
Alle 4 del pomeriggio di mercoledì 6 aprile, in piazza della Città Leonina, ho iniziato il mio pellegrinaggio verso la pur vicinissima Basilica di S. Pietro in Vaticano, per rendere omaggio alla salma del Papa Giovanni Paolo II, morto sabato 2 aprile alle ore 21,37. Mentre, molto lentamente, avanzavo per via dei Corridori, ero stretto, talvolta pigiato, da un mare di uomini e donne di tutte le età, ma soprattutto di giovani. In questo mare umano sentivo una Babele di lingue. Alle 10 della notte, dopo aver percorso via Traspontina, dove la ressa fu particolarmente soffocante, eccomi finalmente in via della Conciliazione. Mi appariva così, maestosa e illuminata, la Basilica. Attorno a me solo tanta pazienza e volti segnati dalla stanchezza. Passo dopo passo, sotto una umidità sempre più pesante, ho raggiunto piazza Pio XII, antistante piazza S. Pietro. Nel frattempo, eravamo entrati nel nuovo giorno: giovedì 7 aprile. Alle 2, quando stavamo per accodarci al serpentone che attraversava la piazza per poi entrare nella Basilica, questa viene chiusa per pulizie e la nostra fila bloccata proprio all’inizio del colonnato. La sosta dura 2 ore e 20. Poi, alle 4,20 la lunga coda di pellegrini, infreddoliti e assonnati, in cammino dalle 4 del pomeriggio del giorno prima, si rimette in marcia. Entriamo così dentro la Basilica vuota. Siamo i primi della nuova marea. Mentre avanziamo, lungo la navata centrale, la salma del Papa, presso l’Altare della Confessione, si avvicina sempre di più. Tutti camminano in silenzio. Giunto davanti al Papa, vestito di rosso porpora, l’emozione è stata così forte che… non sono riuscito a trattenere le lacrime. Messomi in ginocchio, alla destra della salma, ho recitato il S. Rosario e poi mi sono trattenuto per quasi un’ora in preghiera. Ho così chiesto, per intercessione del Papa Giovanni Paolo II, tante grazie. Alle 5 del pomeriggio, ho partecipato alla concelebrazione tenutasi all’Altare della Cattedra, dietro la salma del Papa. Terminata questa S. Messa in suffragio, ho riavuto la possibilità di rivedere per l’ultima volta il cadavere del Santo Padre e, ancora una volta, di trattenermi in preghiera. Il giorno dopo, venerdì 8, ho partecipato ai funerali, in piazza S. Pietro, a poca distanza dalla bara del Papa. E qui ancora tante emozioni e suggestioni indescrivibili. Osservavo… il Libro dei Vangeli aperto sulla bara. Il vento che sfoglia velocemente le sue pagine. Una più forte folata di vento che poi lo chiude. Tutto mi appare come una metafora della storia di Giovanni Paolo II Magno dentro la storia dell’umanità. Una storia vissuta, sfogliata, chiusa. Quando i sediari hanno portato via il Papa e la bara è scomparsa dalla nostra vista, ho salutato il Papa agitando il mio fazzoletto bianco. E’ stato questo il mio ultimo incontro con il Santo Padre, mentre la folla, i giovani, gridavano: “Santo subito!”. Grazie Giovanni Paolo II! Grazie per essere stato il nostro Santo Padre!