Anno VI - N° 120 del 1 Marzo 2005 - pag. n° 6
1 Marzo 2005
Parla il commissario prefettizio
Intervista a Portelli

Il dr. Ignazio Portelli
- Romano, 45 anni, laurea in giurisprudenza, dirigente del ministero degli interni, Ignazio Portelli prima di essere nominato commissario prefettizio di La Maddalena ha svolto le stesse delicate funzioni nei comuni siciliani di Gela e Canicattì. Pensava che La Maddalena fosse un paese così complesso da amministrare?
- “È chiaro che quando in un comune scoppia una crisi politica che porta addirittura allo scioglimento del consiglio comunale i motivi sono molteplici. I problemi a volte sono politici, a volte strutturali e amministrativi mai risolti.”
- Una peculiarità maddalenina è quella della presenza nucleare americana ed i rischi per la salute…”.
- “La salute è un argomento fondamentale della vita di cittadini. Presso la commissione ambiente del Senato, lo scorso novembre, ho affermato che le autorità sanitarie devono fare assoluta chiarezza sulla condizione ambientale. Tuttavia anche recentemente ho letto che gran parte delle autorità preposte non si sentono in condizioni di poter dire che c'è un nesso diretto tra la presenza nucleare e l’esistenza dei tumori”.
- E le demolizioni?
- “La legge dice che entro i 150 metri dal mare non possono esistere costruzioni che non siano antecedenti ad un'epoca molto lontana. Poi c'è un’altra legge che dice che i beni demaniali non possono essere oggetto di opere abusive. Poi c'è un terzo principio per il quale alcune di queste costruzioni avevano una sentenza ormai passata in giudicato e c'era un ordine del giudice di procedere alle demolizioni. Risultato: noi non abbiamo avviato una campagna di demolizioni indiscriminata, in ogni area, come pure ho letto in alcuni articoli di stampa, con dichiarazioni totalmente infondate. Abbiamo semplicemente avviato un’ attività di ripulitura delle zone dove, o per legge o per esecuzione di ordine dei magistrati, bisogna provvedere. Tra queste finora c'è solo un’unica costruzione, per la quale peraltro finora non abbiamo proceduto alla demolizione, perché stiamo aspettando le decisioni dei proprietari”.
- Per quanto riguarda le altre?
- “Dove ci sono i ricorsi bisogna aspettare l'esito giurisdizionale. Sono peraltro convinto che sarà difficile che i Tar possano dare ragione a chi ha costruito entro i 150 metri”.
- In attesa delle decisioni delle giudice di pace le chiedo perché non è stato possibile nessun accordo tra comune e i cittadini, attraverso l’Adiconsum, per il pagamento delle bollette dell’acqua?
- “Le delibere del CIPE che vengono sempre citate, per le quali l'acqua non potabile potrebbe essere pagato al 50%, partono dal presupposto che gli utenti del servizio idrico paghino il 100% del costo collettivo complessivo dell'acqua. Questo a La Maddalena non è mai successo. Ciò che viene messo nelle bollette è già un importo ampiamente decurtato rispetto al costo del servizio e rispetto al costo del metro cubo. Si tratta in effetti di una compartecipazione al costo dell'acqua che contrariamente a quanto dicevano le leggi era già ridotta abbondantemente. Non si può decurtare quindi di un altro 50% anche perché poi, diciamolo francamente, gli introiti sono già stati contabilizzati. Mancano infatti all’appello 13 miliardi di lire delle passate gestioni. Dico poi che stiamo procedendo alla installazione dei contatori e alla riorganizzazione del servizio. Fino a qualche giorno fa abbiamo controllato 3613 utenze e abbiamo trovato oltre 500 abusivi”.
- E la vendita degli immobili comunali?
- “Poiché è ragionevolmente presumibile che quando arriverà la nuova amministrazione comunale avrà seri problemi di cassa, se dovrà vendere gli immobili avrà già una lista per la quale saranno già arrivate o staranno per arrivare tutte le autorizzazioni. E quindi in tempi brevi potrà far fronte ai problemi cassa. Per cui se avrà necessità potrà procedere immediatamente alla vendita oppure sarà una propria scelta recedere”.
- E Scala di Ferro?
“Intanto non è vero che abbiamo preso gli inquilini e li abbiamo buttati per strada. Ma lei pensa poi veramente che quell’edificio, costruito oltre cent’anni fa, per come è strutturato possa essere adibito a centro sociale?”.
Claudio Ronchi
1 Marzo 2005
Radioattività

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- La gestione dei dati
- La gestione dei dati è ancora più importante dell’efficacia dei controlli: se ho dei dati e non so gestirli è inutile fare i controlli. Questo è l’aspetto che più spaventa gli amministratori pubblici: il rischio che sentono è di assumersi responsabilità al buio, e c’è da comprenderli, eppure con poche regole diventa facile.
- 1° regola: Non basta trovare un radioisotopo per allarmarsi:
- Nel mare sono disciolti e rilevabili tutti gli elementi chimici naturali stabili e radioattivi; è disciolto anche l’oro ma a nessuno viene in mente di specularci, è troppo poco. Sono presenti anche gli isotopi radioattivi da test o da Chernobyl, quindi trovare il Torio o il Plutonio di per sé significa ben poco.
- 2° regola: I limiti e l’origine.
- Per i radionuclidi artificiali la tendenza è di avere limiti più vicini possibili a zero, ma comunque misurabili, senza ipocrisie: c’è poco da inventare, esistono limiti per matrici ambientali ed alimentari riconosciuti nelle norme europee, ad esempio 80 Bq/kg di Plutonio nei pesci. Quindi se il Plutonio è dentro questi limiti non è automaticamente un problema di danni, lo dirà il radio-protezionista valutando i dati disponibili qui e altrove, ma se sono solo 2 Bq/kg diventa solo un argomento di studio, non del Sindaco. L’origine poi è la cosa più facile che mi possono dire, basta una comparazione con gli altri dati disponibili.
- 3° regola: La trasparenza dei dati.
- Lo prescrive il D.L. 230/95 e lo dice il buon senso, la popolazione deve essere informata preventivamente, in condizioni di normalità ed in condizioni di incidente; la legge 241/90 e l’art. 328 del Codice Penale rendono l’omissione sanzionabile penalmente. Basta un monitor (con i dati fino al giorno prima quelli veri, non le medie) nelle piazze antistanti i Comuni in un raggio di 20 chilometri, come stanno già facendo a Porto Torres per la centrale. Si ha paura di ciò che non si conosce (secondo l’APAT).
- 4° regola: Il superamento dei limiti.
- Ricevendo un dato bisogna farsi dire se il limite è superato. Se vogliamo dei controlli efficaci e credibili dobbiamo anche avere il concetto chiaro che i dati rilevati entro i limiti accettati sono di normalità, possiamo volerli bassi ma se diciamo zero dobbiamo sapere che è un’utopia o una presa in giro.
- 5° regola: Il livello di allarme.
- Già oggi chi ha responsabilità avrà avuto la curiosità di sapere dove suona l’allarme rosso della rete attuale, chi lo sente e soprattutto cosa succede il momento dopo: di norma esiste un livello di preallarme che se perdura o si innalza fa scattare l’allarme. Nel caso c’è solo da seguire il Piano di Emergenza, che è di gestione molto più semplice di quanto si pensi: lo vedremo nella prossima puntata. Le conclusioni per il futuro Sindaco? Si preoccupi di far informare preventivamente la popolazione, si preoccupi di portare su monitor pubblico i dati, si preoccupi che esista un serio Piano di emergenza, non si preoccupi dell’attuazione del Piano (che evita i danni): in tal caso verrebbe superato da altre competenze.
- (9 – continua)
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a cura di Gian Carlo Fastame