Anno VI - N° 122 del 1 Aprile 2005 - pag. n° 8
Radio Arcipelago 90,20 Mhz
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Programmi Giornalieri *
| Ufficio delle Letture |
ore 07.30 |
| Lodi mattutine |
ore 08.40 |
| Rassegna Stampa |
ore 09.40 |
| Rassegna Stampa |
ore 11.20 |
| Rassegna Stampa |
ore 12.30 |
| Notiziario |
ore 17.15 |
| Santa Messa |
ore 18.00 |
| Notiziario |
ore 19.05 |
| Notiziario |
ore 20.15 |
* Il sabato e la domenica il Notiziario e la Rassegna Stampa non vengono
trasmesssi.
Programmi Settimanali *
| Lunedì |
10.30 |
Microfono Aperto |
| Lunedì |
12.05 |
Informazione previdenziale |
| Lunedì |
15.30 |
Reporter |
| Lunedì |
17.00 |
Qui Palau |
| Lunedì |
19.40 |
Lunedì Sport |
| Martedì |
10.30 |
Invito alla Musica |
| Martedì |
11.00 |
Qui Palau |
| Martedì |
15.00 |
Lunedì Sport |
| Martedì |
15.30 |
Reporter |
| Martedì |
17.00 |
Sulla Gallura e sull'Anglona |
| Mercoledì |
10.30 |
Rassegna Stampa Maddalenina |
| Mercoledì |
12.05 |
Sulla Gallura e sull'Anglona |
| Mercoledì |
15.15 |
Qui Palau |
| Mercoledì |
15.30 |
Rassegna Stampa Maddalenina |
| Mercoledì |
18.40 |
Catechesi per adulti |
| Giovedì |
10.30 |
Storia Isolana |
| Giovedì |
15.30 |
Storia Isolana |
| Giovedì |
16.30 |
Rassegna stampa cattolica |
| Venerdì |
10.30 |
Rassegna stampa cattolica |
| Venerdì |
17.00 |
Informazione previdenziale |
| Venerdì |
19.40 |
Anteprima Sport |
| Sabato |
09.45 |
Anteprima Sport |
| Sabato |
10.15 |
Linea Musica |
| Sabato |
11.30 |
Microfono Aperto |
| Sabato |
16.00 |
Linea Musica |
| Sabato |
17.15 |
Microfono Aperto |
| Sabato |
19.05 |
Storia Isolana |
| Sabato |
19.45 |
Invito alla Musica |
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1 Aprile 2005
Radioattività (11° - continua)
a cura di Gian Carlo Fastame
Il piano di emergenza
Facciamo finta che un sottomarino nucleare ormeggiato a S. Stefano abbia il peggior incidente possibile, la fusione del nocciolo: poi spiegheremo perché l’evento è improbabile, ma il Piano di Emergenza si deve basare sull’ipotesi peggiore. Dopo Chernobyl nel 1986 tutti i Paesi industrializzati sia europei che nord-americani, in ogni emisfero, dall’Australia alla Lituania, hanno riesaminato ed hanno diffuso pubblicamente i Piani di Emergenza nucleare. L’esperienza di Chernobyl ha anche lasciato insegnamenti preziosi, vediamoli. La fusione non avviene improvvisamente, ha un preannuncio di ore, dura giorni, non è esplosiva. Dobbiamo immaginare una piuma lunga una ventina di chilometri che parte dal sottomarino nella direzione del vento: vista dall’alto la piuma ha la figura di un buco di serratura, tende a diffondersi circolarmente ed il vento la orienta. Tutto quello che sta sotto è esposto alle radiazioni. Se si rispettano alcune semplici regole, che vedremo subito, nessuno della popolazione riceverà danni. I più esposti sono i neonati, i bambini, i minori, le donne in attesa: se si attua la Iodio Profilassi (che vedremo a seguire in un capitolo specifico) non si avrà alcun danno. Queste pesanti affermazioni, in contrasto col nostro immaginario, derivano dai rapporti internazionali ormai acclarati sugli incidenti nucleari e dalle contromisure universalmente concordate, principalmente derivanti dall’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica IAEA, a cui aderiscono 196 nazioni, Italia compresa. L’Italia è l’unica nazione in Europa che non ha reso pubblici i Piani di Emergenza: per questo è stata deferita per infrazione delle direttive comunitarie, quindi sarà costretta a farlo: ma gli attuali Piani lasciano perplessi. Ma allora che fare? Se volessimo seguire un qualunque Piano di un porto nucleare U.S Navy, leggibilissimo in internet, od un qualunque Piano di un Paese europeo, scopriremo che le semplici regole sono: ripararsi al chiuso, subito; seguire le disposizioni via radio e Tv; praticare la Iodio Profilassi, subito; evacuare solo se ordinato, altrimenti stare al riparo per i primi due giorni. Proviamo a spiegare le motivazioni. All’inizio la colonna che sale dalla fusione del nocciolo sparge nell’aria vicina radionuclidi volatili, poi dopo qualche ora la radioattività si spanderà intorno,soprattutto ancora in aria: in questa fase soprattutto non dobbiamo inalare radioattività ed il confinamento al chiuso ci protegge, mentre un tentativo di fuga ci esporrebbe alle radiazioni, sia esterne per irraggiamento del corpo che interne per inalazione. Poi, nei due giorni successivi, la diffusione uniforme dei radionuclidi nell’aria ci fa perdere questo vantaggio e la misura della radioattività all’esterno ed al suolo determinerà se evacuare o meno.
11 – continua
1 Aprile 2005
Vie di Ieri e di Oggi
a cura di Giovanna Sotgiu
via Cavour
Non si sa quando sia stata intestata questa via: lo stesso Giuseppe Volpe, autore, come si ricorderà, della più grande operazione toponomastica operata alla fine dell’Ottocento, affermava esser l’intesta-zione già in uso senza sapere precisare da quando. Via Cavour collega via Ilva, piazza Zebù, con via Castelfidardo. Ha mantenuto, fortunatamente, la sua principale caratteristica: le case a monte sfilano lungo tutta la prima parte della via, in discreta salita, con i loro piazzaletti orientati prevalentemente a ponente, mentre, superata la parte alta, la via cambia aspetto: le porte si affacciano con due o più gradini sul percorso in leggera discesa che precipita nella parte finale sulla via sottostante. Tranne qualche eccesso di decorazione, le facciate hanno conservato caratteri sobri, ringhiere di ghisa o ferro e anche le ricostruzioni più recenti hanno avuto il merito di adeguarsi a queste caratteristiche senza stravolgerle: così quella più vicina a via Ilva, dove abitava la famiglia Ferracciolo, ha mantenuto un piccolo giardino protetto da alti muri mentre la facciata si adorna di belle buganvillee. Lo scorcio della via dalla piazza della chiesa è piacevole: peccato che macchine sistemate in eterna doppia fila nella piazzetta Zebù spesso lo nascondano. Fu lastricata nel 1906. Sintomatico il dibattito in consiglio comunale nel quale l’assessore ai lavori pubblici aveva presentato un progetto con “lastre non lavorate a fino” in modo da poter spendere le somme così risparmiate anche per sistemare alcuni vicoli adiacenti; il consigliere Mamberti aveva chiesto, invece, che il lavoro fosse eseguito bene alla subbia mezzana asserendo che non era conveniente fare un lavoro con la prospettiva di riprenderlo più tardi perché ciò avrebbe comportato una doppia spesa: il consiglio acconsentì alla richiesta.