
“È veramente difficile andare avanti!”. Angelo e Franca, 63 anni lui, 61 lei, dipendenti dello Stato in pensione, non sono per niente ottimisti. Il mutuo della casa ancora da pagare, un appartamento affittato quest’anno ai turisti solo per venti giorni ad agosto, la rata della macchina, una figlia all’università e il ragazzo che quest’anno finirà le superiori. “Alla fine del mese ci si arriva a stento, e per bollette ed imprevisti attingiamo dal conticino in banca, ridotto ormai ai minimi termini. Quest’anno ci si è messo anche il freddo: più gasolio che, oltretutto, è anche più caro”. La loro, fino a qualche anno fa, era considerata la famiglia media maddalenina, doppio reddito, introito turistico, una vita senza grandi lussi ma tranquilla e dignitosa, e con qualche soddisfazione. Peggio sta Giulio, 38 anni, dipendente privato, una bambina di cinque anni, che dopo il normale lavoro “s’ammazza” in altri lavoretti (per pagare l’affitto e le rate). La moglie, quando la chiamano, fa pulizie nelle case. “Ma adesso mi chiamano meno, molto meno“ afferma rammaricata, “le pulizie se le fanno da soli, per risparmiare”. Santa, 77 anni, pensionata Inps, alla fine del mese proprio non ci arriva. “Una piccola mano me la da mia figlia, e qualche volta la Caritas”. Alla fine di questo lungo, rigidissimo inverno, La Maddalena appare più come un paese in ginocchio piuttosto che la tranquilla cittadina operaia ed impiegatizia di alcuni alcuni e ancormeno una ridente località turistica. Il fatto infatti è che qui, oltre ai ridotti introiti turistici, quantomeno di quest’ultima estate, sta venendo meno la struttura portante che ha sempre caratterizzato e retto l’economia maddalenina: lo stipendio fisso. Il lavoro e il doppio lavoro che ha consentito a molti maddalenini di realizzare e che ha sempre sostenuto i consumi, cioè le attività commerciali ed artigianali. Lo Stato, praticamente, non assume più, il Comune, l’Ospedale, gli americani ed altri enti lo fanno col contagocce.

Severino Gala
I privati, in tempi di crisi, più che assumere licenziano. È il cane che si morde la coda, un circolo che un tempo era virtuoso e che ormai è diventato vizioso. Guardiamoci intorno – afferma un consulente - quante attività commerciali stanno chiudendo, alcune anche appena aperte, quante gestioni e gestioni di gestioni ci sono. Una volta i giovani entravano in Arsenale e prendevano buoni stipendi, e poi la sera “arrotondavano”. Era tutto denaro che circolava. Oggi, per trovare lavoro devono emigrare. Oppure molti si buttano in attività imprenditoriali, spesso senza valutare il passo che fanno e soprattutto il mercato. Oggi ci sono attività che reggono ancora perché, paradossalmente, c’è lo stipendio della moglie o del marito … Oppure perché c’è la pensione di papà. Quante persone hanno impiegato la liquidazione (buonuscita) e i risparmi di una vita per aprire un’attività ai figli? Si stenta molto, e poi, basta chiedere alle banche, le sofferenze ...”. Secondo Severino Gala, titolare della nota macelleria di Moneta e presidente del Consorzio Operatori Turistici di La Maddalena “abbiamo a livello nazionale una situazione pessima e di riflesso ne paga anche La Maddalena. Io, per quanto riguarda la mia attività, non posso lamentarmi” afferma Gala, “in generale però c’è sofferenza a livello economico in diversi settori. Con uno ma anche con due stipendi si fatica ad arrivare alla fine del mese. Allora una famiglia deve tagliare sugli acquisti. Gli stipendi sono fermi da diversi anni e il costo della vita è aumentato”. Per Marco Mascagni, titolare con la famiglia di un negozio di calzature ed abbigliamento “non si tratta solo del freddo di questo periodo. Il fatto è che non ci sono soldi. Noi, per quanto ci riguarda, abbiamo dimezzato gli ordini rispetto allo scorso anno. La crisi non è solo maddalenina, è nazionale, e temo che si protrarrà per qualche anno. Non ci sono soldi – ripete Marco Mascagni - e quindi, se le famiglie non ne hanno non li possono neanche spendere”.

Pier Paolo Conti
Dello stesso tenore è la dichiarazione di Michela, dalla cartoleria Pagani: “La stagione sta andando malissimo. Non c’è stato movimento dalla scorsa estate, neanche per Natale, poco per il carnevale. C’è un problema di freddo che limita la circolazione delle persone e di denaro che ne circola meno. C’è anche un altro problema”, aggiunge Michela, “quello della grande distribuzione dei centri commerciali di Olbia che assorbe parte delle disponibilità dei maddalenini ”. Lina, del bar La Bomboniera, sostiene che “la gente ha paura di entrare anche a prendersi un caffè. I soldi non bastano. Prezzo alti? Da quando c’è l’euro il caffè costa sempre 80 centesimi, il cappuccino 1 euro e 10. Più o meno il nostro giro lo teniamo, ma ad esempio anche per le colazioni la gente viene meno, non è più come una volta”. Anche per Pier Paolo Conti, tabaccheria ed edicola in via Garibaldi, “la situazione è un po’ critica. Con l’ euro i prezzi sono lievitati e la gente ha difficoltà. Abbiamo un calo di vendita sia per quanto riguarda i tabacchi che per quanto riguarda gli altri articoli, anche sui giornali. Tempo fa abbiamo fatto un sondaggio. Capita che un giornale sia letto anche da 20 persone!”. Ma la dichiarazione forse più preoccupante arriva da Renato Benatti, titolare di un panificio e di diverse panetterie. “I maddalenini acquistano molto meno pane di prima, non solo per un problema di dieta ma anche di moneta. Fino a qualche tempo fa il pane del giorno prima si buttava, ora invece si ricicla. L’euro ha portato un aumento del costo della vita, anche se il pane non ha subito variazioni di prezzo. L’estate? È stata pessima. Io ho fatturato il 40% in meno”.