Il Vento
Il Vento
PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA.
direttore: Tommaso Panu
Redazione: Sandro Serreri, Claudio Ronchi.
Grafica: Mario Terrazzoni.
Anno VI - N° 121 del 15 Marzo 2005 - pag. n° 6

15 Marzo 2005
Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
Centenario dalla nascita di don Silvestro Zonza

don Silvestro Zonza

Il 28 gennaio scorso sono ricorsi i cento anni dalla nascita (28 gennaio 1905) del sacerdote maddalenino don Silvestro Zonza. Nacque in via Tola, figlio di Antonio, nocchiero di prima classe e Maria Albano. Primo di quattro figli (gli altri erano Matteo, Lina, Giuseppe), frequentò le scuole Elementari all’Istituto San Vincenzo (da poco aperto) e a 12 anni entrò in seminario a Castelsardo (poi a Tempio), compagno di corso di Salvatore Capula. Vescovo di Ampurias e Tempio (così allora si chiamava la diocesi) era il francescano Giovanni Maria Sanna il quale volle portarlo con sé quando venne trasferito a Gravina di Puglia (provincia di Bari). Era il 1922 e Silvestro, seminarista diciasettenne, lasciò per sempre la Sardegna dove farà ritorno per sporadiche e brevi visite a La Maddalena. Il 30 marzo 1929 Silvestro Zonza fu ordinato sacerdote nella cappella dell’episcopio di Gravina e qualche giorno dopo a La Maddalena, nella chiesa di Santa Maria Maddalena gremita di parenti e concittadini celebrò la prima Messa. Parroco dell’epoca era il canonico Antonio Vico, lo stesso che lo aveva battezzato 24 anni prima. Rientrato a Gravina don Silvestro Zonza assunse ufficialmente la carica (che di fatto esercitava da qualche anno) di segretario del vescovo mons. Giovanni Maria Sanna e tre anni dopo fu nominato canonico della cattedrale di Irsinia. In quegli anni oltre all’incarico istituzionale si occupò di opere caritative e dell’Azione Cattolica. Con le dimissioni per anzianità del vescovo Sanna (1953) cessò anche la carica di segretario di don Zonza (durata oltre trent’anni) il quale chiese ed ottenne la cura della zona pastorale di Dolcecanto, una zona rurale in rapida espansione in conseguenza della riforma agraria varata dal governo. A quasi cinquant’anni, e dopo una vita “di Curia”, don Zonza con estremo fervore ed insospettato spirito pionieristico si immerse nell’opera di evangelizzazione dei coloni, seguendo con impegno giovani, famiglie ed anziani, costruendovi una chiesa e realizzando opere parrocchiali ed importanti opere sociali. Nominato vicario economo della istituita parrocchia, nel 1960 ne divenne parroco. Nel 1969 mons. Salvatore Isgrò, già vescovo di Tempio e Ampurias, all’epoca vescovo di Gravina di Puglia, lo insignì del titolo di Monsignore, in riconoscimento di ben 57 anni di impegno e servizio nella diocesi. Don Silvestro Zonza morì il 3 giugno 1986, all’età di 81 anni, dopo un breve periodo di infermità.
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15 Marzo 2005
Il piano di emergenza
a cura di Gian Carlo Fastame
Esistono in Italia 12 porti autorizzati ad ospitare navi a propulsione nucleare: secondo legge per questi porti sono stati predisposti i relativi Piani di Emergenza in caso di incidente, secretati chissà perché dalla Marina Militare Italiana e dal Ministero degli Interni tramite i Prefetti. Il porto più frequentato è la base di S. Stefano. Se noi non conosciamo il Piano di Emergenza dobbiamo chiederlo al Prefetto o al Sindaco. Ad oggi conosciamo i Piani di Gaeta (perché un Consigliere comunale lo ha letto in sede di Consiglio Comunale ed il Sindaco lo ha poi distribuito ai Consiglieri), di Taranto (perché il Prefetto ha accolto la richiesta di migliaia di firme del movimento Peacelink) e di La Spezia (perché qualcuno della Marina Militare ha trasmesso per errore in Comune la copia militare segreta e due minuti dopo si è ritrovata pubblicata in internet). Questi tre piani hanno molte caratteristiche comuni, quindi è ipotizzabile che anche il nostro possa essere simile. Una caratteristica di fondo è l’assenza di indicazioni certe e l’assenza di attribuzione dei compiti. Bene ha fatto il Sindaco di Palau a dire pubblicamente ed in Senato che “se dovesse verificarsi anche uno solo ed il più semplice degli incidenti descritti credo che con molte difficoltà saremmo nella condizione di attuare quel piano”. Ma è così difficile predisporre un Piano facilmente applicabile? No, è anzi certo che un Piano di Emergenza redatto ed applicato secondo le norme dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica IAEA, accolte da tutte le nazioni nucleari, dagli USA alla Lituania, garantisce che la popolazione coinvolta non riceva alcun danno: so bene che normalmente si pensa esattamente il contrario, si pensa che sia difficile sfuggire alla Chernobyl del mare; allora iniziamo da qui. Il massimo incidente in un reattore nucleare non è un’esplosione nucleare con fungo (non c’è sufficiente massa critica) ma è che si perda il controllo della reazione, che la temperatura salga a tal punto da far fondere reattore e contenitore e che il materiale radioattivo si diffonda nell’ambiente. Trascuriamo che le barre di controllo che spengono la reazione non cadano automaticamente come previsto, facciamo finta che avvenga come a Chernobyl: qui nel 1986 si stava conducendo un test di incremento di produzione di energia oltre i limiti di progetto e per questo motivo i blocchi di sicurezza erano stati esclusi. I rapporti internazionali conclusivi indicano che, nonostante gli strumenti indicassero per ore la situazione di emergenza, l’eccesso di vodka non consentì le manovre correttive e si arrivò alla fusione del nocciolo che durò circa dieci giorni. La prima cosa che impariamo è quindi che l’emergenza ha una durata lunga, nasce con preavviso e potrebbe essere controllata (come in effetti avvenne senza danni a Three Miles Island ): sì, ma se avviene? Basta fare come previsto dalla U.S. Navy nei porti di casa: lo vediamo nella prossima puntata.
(10 – continua)
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15 Marzo 2005
1° incontro dei cattolici impegnati
Cristiani: testimonianza ed impegno

don I. Carassino

Un momento del convegno

Oltre cento persone, quasi a riempire completamente la sala conferenze dell’Istituto San Vincenzo, hanno partecipato al primo incontro dei cattolici impegnati della parrocchia di Santa Maria Maddalena, incontro fortemente voluto dal parroco don Domenico Degortes ed organizzato da Candido Rivieccio. Il ritiro è stato tenuto da don Ignazio Carassino, predicatore di Ittiri, sacerdote da 46 anni, già più volte parroco nel Logudoro, insegnate. Don Carassino ha ricordato quanto sia grandissima, oggi, la responsabilità dei cristiani, e come questi debbano impegnarsi sia nella fede e nella testimonianza, sia nel sociale e nella politica. L’approfondimento dell’incontro però, anche in vista della Pasqua, è stato il tema della festa ‘la Domenica’, della quale si è domandato se oggi sia “preludio dell’eterno o copertura di un vuoto”. La Domenica “per il cristiano è il giorno della festa che pone le sue fondamenta nel sabato giudaico. Se per l’ebreo il Sabato è rivivere l’intervento di Dio nella storia, per il cristiano la Domenica, con l’avvento di Cristo, è il giorno in cui viene portato a compimento il disegno di salvezza di Dio”. Altro tema approfondito è stato quello dell’eucaristia come momento comunitario.
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Radio Arcipelago 90.20 Mhz

è sempre più ascoltata a La Maddalena e nella Riviera di Gallura.

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