PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA - LA MADDALENA (SS)
Il Vento
Il Vento
"Il Vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va"(Gv.3,8)
(Supplemento di "Gallura e Anglona", periodico della Diocesi di Tempio-Ampurias: direttore Tomaso Panu)
Anno VI - numero 123 del 15 Aprile 2005

15 Aprile 2005
" Santo subito! "
Alle 4 del pomeriggio di mercoledì 6 aprile, in piazza della Città Leonina, ho iniziato il mio pellegrinaggio verso la pur vicinissima Basilica di S. Pietro in Vaticano, per rendere omaggio alla salma del Papa Giovanni Paolo II, morto sabato 2 aprile alle ore 21,37. Mentre, molto lentamente, avanzavo per via dei Corridori, ero stretto, talvolta pigiato, da un mare di uomini e donne di tutte le età, ma soprattutto di giovani. In questo mare umano sentivo una Babele di lingue. Alle 10 della notte, dopo aver percorso via Traspontina, dove la ressa fu particolarmente soffocante, eccomi finalmente in via della Conciliazione. Mi appariva così, maestosa e illuminata, la Basilica. Attorno a me solo tanta pazienza e volti segnati dalla stanchezza. Passo dopo passo, sotto una umidità sempre più pesante, ho raggiunto piazza Pio XII, antistante piazza S. Pietro. Nel frattempo, eravamo entrati nel nuovo giorno: giovedì 7 aprile. Alle 2, quando stavamo per accodarci al serpentone che attraversava la piazza per poi entrare nella Basilica, questa viene chiusa per pulizie e la nostra fila bloccata proprio all’inizio del colonnato. La sosta dura 2 ore e 20. Poi, alle 4,20 la lunga coda di pellegrini, infreddoliti e assonnati, in cammino dalle 4 del pomeriggio del giorno prima, si rimette in marcia. Entriamo così dentro la Basilica vuota. Siamo i primi della nuova marea. Mentre avanziamo, lungo la navata centrale, la salma del Papa, presso l’Altare della Confessione, si avvicina sempre di più. Tutti camminano in silenzio. Giunto davanti al Papa, vestito di rosso porpora, l’emozione è stata così forte che… non sono riuscito a trattenere le lacrime. Messomi in ginocchio, alla destra della salma, ho recitato il S. Rosario e poi mi sono trattenuto per quasi un’ora in preghiera. Ho così chiesto, per intercessione del Papa Giovanni Paolo II, tante grazie. Alle 5 del pomeriggio, ho partecipato alla concelebrazione tenutasi all’Altare della Cattedra, dietro la salma del Papa. Terminata questa S. Messa in suffragio, ho riavuto la possibilità di rivedere per l’ultima volta il cadavere del Santo Padre e, ancora una volta, di trattenermi in preghiera. Il giorno dopo, venerdì 8, ho partecipato ai funerali, in piazza S. Pietro, a poca distanza dalla bara del Papa. E qui ancora tante emozioni e suggestioni indescrivibili. Osservavo… il Libro dei Vangeli aperto sulla bara. Il vento che sfoglia velocemente le sue pagine. Una più forte folata di vento che poi lo chiude. Tutto mi appare come una metafora della storia di Giovanni Paolo II Magno dentro la storia dell’umanità. Una storia vissuta, sfogliata, chiusa. Quando i sediari hanno portato via il Papa e la bara è scomparsa dalla nostra vista, ho salutato il Papa agitando il mio fazzoletto bianco. E’ stato questo il mio ultimo incontro con il Santo Padre, mentre la folla, i giovani, gridavano: “Santo subito!”. Grazie Giovanni Paolo II! Grazie per essere stato il nostro Santo Padre!
don Sandro Serreri
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15 Aprile 2005
Meditazione, sulla IV domenica di Pasqua Anno A
a cura di don Sandro Serreri
“Chi non entra nel recenti delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante” (Gv 10, 1).
Le severe parole di Gesù rivolte a “chi non entra nel recinto delle pecore per la porta” ci parla del tentativo, ieri come oggi, di entrare “nel recinto delle pecore”, nella grande comunità dei cristiani credenti, non “per la porta”, ma “da un’altra parte”. Gesù di se stesso dice: “Io sono la porta delle pecore” (v. 7b). Per entrare “nel recinto delle pecore” vi è una sola porta: Gesù Cristo. Non vi sono altre porte laterali o secondarie. “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo” (v. 9b). Oggi, molto più di ieri, tanti vorrebbero entrare, ma non “attraverso” la “porta”-Gesù. Entrare “atraverso” questa “porta” vuol dire, soprattutto, ascoltare “la sua voce”, che corrisponde a mettere in pratica i suoi insegnamenti. Si tratta di seguirlo. La voce di Gesù, spesso, ci rimprovera; i suoi insegnamenti non corrispondono al nostro comune sentire, privato e pubblico, riguardo le questioni veramente importanti della nostra vita: morale sessuale, familiare, professionale, economica, politica. “Non si entra nel recinto delle pecore”e non se ne acquisiscono tutti i diritti solo perché il nostro nome è scritto nel registro dei battesimi o perché, qualche volta, per far tacere la nostra coscienza, ci rechiamo in una chiesa o partecipiamo, stancamente e distratti, ad una Messa. Si vorrebbe entrare “da un’altra parte”: dalla parte dove non ci sono doveri, ma solo diritti; dove tutto deve essere concesso in forza di un male inteso senso di libertà; dove si ascolta piacevolmente la voce di Gesù, ma solo fin quando non ci ricorda le nostre colpe e peccati; dove essere cristiani significa, semplicemente, dire qualche preghiera in forma privata. Ma c’è una sola porta: Gesù Cristo. Ed entrare attraverso questa porta è impegnativo. Si richiede, per questo, disponibilità ad ascoltare “la sua voce” e a seguirlo. Ascolto e sequela che devono esprimersi in parole, gesti, comportamenti, scelte conformi al messaggio evangelico. Non possiamo dirci veramente cristiani, se poi, di fatto, la nostra vita quotidiana si muove come se Gesù Cristo non avesse mai parlato, insegnato, alle coscienze e volontà di ieri, di oggi e di sempre. Perciò, non si entra “da un’altra parte”, e se si riesce ad entrare, si è come “un ladro e un brigante” o, peggio, “un estraneo”. Quanti estranei dentro il “recinto delle pecore”! Sforziamoci di entrare “per la porta”: Gesù Cristo, e saremo salvi e avremo la vita “in abbondanza”.
Archivio Rubrica: Meditazioni
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15 Aprile 2005
Commozione e partecipazione dei maddalenini
Giovanni Paolo II è morto il 2 aprile alle ore 21,37. A darne l’annuncio, in piazza San Pietro, è stato mons. Leonardo Sandri, sostituto alla segreteria di Stato. La commozione, diffusasi rapidamente in tutto il mondo, ha coinvolto anche i maddalenini. In molti, fin dall’indomani mattina, hanno visitato le chiese, peraltro già frequentate nei giorni precedenti, durante l’agonia del Papa, per recitare una preghiera, accendere un lumino, portare dei fiori. Non meno di ottanta isolani, delle tre parrocchie cittadine, hanno poi deciso, in poche ore, la partenza per Roma, per rendere omaggio al pontefice defunto, tra questi don Degortes e don Serreri. Giovedì 7 aprile, nella chiesa di S. Maria Maddalena, i tre parroci cittadini, don Domenico Degortes, don Andrea Domanski e don Paolo Di Domenico, hanno presieduto una veglia di preghiera (organizzata dal diacono don Roberto Aversano), alla presenza di un nutrito numero di fedeli raccolti e commossi. Venerdì mattina, 8 aprile, giorno dei solenni funerali, molti negozi hanno osservato due ore di chiusura, e migliaia di maddalenini hanno seguito in tv le esequie funebri, tenutesi in piazza San Pietro. Nel pomeriggio di venerdì 9 aprile sono state celebrate messe di suffragio nella chiesa di Due Strade, in quella militare, a Moneta e a S.Maria Maddalena. Anche Radio Arcipelago, che per alcuni giorni ha trasmesso solo musica classica, ha seguito con particolare attenzione il triste avvenimento. Con un lungo e seguito “speciale” domenica 3 aprile, nel corso delle Rassegne Stampa e dei Notiziari dei giorni successivi (con una diretta, tra l’altro, con don Serreri, da piazza San Pietro), con la trasmissione, sempre in diretta, della veglia di preghiera del giovedì e della messa funebre del venerdì, celebratasi nella chiesa di S.Maria Maddalena.
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