“. Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore” (Gv 20, 19-20).
“Pace a voi!”: con queste parole, semplici e comuni, Gesù saluta i suoi discepoli. E’ questo, il saluto del risorto. Con questo saluto, Gesù fa risentire la sua voce ai discepoli. Sono queste le prime parole dette da Gesù a coloro che, scelti e chiamati, lo avevano seguito. Dopo quelle rivolte a Maria di Magdala - le prime dopo la risurrezione -, Gesù ritorna a parlare ai suoi discepoli, salutandoli: “Pace a voi!”. Pronunciate queste parole, mostra ai discepoli le mani e il costato: le mani forate dai chiodi della crocifissione, il costato trafitto da un colpo di lancia. Sono i segni, che lui è il crocifisso risorto. Questa ostentazione era necessaria, perché non era sufficiente fare riudire la sua voce. I discepoli ancora non avevano ricevuto lo Spirito, che Gesù avrebbe inviato dopo essersi riseduto alla destra del Padre. Perciò, hanno ancora bisogno di vedere e toccare. Il saluto è solo una presentazione. Per questo, Gesù non esita a mostrare i segni della passione. Gesù risorto non ha dimenticato quanto difficile sia per l’uomo credere al di là dei segni. Gesù, allora, ancora una volta, non trascura di aiutare coloro che vogliono credere, ma che per far questo hanno ancora bisogno di segni da vedere e toccare. Ecco, allora, le mani forate e il costato trafitto ben visibili, ostentati, come a voler dire, significativamente, che il crocifisso morto è risorto, come aveva detto. “E i discepoli gioirono al vedere il Signore”. La voce del Maestro, il saluto rassicurante, i segni della passione e morte in croce inducono i discepoli a gioire. E’ una gioia liberatoria. I discepoli “per timore dei Giudei” stavano a porte chiuse nella attesa della risurrezione del loro Maestro, pervasi dal dubbio. La visita di Gesù dissipa il timore e il dubbio. Per questo, gioiscono. La gioia prende il posto della paura. I discepoli si ritrovano con il loro Maestro, che dopo averli salutati, mostra loro i segni della sua passione. Ed essi guardano, osservano, toccano e gioiscono. “Abbiamo visto il Signore!”. I discepoli, dunque, non mostrano sentimenti di dolore per quanto è accaduto al loro Maestro e Signore, ma solo una grande gioia. Forse, ci si aspettava che, rivedendolo, i discepoli, prostrati per terra, domandassero perdono per l’abbandono e il tradimento. Ed invece, nulla di tutto questo, ma solo gioia. Ed è così che doveva essere, perché Gesù risorto non suscita rimorsi di coscienza, tristezza per ciò che è stato, ma porta solo gioia. E’ giusto che sia stato così, ieri per i discepoli, oggi per noi, se vogliamo essere, come loro, veri testimoni del Risorto. Dopo la risurrezione, non c’è più spazio per il dolore, anche se restano, ben visibili ed ostentati, i segni del dolore, della passione, della croce. Anche noi, come i primi discepoli, dobbiamo gioire, perché il Signore Gesù è risorto: è risorto per la nostra salvezza. La morte si è fatta da parte e ha lasciato il posto alla vita. Al dolore è sopraggiunta la gioia. E’ questo il senso della risurrezione di Gesù: lasciare alle spalle dolore e morte, perché trionfi la vita e la gioia. Se anche noi non ci sforziamo spiritualmente di vivere la nostra fede secondo quanto ci ha donato il Risorto, questa sarà vana.