PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA - LA MADDALENA (SS)
Il Vento
Il Vento
"Il Vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va"(Gv.3,8)
(Supplemento di "Gallura e Anglona", periodico della Diocesi di Tempio-Ampurias: direttore Tomaso Panu)
Anno VI - numero 122 del 1 Aprile 2005

1 Aprile 2005
Ore di trepidazione per il Papa
Caro Papa addio. Con te se ne andrà anche una parte della nostra storia. Mentre chiudiamo il giornale, le ultime notizie che giungono ci dicono che il Papa si sta spegnendo, lentamente, in Vaticano. Il che ci rattrista profondamente e siamo partecipi, col raccoglimento e con la preghiera, come milioni di persone nel mondo, a queste sue ore supreme, alle quali, come cristiano prima ancora che come Papa, Karol Woityla si è preparato, con profonda convinzione, per tutta la sua lunga vita. In queste ore, anche nelle chiese di La Maddalena, si prega per lui. Sono stati molti i maddalenini che in 27 anni di pontificato hanno visto, da vicino, il Papa. Qualcuno gli ha anche parlato. Singolarmente od in gruppo, centinaia e centinaia di isolani lo hanno ascoltato in tante occasioni, spesso partecipando a vari pellegrinaggi organizzati dalle parrocchie, dai gruppi cattolici o dalle associazioni. In molti si sono recati a Roma per il grande Giubileo dell’anno 2000. Giovanni Paolo II, il Papa pellegrino nel mondo, è venuto anche in Sardegna. Esattamente vent’anni fa, nell’ottobre del 1985 visitò Cagliari, si recò ad Iglesias, fece tappa ad Oristano, raggiunse Nuoro e poi Sassari, seguito ed applaudito da migliaia e migliaia di sardi. A Cagliari, al termine della M;essa che celebrò nella basilica di Bonaria, rivolgendosi ai numerosissimi giovani accorsi da tutta l’isola, pronunciò una frase divenuta poi storica come tante altre da lui pronunciate negli anni. “Cari giovani – disse – fate della vostra vita un capolavoro”. Il legame tra la Sardegna ed il Papa è stato certamente rafforzato anche da alcune canonizzazioni e beatificazioni. Sant’Ignazio da Laconi, frate cappuccino, fu da lui canonizzato, mentre beatificò Antonia Mesina (di Orgosolo) e suor Gabriella Sagheddu (di Dorgali). Notizie d’agenzia di queste ultime ore dicono che poco prima di entrare in coma (venerdì 1° aprile) il Papa, nonostante le già gravissime e compromesse condizioni di salute, avrebbe proceduto alla nomina di una ventina di vescovi. E tra questi potrebbe esserci anche il nostro nuovo vescovo di Tempio-Ampurias. Se così fosse (la notizia nel caso sarebbe ufficializzata tra alcuni giorni) Giovanni Paolo II, accomiatandosi, nella sofferenza, dalla vita terrena, per far ritorno nella casa di Dio, avrebbe pensato, da padre, anche a noi. Il che lo renderebbe, agli occhi ed al cuore di tutti noi, suoi figli, che lo abbiamo ammirato, seguito, e che gli abbiamo voluto bene, ancora più grande.
C.R.
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1 Aprile 2005
Meditazione, sulla II Domenica di Pasqua, anno A
a cura di don Sandro Serreri
. Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore”
(Gv 20, 19-20). “Pace a voi!”: con queste parole, semplici e comuni, Gesù saluta i suoi discepoli. E’ questo, il saluto del risorto. Con questo saluto, Gesù fa risentire la sua voce ai discepoli. Sono queste le prime parole dette da Gesù a coloro che, scelti e chiamati, lo avevano seguito. Dopo quelle rivolte a Maria di Magdala - le prime dopo la risurrezione -, Gesù ritorna a parlare ai suoi discepoli, salutandoli: “Pace a voi!”. Pronunciate queste parole, mostra ai discepoli le mani e il costato: le mani forate dai chiodi della crocifissione, il costato trafitto da un colpo di lancia. Sono i segni, che lui è il crocifisso risorto. Questa ostentazione era necessaria, perché non era sufficiente fare riudire la sua voce. I discepoli ancora non avevano ricevuto lo Spirito, che Gesù avrebbe inviato dopo essersi riseduto alla destra del Padre. Perciò, hanno ancora bisogno di vedere e toccare. Il saluto è solo una presentazione. Per questo, Gesù non esita a mostrare i segni della passione. Gesù risorto non ha dimenticato quanto difficile sia per l’uomo credere al di là dei segni. Gesù, allora, ancora una volta, non trascura di aiutare coloro che vogliono credere, ma che per far questo hanno ancora bisogno di segni da vedere e toccare. Ecco, allora, le mani forate e il costato trafitto ben visibili, ostentati, come a voler dire, significativamente, che il crocifisso morto è risorto, come aveva detto. “E i discepoli gioirono al vedere il Signore”. La voce del Maestro, il saluto rassicurante, i segni della passione e morte in croce inducono i discepoli a gioire. E’ una gioia liberatoria. I discepoli “per timore dei Giudei” stavano a porte chiuse nella attesa della risurrezione del loro Maestro, pervasi dal dubbio. La visita di Gesù dissipa il timore e il dubbio. Per questo, gioiscono. La gioia prende il posto della paura. I discepoli si ritrovano con il loro Maestro, che dopo averli salutati, mostra loro i segni della sua passione. Ed essi guardano, osservano, toccano e gioiscono. “Abbiamo visto il Signore!”. I discepoli, dunque, non mostrano sentimenti di dolore per quanto è accaduto al loro Maestro e Signore, ma solo una grande gioia. Forse, ci si aspettava che, rivedendolo, i discepoli, prostrati per terra, domandassero perdono per l’abbandono e il tradimento. Ed invece, nulla di tutto questo, ma solo gioia. Ed è così che doveva essere, perché Gesù risorto non suscita rimorsi di coscienza, tristezza per ciò che è stato, ma porta solo gioia. E’ giusto che sia stato così, ieri per i discepoli, oggi per noi, se vogliamo essere, come loro, veri testimoni del Risorto. Dopo la risurrezione, non c’è più spazio per il dolore, anche se restano, ben visibili ed ostentati, i segni del dolore, della passione, della croce. Anche noi, come i primi discepoli, dobbiamo gioire, perché il Signore Gesù è risorto: è risorto per la nostra salvezza. La morte si è fatta da parte e ha lasciato il posto alla vita. Al dolore è sopraggiunta la gioia. E’ questo il senso della risurrezione di Gesù: lasciare alle spalle dolore e morte, perché trionfi la vita e la gioia. Se anche noi non ci sforziamo spiritualmente di vivere la nostra fede secondo quanto ci ha donato il Risorto, questa sarà vana.
Archivio Rubrica: Meditazioni
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1 Aprile 2005
Ancora incertezze sul futuro
Arsenale, tempo scaduto

L'ingresso dell'Arsenale

È scaduto il 31 marzo scorso il tempo che l'Agenzia Industrie Difesa si era presa, alla fine dello scorso anno, per esaminare i progetti presentati da società specializzate in merito al rilancio produttivo della Arsenale Militare di Moneta. Secondo alcune fonti, nel corso del mese di aprile potrebbero prendere il via le operazioni. D'altra parte è ormai dall'ottobre del 2001 che l'Agenzia, che ha tra i propri compiti quello pilotare il nostro stabilimento arsenalizio verso un futuro di riqualificazione industriale, è attenta a vagliare offerte per una ripresa delle attività produttive ed il termine per esaminare le offerte è scaduto appunto tre mesi fa. Il gruppo economico GIEE -Sviluppo Sardegna - è certamente in posizione di vantaggio. Nessuna notizia ufficiale, beninteso, ma qualche giorno fa il direttore generale della società Jean Marie Barbero ed il vicedirettore Walter Di Magli, hanno effettuato una visita nello stabilimento accompagnati dal direttore Roberto Aramu. Il gruppo di interesse economico europeo, in effetti è quello che ha depositato il proprio progetto per la riconversione della Arsenale nei tempi richiesti, corredando il tutto con la documentazione necessaria. E appare pertanto logico che sia quella avviata a rilevare lo stabilimento per portare avanti il progetto che, come si ricorderà, prevede la realizzazione di megayacht da 40-45 metri. Sembra tra l’altro che sarebbero già pronti diversi contratti con committenti internazionali per la realizzazione in tempi molto ristretti dei primi megayacht. Mentre si incomincerebbe ad avviare già dai prossimi mesi uno studio parallelo per la realizzazione di una scuola di formazione delle maestranze attualmente presenti (circa 160 addetti) per promuovere la riconversione specializzata e il futuro inserimento nella struttura operativa.
Franco Nardini
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