle coppie, presenta problemi di sterilità di gravi, superabili con l'impiego di terapie avanzate che presuppongono le manipolazioni degli embrioni. Prima di addentrarci nei singoli casi è necessaria però una premessa: per il credente (è quindi per gli sposi cristiani) la vita è un dono di Dio ed in particolare nella vita matrimoniale l'uomo e la donna hanno la vocazione e il privilegio di essere "liberi e responsabili collaboratori Dio creatore (cfr Humamae vitae). L'insegnamento della Chiesa, attraverso la “Familiaris Consortio” e la “Evangelum Vitae”, sottolinea che l'uomo non è il padrone della vita ma è chiamato ad amarla, a donarla, a curarne la crescita e lo sviluppo: nel momento in cui si perde la dimensione del dono, della gratuità e la disponibilità ed il rispetto nei riguardi della persona che viene generata (il figlio), si perde tutta la dimensione spirituale che anima il fatto naturale: questo, alla fredda luce del microscopio, è limitato all'incontro di due cellule e di due patrimoni genetici che innescano una reazione biologica che porta alla nascita di un nuovo individuo. Spenta la luce della fede il fatto è una successione meccanica di eventi sui quali la scienza ha indagato e la tecnologia può intervenire. Ma dietro le due cellule (e qui riaccendiamo la luce della fede o semplicemente quella dell'umanità e della sensibilità) ci sono due persone che, oltre ai propri patrimoni genetici, uniscono i propri destini e le proprie volontà per un servizio alla vita: dietro la nuova cellula che è l'embrione c’è la vita di un altro uomo che inizia nel segreto e che, così crediamo, non avrà mai fine, essendo chiamato all'eternità. In molte persone, sia genitori che ricercatori e medici, non esiste questo concetto di genitorialità, di coppia, così come non esiste lo stupore e l'amore per la vita che nasce. I medici, i biologi, i ricercatori quando entrano nei meccanismi intimi della vita, devono farlo "dopo aver accolto i calzari” perché quello che vedono, toccano, studiano, è sacro, cioè appartiene a Dio che non può essere profanato. Questo non vuol dire “non fare”, ma agire col dovuto rispetto e la necessaria cautela.
(1 – continua) Dr. Franco Pala Da G.e A. n. 16/04
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15 Febbraio 2005
Varati i collegi provinciali
A La Maddalena 2 collegi
La Regione Sardegna ha finalmente varato i nuovi collegi provinciali, quelli che consentiranno le elezioni nelle 8 province sarde, Gallura compresa. Per quanto ci riguarda il nuovo e primo consiglio provinciale Olbia-Tempio avrà 24 consiglieri. Di questi 8 saranno eletti ad Olbia, 3 a Tempio, 2 a La Maddalena, 1 rispettivamente ad Arzachena, Arzachena-Palau, Budoni, Padru, Buddusò, Oschiri, Calangianus, Monti, Trinità, Luras, Santa Teresa. Per quanto riguarda La Maddalena è stata ripartita in due collegi: uno racchiudente le sezioni numero 1, 2, 3, 9, 10, 11; l’altro invece le sezioni 4, 5, 6, 7, 8.
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Radio Arcipelago 90.20 Mhz

è sempre più ascoltata a La Maddalena e nella Riviera di Gallura.

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