via Zonza

Ha come limiti attuali via Barone Manno (che costeggia la chiesa dal lato di ponente) a via Montebello. Prima si chiamava via della Processione (nome già attestato nel 1853) e copriva il percorso comprendente sia via Zonza che l’ultima parte di via Montebello che sfocia in via Vittorio Emanuele, allora chiamata via Grande. E’ una delle più vecchie del paese, sulla quale alcune case presentano accessi a raso, altre con alti gradini, una con un bel piazzaletto bordato da ringhiera. Mantiene uno dei locali più caratteristici dell’isola, oggi divenuto ristorante, un tempo adibito a bettola con il classico largo bancone di marmo: passando nella via si sentivano spesso i cori mai chiassosi degli avventori che a sera vi si ritrovavano. Il padrone, il severo zì Antò Riva, non consentiva schiamazzi, né gradiva la presenza di bambini; a me piaceva, sostando nella strada, ascoltare una canzone particolarmente triste, cantata spesso dai vecchi scalpellini, e che narrava di un amante tradito che, malgrado tutto, rimpiangeva il suo amore perduto.La via fu intestata nel 1896 per ricordare un eroe dei primi tempi della nostra storia: il nocchiero della mezza galera il Falco che, per un glorioso combattimento contro i barbareschi nel 1811 al largo di capo Teulada, aveva ricevuto la medaglia d’oro. La motivazione espressa al momento della proposta di intestazione da parte del solito Giuseppe Volpe, ricordava il marinaio che, “veleggiando verso il capo Teulada col regio sciabecco Sant’Efisio, impavido e risoluto di vincere o morire, trionfò dell’orde tunisine prevalenti in numero e ferocia e ne fece orribile massacro. E sia a suo nome intestata la via ora Marina Seconda”. Come si vede Volpe aveva deliberatamente cancellato il vero nome della via della Processione e, forse, confuso il nome dell’imbarcazione sulla quale aveva combattuto Zonza.