Anno VI - N° 121 del 15 Marzo 2005 - pag. n° 5
15 Marzo 2005
Inter club

Gerardo Cozzolino
Il mondo sportivo maddalenino non è composto solo dagli atleti che scendono nei diversi campi di gioco, o dai tifosi che si accomodano nelle tribune delle strutture sportive maddalenine per tifare le squadre isolane. Numerosi sono anche gli appassionati di calcio che si riuniscono in club, per seguire le proprie squadre del cuore. Dal 1997 è presente a La Maddalena, per esempio, un Inter Club, dedicato al presidente della grande Inter degli anni Sessanta, Angelo Moratti. Con il vicepresidente Gerardo Cozzolino, ne tracciamo un breve profilo. “L’idea venne al sottoscritto – comincia Cozzolino – e ad alcuni amici; sentimmo il bisogno di creare un club nerazzurro, che riunisse tutti gli interisti, che sono tanti, della nostra città. All’epoca fummo anche favoriti dalla trasmissione delle partite via satellite; per molti fu l’occasione di vedere tutte le partite della propria squadra, ricreando un po’ il clima dello stadio. Quindi il club è nato sotto buoni auspici e con un ottimo numero di iscritti, divenendo in breve uno dei più importanti a livello regionale. Dopo la presidenza di Mario Ceciarini, da alcuni anni presidente è Assunta Atzeni De Roberto, a testimonianza di come il calcio sia una passione non solo maschile. Il direttivo è composto da Franco Pisano e Paolo Loi, con Dario Chelo tesoriere e Giovanni Chelo segretario. Attualmente gli iscritti sono un’ottantina. Ovviamente, con il diffondersi degli apparecchi satellitari, è un po’ diminuito il numero di coloro che seguono la partita al club, ma siamo sempre numerosi, anche perché assistere ad una partita in compagnia è un divertimento molto maggiore. Durante l’anno poi, gli Inter club della Sardegna effettuano due riunioni a livello regionale e da quando il Cagliari è in Serie A, in occasione di Cagliari – Inter, si svolge una festa, con la partecipazione dei club sardi e della dirigenza nerazzurra. In questi anni abbiamo organizzato anche numerose trasferte”. Considerazioni finali sulla passione per una squadra (e il sottoscritto ne sa qualcosa…), che da lungo tempo non riesce a vincere. “Come sai, la passione non passa mai” riprende Cozzolino. “Malgrado le nuove sconfitte e le ricorrenti delusioni delle ultime stagioni, noi interisti siamo abituati a soffrire. Anche nel nostro club non c’è mai stato disamore; malgrado le difficoltà logistiche e la mancanza di una sede stabile e spaziosa, in tutti questi anni il numero degli iscritti è sostanzialmente stabile. Per il futuro dobbiamo essere fiduciosi”.
Gian Luca Moro
15 Marzo 2005
Alleniamo. com: scuola calcio

Giovanni Deleuchi
L’Alleniamo.com, la formazione maddalenina guidata da Sergio Di Fraia, è una delle realtà più interessanti del mondo sportivo isolano e da quest’anno presenta anche una propria scuola calcio, riservata ai ragazzi fino ai dodici anni, il cui responsabile è Massimiliano Ciocca. Con Giovanni Deleuchi, della segreteria della società, parliamo dell’organizzazione del settore giovanile e delle difficoltà logistiche e strutturali, situazione purtroppo sempre da tener presente nel mondo isolano. “Per l’Alleniamo.com – inizia Deleuchi – è una grande soddisfazione ed un piacere gestire una scuola calcio. Attualmente i ragazzi sono una quarantina, divisi in piccoli amici, pulcini ed esordienti. Ci occupiamo quindi delle fasce di età minori, ma abbiamo allenatori di esperienza come Tonino Vitiello, Luciano Uselli e Nino Salmeri, senza dimenticare Fabrizio Murgia, l’allenatore dei grandi, che spesso segue anche i ragazzi. Il nostro obiettivo è comunque far divertire i giovani, una filosofia che accompagna la nostra società a tutti i livelli, anche quelli maggiori. Credo che gli ottimi risultati vengano proprio dalla capacità di divertirsi. È importante che i ragazzi amino il pallone, si divertano a stare insieme e a fare amicizia. Sarà il tempo poi a dire quali potranno proseguire la carriera a livelli superiori; quelli che hanno maggiori qualità usciranno fuori sicuramente. Vorrei poi sottolineare anche un altro aspetto: seguire i ragazzi è un grande piacere anche per gli adulti. Molti di noi seguono i bambini e li accompagnano nelle trasferte che fanno nei campionati locali; anche per noi è un modo per socializzare. Inoltre, da parte nostra, c’è molta soddisfazione a vedere ragazzi che si divertono dietro un pallone, senza altri obiettivi che quello di giocare”. Un accenno ai problemi delle strutture sportive maddalenine. “Queste sono le dolenti note – prosegue Deleuchi. Viviamo in una realtà ricca di discipline sportive e di ragazzi che praticano sport, con medie superiori alle realtà più vicine. Pensate solo che a La Maddalena praticano calcio circa duecento ragazzini, eppure la situazione delle strutture è assolutamente deficitaria. Noi ci alleniamo al campo comunale, dividendo il terreno con la squadra maggiore, a Murticciola e a Barabò, ma sono sempre soluzioni di ripiego. Anni fa sembravamo vicini al sogno della cittadella sportiva, poi non se n’è fatto niente. Penso che sia necessario mettere mano al problema e risolverlo una volta per tutte. I giovani sono il futuro della nostra società ed è necessario investire su di essi”.
Gian Luca Moro
15 Marzo 2005
Il minerale fu usato in Arsenale
Cancro da amianto
Non solo per le radiazioni, peraltro ancora tutte da accertare, ci si può ammalare nell’Isola. Sembra, infatti, che la responsabilità di alcuni tipi di cancro, a La Maddalena, si possa attribuire anche all’amianto o asbesto, altro nome di questo minerale, usato in grandi quantità nell’Arsenale Militare della Maddalena, fino a pochi anni fa. È il dato emerso il 20 gennaio scorso, durante l’indagine conoscitiva sulla situazione ambientale dell’Arcipelago, a cui erano presenti, oltre al direttore generale della ASL di Olbia, anche il dottor Antonio Saba, direttore del Servizio Igiene Pubblica della stessa ASL. Una possibilità messa in luce proprio da Saba, davanti alla Commissione Territorio, Ambiente e Beni Ambientali del Senato, che dichiarava “per quanto riguarda le patologie legate all’esposizione alle fibre di asbesto, si potrebbe supporre che esse possano essere correlate alla presenza di tali fibre nell’Arsenale Militare della Maddalena”. Qualcuno, fra i dipendenti dell’Arsenale, ricorda, in effetti, la morte di qualche compagno di lavoro, avvenuta in età giovanile. L’esposizione alla polvere di amianto, infatti, può provocare malattie a carico dell’apparato respiratorio, non ultimo il tumore al polmone che, prima di manifestarsi, può impiegare anche degli anni. Nel 2003, secondo i dati dell’Asl, i casi di tumore a La Maddalena, sono stati 78, quattordici a carico dell’apparato respiratorio, mentre tra il novantaquattro e il novantasette, su 283 malati, il tumore al polmone ha colpito 24 maddalenini. Ed in effetti, di amianto, nell’Arsenale Militare, ce n’era in grande quantità, almeno sino a dieci, dodici anni fa. Quando ancora non se ne conosceva la pericolosità, erano diverse le tonnellate ammassate anche nell’ampio cortile della struttura, quasi a portata di tutti, come ricorda qualcuno dei vecchi operai, oppure nel Dsg, il magazzino dove si faceva richiesta del materiale necessario alle varie officine. Un contatto che, ovviamente, non teneva conto della caratteristica negativa di questo minerale della famiglia dei silicati che, dividendosi in fibre, arriva facilmente alle vie respiratorie e si frantuma in migliaia di particelle. Amianto non solo in polvere, ma anche grigio e bianco, lastre intere, materassi, come si dice in gergo, impiegato su motori, tubi e quant’altro, era di largo uso nella struttura arsenalizia, soprattutto in alcuni settori. Il tipo di operazioni che si svolgevano su mastodontiche navi militari metteva, soprattutto calderai e coibentatori, a contatto con strutture e parti di imbarcazioni che raggiungevano temperature elevatissime e che, perciò, richiedevano l’uso dell’amianto, per essere isolate: tubi di scarico, caldaie. L’utilizzo dell’amianto è continuato per moltissimi anni, finché, tra il 1993 ed il 1994, è stato considerato nocivo per la salute, e una ditta esterna ha portato tutto l’amianto rimasto nell’Arsenale maddalenino, a Cagliari. In quegli anni, anche il sindacato dei lavoratori dell’Arsenale si è interessato dello smaltimento di questo minerale, premendo sulla direzione per il ritiro della sostanza.
Amianto: un killer pericoloso
È un minerale con varie applicazioni in campo industriale ed edilizio ed ha un costo molto basso. Può essere in polvere o compatto. Il suo primo utilizzo in Italia, risale alla seconda metà degli anni cinquanta, ma era stato già usato per la prima volta nella metropolitana di Parigi, nel 1903, quando, dopo un incendio, il materiale infiammabile presente nella struttura, fu sostituito proprio con la fibra dell’amianto. È soprattutto l’amianto in polvere, a costituire un problema. La sua pericolosità consiste, infatti, nella capacità che i materiali di amianto hanno di rilasciare migliaia di fibre che, a loro volta, si possono suddividere in parti minime, che si possono facilmente disperdere nell’ambiente circostante per effetto di qualsiasi tipo di sollecitazione meccanica, eolica, da stress termico, dilavamento di acqua piovana. L’amianto è talmente friabile che basta, addirittura, la semplice manipolazione, per trasformarlo in polvere. L'esposizione a fibre di amianto è associata a malattie dell'apparato respiratorio come l’asbestosi e il carcinoma polmonare e, a carico delle membrane sierose, principalmente la pleura. Il tumore può colpire (non necessariamente però) dopo molti anni dall'esposizione. Si va dai dieci ai quindici anni per l'asbestosi ad anche venti, quaranta per il carcinoma polmonare ed il mesotelioma. La legislazione inizia a dichiarare pericoloso l’amianto a partire dal 1982, in attuazione di una norma Cee del 1976. Poi, nel 1986, viene ristretta l’immissione sul mercato di uno dei suoi sei composti, il crocidolide.
A.D.
Sull’amianto si veda Il Vento n. 115-116-117 (Eternit e Tumori, di Monica Culiolo)
Alessandra Deleuchi