Il Vento
Il Vento
PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA.
direttore: Tommaso Panu
Redazione: Sandro Serreri, Claudio Ronchi.
Grafica: Mario Terrazzoni.
Anno VI - N° 123 del 15 Aprile 2005 - pag. n° 7

15 Aprile 2005
Bioetica
Cioè che la legge vieta
La nuova legge sulla regolamentazione della fecondazione artificiale è arrivata dopo anni di attesa, con 13 anni di ritardo sulle direttive europee e 10 anni sulle leggi adottate negli altri paesi dell'Unione Europea. In tutto questo periodo si è operato nell'assenza di regole, benché già da alcuni anni il codice Deontologico dei Medici avesse emanato delle norme di comportamento ( stabilendo ad esempio un limite di età per la donna, controlli sui donatori eccetera) ed il Comitato Nazionale di Bioetica avesse emanato delle linee guida e delle raccomandazioni agli operatori della sanità. Si era poi arrivati ad un accordo tra centri che effettuavano la fecondazione artificiale per autoregolamentare le procedure, per creare un albo dei centri ed un registro dei donatori, per accreditare i centri a tutela delle coppie che vi si rivolgono. La legge che è stata da poco approvata riempie un vuoto legislativo che era intollerabile (su queste materie è assurdo che il rispetto delle norme sia garantito dalla libera adesione ad un codice di autoregolamentazione) ed è più restrittiva delle leggi promulgate in altri stati europei. Vediamo in sintesi come regolamenta, aspirandosi alle linee guida europee, questa delicata materia. La fecondazione è affidata a centri accreditati e controllati dal ministero (dovrebbe finire il caos derivante dalla mancanza di normativa a tutela dei pazienti) e viene istituito un albo con la registrazione delle Fivet effettuate. È vietata la produzione di embrioni in soprannumero ed il congelamento degli embrioni (per ogni procedura possono essere prodotti solo tre embrioni che devono essere immediatamente inseriti in utero) a meno di un impedimento grave una volta avvenuta la fecondazione (ad esempio malattia della madre ) e solo fino a risoluzione del problema. È vietata la fecondazione eterologa e la fecondazione al di fuori delle vie cosiddette "regolari" (possono accedere gli sposati o i conviventi se dimostrano che la loro convivenza non è occasionale. È vietata pertanto anche la fecondazione per i single e per le coppie omosessuali. Sono previsti limiti di età. Sono previste pene per i trasgressori.
(1 - continua) Dr. Francesco Pala, Associazione Culturale S. Tomaso D'Aquino - Olbia
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15 Aprile 2005
Terra affascinante
La deriva dei continenti
La deriva dei continenti è una teoria geologica secondo la quale i continenti sarebbero sottoposti ad un movimento di deriva che li farebbe spostare l’uno rispetto all’altro. Tale ipotesi era stata formulata da Bacone sin dal 1620, da qui in poi ci fu un susseguirsi di teorie e di scritti filosofici, ma è solo agli inizi dell’ottocento che le scienze geologiche esplodono facendo passi da gigante e finalmente nel 1915 il geofisico tedesco Alfred Wagener per primo formulò una teoria mobilista pubblicando “La formazione dei continenti e degli oceani”. L’idea scaturì dall’osservazione della complementarietà delle coste atlantiche, in particolare dell’Africa e dell’America meridionale. A sostegno della sua tesi egli mise a confronto dati geologici, paleontologici e climatici esponendo graficamente i risultati in alcuni planisferi. Secondo il geofisico i continenti, 210 milioni di anni fa (Mesozoico), erano uniti in un unico blocco chiamato Pangea circondato da un unico oceano, il Pantalassa. Da questo momento in poi i continenti come zattere galleggianti cominciano il loro lento movimento di deriva spostandosi in direzioni diverse. La Pangea, in seguito a grandi fratture, si sarebbe poi divisa in due grandi blocchi: a nord il continente chiamato Laurasia (America del Nord, Europa, Asia) e a sud Gondwana (America del sud, Africa, India, Australia e Antartide). Tra Laurasia e Gondwana è compreso il golfo della Tetide. La teoria ebbe alcuni importanti sostenitori tra i quali i geologi più illustri dell’epoca ma allo stesso fu accolta con molto scetticismo nel mondo scientifico e perfino accantonata tanto che quando Wagener morì nel 1930 la deriva dei continenti era quasi lettera morta. Solo tra il 1950 e il 1964, un’equipe di geologi e di geofisici oceanografici portò nuove prove alle argomentazioni di Wagener, ed oggi con le misurazioni satellitari si sono accumulate una serie di prove decisive a sostegno della sua teoria. Il nostro Arcipelago nasce proprio dal susseguirsi di questi movimenti, esso costituisce un lembo del basamento cristallino la cui ossatura attraversa con continuità la Sardegna centro settentrionale e la Corsica occidentale tanto che si parla di basamento sardo-corso; la sua strutturazione è da ricondursi all’orogenesi ercinica, il processo che ha provocato in tutta la Sardegna intense deformazioni portando alla formazione delle catene montuose non solo nell’isola ma in tutta Europa.
(1 - continua) Monica Culiolo, geologo
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15 Aprile 2005
Gli americani e noi
Soru: via gli americani
“È giunto il momento che altre realtà nazionali si accollino l’onere legato alla presenza di una base con sommergibili a propulsione nucleare, sia per motivi di sicurezza, sia per sfruttare le opportunità di crescita dell’arcipelago di La Maddalena”. È quanto ha affermato il governatore della Sardegna Renato Soru, il 5 aprile scorso, dinanzi alla XIII Commissione del Senato. Soru ha poi sottolineato che non può infatti non riconoscersi che l’area dell’Arcipelago è sicuramente quella più a rischio di tutta la Sardegna, proprio per il transito di sommergibili nucleari. Non vi è dubbio – ha concluso – che in prospettiva sarebbe opportuno che la base militare venisse dislocata altrove. Non ha dunque modificato la propria posizione il presidente della Regione, posizione espressa anche a La Maddalena, l’autunno scorso, in occasione della sua visita nell’Arcipelago. Per quanto riguarda il presunto inquinamento Soru ha ammesso che “al momento, per quanto è dato sapere e tenendo conto dei dati forniti dagli organismi riconosciti dall’Amministrazione pubblica non sussiste alcun fenomeno di inquinamento di matrice nucleare; del resto, le conclusioni cui era giunto un primo studio curato da Legambiente sono state successivene superate, come ha sottolineato la stessa associazione ambientalista”. In attesa che gli americani possano dislocarsi altrove (Soru al Senato non ha messo alcun limite di tempo) e che nel frattempo a La Maddalena si creino le alternative economiche a questa presenza, lasciano perplessi altre dichiarazioni rilasciate da Soru in merito ai controlli. Per quanto riguarda la rete di monitoraggio, l’Amministrazione regionale la reputa infatti “inadeguata in quanto consta di sole cinque apparecchiature in aria e due sottomarine, le quali presentano caratteristiche del tutto obsolete”. Non solo, ma “quanto al personale incaricato di curare il monitoraggio, risulta che al momento se ne occupa un solo esperto, il cui contratto dovrebbe scadere l’anno prossimo”. Considerato però che la rete di monitoraggio dipende dal Presidio Multizonale di Prevenzione della ASL n.1 di Sassari e visto che le ASL dipendono dalla Regione Sarda, non possiamo far altro, al momento, che sollecitare il governatore Soru a migliorare prima possibile la rete di monitoraggio e a disporre nuove qualificate assunzioni.
C.R.
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15 Aprile 2005
Sostituita con una più piccola
L'Emory Land se ne va
La nave appoggio per sommergibili nucleari americani Emory Land dovrebbe concludere, tra breve, il suo soggiorno nelle acque dell’arcipelago maddalenino, che dura da almeno otto anni, per essere sostituita da una nave più piccola, con meno uomini di equipaggio. Questo sembrerebbe il futuro della presenza americana nella base di Santo Stefano e della Emory Land che, da pochi giorni, ha gettato nuovamente l’ancora nelle acque dell’estuario della Maddalena, dopo aver concluso la sua missione africana. La nave officina dovrebbe essere presto sostituita da una di tonnellaggio inferiore, che imbarcherà un equipaggio ridotto di numero. Si parla di settecento unità in meno, rispetto ai mille e trecento, fra donne e uomini, che lavorano attualmente nella nave officina e quindi di seicento persone in meno che rimarrebbero, alcuni completi di famiglia, a circolare per le strade, consumare nei bar e ristoranti durante i lunghi fine settimana, divertirsi nei pub nelle ore notturne.
Un’economia, quella isolana, che andrebbe quindi in perdita, anche perché, a risentirne in maniera pesante, sarebbe il mercato delle case che molti maddalenini affittano per tutto l’anno a famiglie americane che, dopo un biennio, in genere, partono per altre destinazioni. Un cambiamento che, se dovesse avvenire, coinvolgerebbe una massa notevole di persone, ma che non significherebbe di certo abbandono della base.
Le altre navi americane
È il diciotto luglio del 1972, quando l’incrociatore Springfield, getta l’ancora nelle acque dell’Arcipelago, mentre il due agosto dello stesso anno arriva la Fulton, la prima nave appoggio per sommergibili, della storia americana alla Maddalena. Il sei aprile del 1973 arriverà la Gilmore, che rimarrà fino al 1981, quando sarà sostituita dalla Orion, “nave balia” per il decimo squadrone di sommergibili di attacco. Poi sarà di nuovo la volta della Fulton, nell’85 della Simon Lake nella seconda metà degli anni novanta per arrivare alla Emory Land.
Alessandra Deleuchi
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Invito alla Poesia
Scopo della rubrica è quello di promuovere e valorizzare l’espressione poetica in lingua italiana dei nostri concittadini. Tutti coloro che siano dotati di “una qualche vena poetica” possono inviare una loro composizione, indirizzandola a:

Gianfranco Impagliazzo via Terralugiana 64 07024 La Maddalena (SS)

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